Bruno Ravera: la Torre Cardiologica del Ruggi porterà il suo nome

«La scelta di intitolare la Torre Cardiologica dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona a Bruno Ravera è il giusto riconoscimento del fondamentale contributo che Ravera diede per la realizzazione della stessa – dichiara Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Salerno – Tutto iniziò, infatti, nel 1991, quando il reparto di Cardiologia fu trasferito dall’ospedale Giovanni da Procida, dove era stato aperto nel 1976 sotto la guida di Ravera, al Ruggi d’Aragona».

D’Angelo aggiunge: «Condividiamo in pieno la scelta del Direttore generale dell’Azienda ospedaliera Nicola Cantone e, anzi, gli siamo grati non solo per questa sua decisione, ma anche per la sensibilità di interpellare in merito e coinvolgere anche l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri. Il nome di Bruno Ravera è indissolubilmente legato al nostro Ordine, che ha presieduto per 35 anni, e sapere che la Torre Cardiologica porterà il suo nome è per tutti noi motivo di gioia e di orgoglio»

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Salerno: truffa rimborsi 118, interdizione e sequestro beni

La Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito, oggi, un’ordinanza del gip salernitano che applica la misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche o di imprese per 12 mesi e un decreto di sequestro preventivo di oltre 900mila euro nei confronti del legale rappresentante di un’associazione di volontariato che opera in provincia di Salerno nel settore dell’assistenza sanitaria, indagato per truffa continuata aggravata ai danni dell’Asl di Salerno, da cui aveva ricevuto in affidamento il servizio di trasporto emergenza-urgenza 118. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagato, originario di Salerno, avrebbe creato un articolato sistema fraudolento attraverso il quale l’associazione di volontariato, dal 2020 al 2023, aveva richiesto e ottenuto dall’Asl di Salerno il rimborso di costi in realta’ mai sostenuti per l’esecuzione del servizio di trasporto emergenza-urgenza 118, presentando documenti falsi o che attestavano l’acquisto di beni e servizi inesistenti – ad esempio 3.500 interventi ‘a chiamata’ di fatto mai eseguiti, non inerenti il servizio oppure gia’ richiesti e rimborsati da altri distretti sanitari del territorio provinciale. A volte, e’ stato riscontrato anche l’utilizzo di documentazione giustificativa emessa da associazioni e cooperative, formalmente rappresentate da altre persone, ma di fatto gestite dall’indagato, con l’unico scopo di ottenere gli importi massimi rimborsabili. Le indagini eseguite hanno, inoltre, consentito di impedire un presunto tentativo di frode per l’anno 2024 per un importo complessivo pari a oltre 511mila euro

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Con l’ok della Consob Webuild accelera la partita per il controllo di Trevi

La Consob ha dato il via libera definitivo al prospetto informativo dell’offerta pubblica di acquisto (opa) volontaria e totalitaria promossa da Webuild su Trevi. La proposta del big delle grandi opere guidato da Pietro Salini mette sul piatto un corrispettivo interamente in cash di 4,50 euro per azione, per un valore complessivo di circa 295 milioni di euro. La pubblicazione del documento d’offerta è attesa nei prossimi giorni.

L’ops di Icop giudicata non conveniente da Trevi

Il via libera della Consob arriva a due giorni dall’apertura ufficiale dell’offerta pubblica di scambio (ops) concorrente lanciata da Icop, azienda friulana di ingegneria civile e costruzioni specialistiche. L’operazione si inserisce nel confronto sulla governance di Trevi emerso nei giorni scorsi, quando il cda del gruppo di Cesena ha giudicato l’offerta di Icop non conveniente e non congrua dal punto di vista finanziario. Nel proprio parere, il board di Trevi smonta l’impianto industriale dell’ops di Icop sollevando forti dubbi sulla consistenza economica e sulla reale fattibilità delle sinergie operative, commerciali e finanziarie annunciate dall’offerente. Secondo i vertici di Trevi, i benefici indicati da Icop non deriverebbero da un reale valore incrementale portato dalla società friulana, bensì dallo sfruttamento della piattaforma internazionale, della rete clienti e del know-how tecnico già consolidati da Trevi.

I dubbi del cda

Ma è sul fronte finanziario che si concentra la critica più severa del cda. La struttura dell’ops prevede esclusivamente uno scambio azionario (0,133 azioni Icop per ogni titolo Trevi) senza alcuna componente in contante — un’assenza che espone gli azionisti Trevi ai rischi legati all’andamento del titolo Icop e all’esecuzione del piano industriale. Questi ultimi si troverebbero in portafoglio titoli con, storicamente, un flottante ridotto e poca liquidità sul mercato,restando esposti alle incertezze del piano industriale di Icop e al profilo di indebitamento del nuovo aggregato. A questa criticità si aggiunge un ulteriore elemento legato alla disponibilità delle informazioni finanziarie sull’offerente. La decisione degli azionisti deve infatti essere presa sulla base di dati preliminari relativi al primo semestre 2026, non sottoposti a revisione. Le informazioni disponibili su Icop per i primi sei mesi dell’anno si limitano a tre grandezze, dichiarate nella documentazione come “espresse in valori approssimati” e “non comparabili” con il periodo precedente — un aspetto rilevante, perché la relazione semestrale definitiva sarà approvata il 21 settembre 2026, una settimana dopo l’apertura del periodo di adesione all’ops. In altre parole, al momento dell’avvio dell’offerta gli azionisti di Trevi sono chiamati a valutare lo scambio sulla base di una fotografia finanziaria di Icop ancora provvisoria e non revisionata, mentre i dati semestrali definitivi arriveranno solo in seguito. Un disallineamento temporale che pesa proprio nella finestra in cui gli azionisti devono decidere se aderire.

L’ops sarebbe penalizzante anche sul piano dell’assetto proprietario e della governance

Pesano anche le condizioni di efficacia poste da Icop, formulate — secondo gli amministratori di Trevi — nell’interesse esclusivo del compratore e liberamente rinunciabili – un elemento di forte incertezza sul perimetro finale della transazione. A questo si aggiunge lo spettro delle clausole di change of control. Il cambio di controllo potrebbe far scattare l’obbligo di rimborso anticipato di un pacchetto di finanziamenti bancari da 180 milioni di euro in capo a Trevi, un onere che finirebbe per gravare sulla società e, pro quota, sugli stessi azionisti che hanno aderito allo scambio. Anche sul piano dell’assetto proprietario e della governance, lo scenario prospettato da Icop viene giudicato penalizzante. Gli azionisti di Trevi vedrebbero svanire lo status di società a capitale diffuso, scivolando in una posizione di minoranza dentro una galassia controllata di diritto dalla famiglia Petrucco tramite la holding Cifre — il tutto regolato da uno statuto blindato da deroghe sull’opa da consolidamento e dal meccanismo del voto maggiorato. Infine, l’allarme industriale e fiscale: i vertici di Trevi hanno segnalato la totale mancanza di impegni vincolanti da parte di Icop sui livelli occupazionali e sulla tutela delle sedi estere — mercato che genera l’80 per cento dei ricavi del gruppo — oltre all’intenzione di Icop di valutare opzioni strategiche sulla divisione Soilmec. Una separazione di quest’ultima rischierebbe di spezzare la storica integrazione tecnologica di Trevi.

Iannone (Fdi), ‘per adeguamento stadi Arechi e Volpe serve intervento Governo’

“E’ necessario modificare l’accordo di Coesione tra Regione Campania e Governo Nazionale per attingere ai circa 139 milioni di euro che occorrono. Non e’ possibile usare, come fu ipotizzato dalla Regione, il Fesr che, per natura comunitaria dei fondi, configurerebbe l’aiuto di Stato. Utilizzando il Fondo di rotazione che é nazionale ciò diventa possibile, ma bisogna portare nei prossimi giorni al Cipess la delibera che, modificando l’Accordo di Coesione, definanzia opere per destinare i 139 milioni di euro allo stadio Arechi e Volpe di Salerno”. Così, in una nota, il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, sottosegretario di Stato al Mit. “Questa é la verità rispetto a tanta propaganda ed inesattezze affermate per sottacere il ruolo decisivo del Governo Nazionale e gli errori commessi da chi dice di aver fatto tutto e di saper fare tutto. Sto seguendo personalmente la vicenda per chiuderla con la delibera del Cipess presso la presidenza del Consiglio e il Ministero degli Affari Europei nelle prossime settimane”, sottolinea

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Fdi, Sangiuliano coordinatore regionale del partito

Il coordinamento cittadino di Napoli di Fratelli d’Italia esprime “le più vive congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro a Gennaro Sangiuliano per la sua nomina a nuovo coordinatore regionale del partito in Campania”. “La scelta di Gennaro Sangiuliano rappresenta un motivo di grande orgoglio per la nostra comunità – si legge in una nota – parliamo di una figura di altissimo profilo, espressione autentica e autorevole della classe dirigente napoletana, che saprà tradurre la sua profonda esperienza e le sue competenze in una guida forte, solida e lungimirante per l’intera regione.Siamo certi che la sua leadership saprà dare nuovi impulsi collaborativi e un rinnovato entusiasmo alla massa di iscritti, militanti e simpatizzanti che si riconoscono nei valori di Fratelli d’Italia. Al neo-coordinatore regionale assicuriamo sin da ora la massima collaborazione e il pieno sostegno del coordinamento cittadino di Napoli, pronti a lavorare pancia a terra per consolidare il radicamento del partito sul territorio e per offrire ai cittadini campani un’alternativa di governo credibile e vincente”. “Il coordinamento cittadino desidera inoltre rivolgere un sentito ringraziamento al coordinatore regionale uscente per il prezioso e costante lavoro svolto in questi anni alla guida del partito campano, un impegno profuso con dedizione che ha permesso a Fratelli d’Italia di raggiungere traguardi straordinari e di crescere in modo strutturato in tutta la regione – conclude – Con questa nuova guida, Fratelli d’Italia in Campania apre una stagione di ulteriore slancio politico, centralità programmatica e apertura al territorio”.

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Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol

In tutte le cose arriva il momento della verità, e di solito i protagonisti lo sentono sopraggiungere prima degli altri, anche se poi continuano per dovere d’ufficio, perché lo spettacolo deve proseguire o, più semplicemente, perché a forza di raccontarsi di avere ragione finiscono per crederci davvero. È il tema che in queste ore gira nella business community a proposito di Luigi Lovaglio. I pareri divergono sulle cause, ma convergono sugli effetti: l’amministratore delegato di Mps, dopo il colpo di reni con cui era riuscito a restare in sella nonostante l’ostilità di un azionista forte come Francesco Gaetano Caltagirone, davanti all’offerta di Intesa Sanpaolo sembra avere infilato una serie di mosse che più che una strategia difensiva assomiglia a una collezione di autogol.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Francesco Gaetano Caltagirone (foto Imagoeconomica).

La stessa strada che aveva provato a imboccare Nagel

La prima contromossa è stata l’operazione su Banca Generali. Cioè esattamente la strada alla quale aveva pensato Alberto Nagel, l’ad di Mediobanca, quando cercava di reagire all’assalto di Mps, mentre Delfin e Caltagirone marciavano ancora compatti nella stessa direzione. Con una differenza non proprio trascurabile. Nagel si era accorto abbastanza in fretta che sarebbe stato difficile vendere agli azionisti qualcosa che, in buona sostanza, era già loro, e quindi aveva lasciato perdere. Lovaglio invece ha tirato dritto.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Alberto Nagel (Imagoeconomica).

I mercati finanziari hanno però il vizio di conoscere l’aritmetica

La sua proposta prevede una distribuzione straordinaria di 1,208 euro per azione: 30,2 centesimi in contanti e 90,6 centesimi attraverso l’assegnazione di azioni Generali. Solo che quei soldi non arrivano da un benefattore, né spuntano dal cilindro di Rocca Salimbeni. Sono patrimonio di Mps e dunque appartengono già, indirettamente, agli azionisti della banca. Non si crea nuovo valore: si cambia semplicemente tasca a quello che già esiste. E siccome i mercati finanziari, a differenza di certe presentazioni agli investitori, hanno il vizio di conoscere l’aritmetica, quando una società distribuisce una parte del proprio patrimonio ecco allora che il suo valore si riduce in misura corrispondente.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Rocca Salimbeni, sede di Mps (foto Imagoeconomica).

Fin qui sarebbe quasi una partita di giro. Poi arriva il fisco e la partita diventa meno divertente. Come ha spiegato sul Sole 24 Ore il professor Franco Paparella, per una persona fisica residente in Italia l’imposizione del 26 per cento si applicherebbe sia alla componente cash sia a quella distribuita sotto forma di azioni Generali. Il conto stimato è di circa 31,4 centesimi per azione: più dei 30,2 centesimi ricevuti in contanti. Il valore era già dell’azionista, la tassa è nuova di zecca.

La proposta di Lovaglio era a sconto, non a premio come quella di Intesa

A questo punto la differenza tra le due offerte diventa piuttosto semplice. Intesa dice agli azionisti: aderite all’operazione e vi riconosciamo un premio. La controffensiva di Lovaglio suona invece più o meno in questi termini: votatemi e vi restituisco una parte di quello che è già vostro. Non a caso, rispondendo ai rilievi della Consob, la stessa banca senese ha dovuto riconoscere che la sua proposta era a sconto, non a premio come quella di Intesa Sanpaolo.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Luigi Lovaglio (foto Imagoeconomica).

La linea del Piave contro l’avanzata milanese si è parecchio indebolita

Nel frattempo anche il fronte senese, sul quale per settimane si è cercato di costruire una sorta di linea del Piave contro l’avanzata milanese, si è parecchio sgonfiato. Carlo Messina ha promesso di preservare identità, marchio e legame di Mps con Siena. Carlo Cimbri, patron di Unipol, vuole che la banca rimanga a Rocca Salimbeni e diventi capofila di un secondo polo bancario italiano. Il governo ha dichiarato la propria neutralità. E soprattutto hanno parlato gli azionisti: l’aumento di capitale di Intesa è stato approvato con il 96,96 per cento dei voti espressi, con gli investitori istituzionali vicini al 70 per cento dell’assemblea.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Luigi Lovaglio con l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina (foto Imagoeconomica).

Il fondo Norges ha reso pubblico il suo sostegno e l’aritmetica del voto indica l’appoggio anche di altri grandi azionisti, molti dei quali presenti pure nel capitale di Mps, BlackRock compresa. Resta il muro francese di Crédit Agricole, titolare del 29,3 per cento di Banco Bpm, che non ha dato segnali pubblici di aver cambiato posizione sulla difficoltà di giustificare una combinazione Mps-Bpm in termini di creazione di valore.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Il logo di Crédit Agricole (Imagoeconomica).

Poi ci sono le autorizzazioni. E qui il calendario diventa interessante. Lovaglio ha continuato a sostenere che le operazioni difensive di Mps resteranno valide anche qualora l’Opas di Intesa dovesse chiudersi con successo, nonostante quelle mosse non avessero ancora ottenuto i necessari via libera delle autorità di vigilanza. Nel frattempo, però, dall’altra parte della barricata le autorizzazioni cominciano ad arrivare. Il 16 settembre Intesa Sanpaolo ha infatti comunicato di avere ricevuto dall’Ivass l’autorizzazione preventiva all’acquisizione delle partecipazioni qualificate indirette in Assicurazioni Generali, Axa Mps Assicurazioni Vita e Axa Mps Assicurazioni Danni. Un via libera arrivato con una rapidità che restringe ulteriormente lo spazio per trasformare le autorizzazioni in una trincea capace di rallentare l’operazione. Nello stesso comunicato Intesa informa che l’Antitrust ha aperto l’istruttoria sull’offerta, precisando che si tratta di un passaggio «come è prassi e come atteso». Insomma, mentre a Siena si studiano le barricate, a Milano cominciano ad arrivare i timbri.

Per trovare la vera sorpresa bisogna guardare a Trieste

Ma la conseguenza forse più sorprendente della strategia di Lovaglio non si trova né a Siena né a Milano: bisogna guardare a Trieste. Mps intende distribuire circa tre miliardi di euro di azioni Generali, oltre a un miliardo in contanti, mentre prova contemporaneamente a conquistare Banco Bpm e Banca Generali. La partecipazione nel Leone detenuta attraverso Mediobanca scenderebbe così dal 13,32 per cento a circa l’8,8 per cento. Non proprio un dettaglio: significherebbe rinunciare a quella maggioranza relativa che per 70 anni ha rappresentato un ancoraggio del risparmio italiano intorno al gruppo del Leone.

Mps, davanti all’offerta di Intesa Lovaglio ha infilato solo autogol
Il logo di Generali (Imagoeconomica).

Ed è forse il paradosso più vistoso dell’intera vicenda. Per difendere Mps dall’offerta di Intesa, Lovaglio mette sul tavolo una parte consistente delle azioni Generali. Per conquistare Banco Bpm e Banca Generali indebolisce il presidio sul Leone. E per convincere gli azionisti offre loro, almeno in parte, ciò che già possiedono. Con l’aggiunta del conto fiscale.

L’ad continua a spiegare che la guerra non è affatto finita

Mps continua a produrre comunicati per spiegare che le sue operazioni conserveranno validità anche se l’offerta di Intesa andrà a buon fine. Ma più aumentano le spiegazioni, più la vicenda sembra semplificarsi. Da una parte Intesa raccoglie il 96,96 per cento dei voti sull’aumento di capitale, rassicura Siena e comincia a incassare le autorizzazioni. Dall’altra Lovaglio distribuisce patrimonio, combatte su più fronti e continua a spiegare che la guerra non è affatto finita. Può darsi. Del resto i soldati la spuntano proprio quando la battaglia sembra perduta. Il problema, per Lovaglio, è capire quanti siano ancora disposti a darsi da fare per salvarlo.

L’offensiva pubblicitaria di Trump per vincere le elezioni di midterm

Tre Super PAC legati a Donald Trump (Safety and Affordability, ‘No Going Back Pac, MAGA Inc.) hanno prenotato negli ultimi 10 giorni spazi pubblicitari per 138 milioni di dollari per sostenere candidati repubblicani che corrono alle elezioni di midterm. Lo riporta il New York Times.

L’offensiva pubblicitaria di Trump per vincere le elezioni di midterm
Donald Trump (Ansa).

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Quanto hanno speso nel dettaglio i tre Super PAC

I Super PAC (Super Political Action Committee) sono comitati indipendenti di spesa politica negli Stati Uniti che possono raccogliere e spendere somme illimitate di denaro da parte di aziende, sindacati, associazioni e singoli donatori per sostenere o osteggiare i candidati alle elezioni. Safety and Affordability, che appare concentrato sui candidati alla Camera, ha acquistato spazi pubblicitari per 27 milioni. Ma a fare la parte del leone per il momento è No Going Back Pac, creato il primo settembre, che ha già speso oltre 95 milioni di dollari. Questo comitato è strettamente legato all’attuale apparato politico di Trump: condivide infatti tesoriere, indirizzo e numero di telefono con MAGA Inc., il principale super Pac di Trump, che invece ha speso “solo” 9 milioni in spazi pubblicitari.

Università e campagna elettorale, la sfida del gap formativo nell’era dell’IA

La prossima campagna elettorale riaccenderà inevitabilmente i riflettori sul futuro dell’università e dell’istruzione superiore. Un dibattito che per anni si è trascinato tra promesse di maggiori finanziamenti, contrapposizioni ideologiche e discussioni sulla governance degli atenei, ma che ora urge affrontare in maniera profonda. Il contesto, tra transizione digitale e intelligenza artificiale che permea sempre più settori, impone infatti al sistema universitario una revisione sostanziale, perché i ritardi nella formazione rischiano di trasformarsi in un problema di competitività per l’intero Paese.

Italia in ritardo rispetto all’Europa

In Italia, infatti, secondo i dati del report Percorsi digitali della popolazione italiana: evoluzione, sfide e obiettivi europei dell’Istat, solo il 45,9 per cento della popolazione possiede competenze digitali di base – percentuale che scende a 36,1 nel Mezzogiorno a fronte del 51,3% del Nord. Numeri che collocano il nostro Paese al 22° posto in Europa (dove la media è di 55,5 per cento), con una distanza di oltre sei punti percentuali dalla Germania, 14 punti dalla Francia e ben 20 punti dalla Spagna. Sul fronte delle risorse, secondo l’ultimo Education at a Glance dell’Ocse, l’Italia destina all’istruzione, dalla primaria all’università, il 3,9 per cento del Pil, contro il 4,7 della media dei Paesi Ocse. Sul fronte del lavoro, il divario si traduce già in una carenza di competenze che rischia di frenare la capacità delle imprese di affrontare la trasformazione tecnologica. Una quota significativa di aziende italiane fatica infatti a trovare personale con la preparazione necessaria, e la carenza di figure preparate rappresenta uno degli ostacoli principali all’adozione, per esempio, dell’intelligenza artificiale. Il problema è quindi anche quello di un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che, secondo le stime di Unioncamere e Anpal, arriva a costare all’economia italiana circa il 2,5 per cento del Pil ogni anno. Un quadro che rende non più rinviabile un intervento sul sistema universitario, chiamato a rispondere a trasformazioni ormai strutturali. Tre, in particolare, le questioni da affrontare.

La sfida per un’università più accessibile…

Il primo nodo riguarda l’accesso all’istruzione superiore. L’università continua a essere costruita soprattutto intorno al modello dello studente che, terminata la scuola secondaria di secondo grado, si dedica agli studi e segue un percorso lineare fino alla laurea. Ma la platea reale è molto più ampia: studenti lavoratori, adulti che devono aggiornare le proprie competenze, persone che vivono nelle aree interne e non possono permettersi i costi ormai proibitivi degli alloggi nelle città. In questo scenario, la formazione digitale può diventare uno strumento di accesso agli studi anche per quella fascia di popolazione che altrimenti non avrebbe possibilità di frequentare l’università. Un percorso complementare a quello degli atenei tradizionali, non soltanto per superare le distanze territoriali, ma anche perché offre una risposta concreta alle esigenze ormai cambiate di chi desidera proseguire il proprio percorso di studi.

…che vada oltre la platea dei giovani usciti dalle scuole

Il secondo fronte è quello della formazione permanente. L’inverno demografico ridurrà progressivamente il numero di giovani in ingresso all’università, mentre una quota crescente della popolazione dovrà aggiornare le proprie competenze nel corso della vita lavorativa. L’università dovrà quindi rivolgersi sempre meno soltanto a chi ha 19 anni e sempre più anche agli adulti. Servono percorsi flessibili e compatibili con il lavoro, sostenuti a livello governativo da strumenti come voucher individuali, crediti formativi e incentivi alle imprese sperimentati in Paesi come Corea del Sud, Germania e Spagna.

Il nodo della valutazione

C’è infine il tema della didattica. L’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione un modello di valutazione basato soprattutto sulla verifica delle conoscenze. Secondo la Global Survey 2026 del Digital education council, soltanto il 28 per cento degli studenti ritiene che la maggior parte degli esami universitari misuri adeguatamente le competenze richieste dal lavoro nell’era dell’IA. Il problema non è necessariamente abolire l’esame tradizionale, ma chiedersi cosa debba misurare. Ragionamento, capacità di risolvere problemi, pensiero critico, verifica delle informazioni e capacità di utilizzare consapevolmente gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero diventare più importanti della semplice memorizzazione.

Un ripensamento per formare i lavoratori del domani

La sfida della prossima legislatura, dunque, non sarà soltanto decidere quanto investire nell’università, ma ripensare a chi deve servire e quale funzione debba svolgere. In un Paese destinato ad avere meno giovani, più lavoratori anziani e un mercato del lavoro trasformato dalla transizione digitale, il vero rischio è non riuscire a formare abbastanza persone con le competenze che serviranno nel prossimo futuro.

Violenza sessuale su turista minore, arrestato a Scafati custode scavi Pompei

Nella mattinata odierna, a Scafati, i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare della in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura della Repubblica, hanno proceduto all‘arresto di un custode del Parco Archeologico di Pompei, gravemente indiziato in ordine al reato di violenza sessuale aggravata, commesso nella mattinata del 16 agosto 2026 in Pompei, all’interno del Parco Archeologico, ai danni di uno studente minorenne, di anni diciassette, visitatore del suddetto parco Archeologico. L’attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta tempestivamente dai militari del Posto Fisso Carabinieri Scavi, è scaturita dalla denuncia-querela presentata dalla giovane vittima immediatamente dopo il fatto criminoso.

 

Nello specifico, l’indagato avrebbe adescato il ragazzo lasciandogli credere di essere una guida turistica degli Scavi, inganno reso possibile grazie alla divisa indossata dal prevenuto, in qualità di custode del Parco Archeologico, il che gli avrebbe consentito di al giovane turista la visita di una delle domus normalmente chiuse al pubblico, attirando cosi il suo interesse.

All’interno della domus, l’uomo avrebbe afferrato la vittima, e baciandola, nonostante il fermo dissenso e i tentativi di difesa del ragazzo, costringendolo con violenza a subire ripetuti atti sessuali. La ricostruzione dei fatti fornita dalla persona offesa, oltre ad essere stata ritenuta chiara, dettagliata e pienamente coerente, ha trovato preciso riscontro nell’analisi delle immagini dei circuiti di videosorveglianza interni al parco Archeologico di Pompei, che hanno permesso di pervenire al riconoscimento dell’autore del reato da parte della vittima, consentendo, pertanto, di acquisire gravi indizi di colpevolezza a suo carico tali da legittimare l’adozione della misura cautelare eseguita. La misura cautelare si è resa necessaria per l’estrema gravità della condotta dell’indagato, la particolare sociale del medesimo e il concreto rischio di reiterazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede.

Al termine delle formalità di rito, l’indagato è stato associato alla casa circondariale di Vallo della Lucania (SA). Il presente procedimento pende nella fase delle indagini preliminari, avverso la misura cautelare emessa è possibile proporre impugnazione al Tribunale del riesame e l’arrestato, in applicazione del principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza, non potrà essere ritenuto colpevole sino alla sentenza definitiva di condanna.

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Fonderie Pisano, depositate le integrazioni per l’Aia

Le Fonderie Pisano hanno depositato le integrazioni richieste per ottenere la riattivazione dell’Autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento di Fratte, attualmente fermo. La società sollecita ora la Regione Campania ad accelerare la conclusione del procedimento.

 

La documentazione, presentata questa mattina, integra il progetto di riconversione green dell’impianto sulla base delle prescrizioni formulate durante la Conferenza dei servizi del 26 agosto e del pronunciamento del Consiglio di Stato del 18 maggio.

Secondo quanto riferito dall’azienda, le modifiche predisposte consentirebbero di superare le criticità relative alle Bat, le migliori tecniche disponibili, e di rispettare i limiti emissivi richiesti. La proprietà sostiene che i valori imposti siano più restrittivi rispetto a quelli applicati ad altre fonderie italiane.

All’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro è stato inoltre trasmesso uno studio di Assofond sulla presenza, in Italia, di stabilimenti siderurgici situati in prossimità dei centri abitati. Per la società, il documento dimostrerebbe la possibilità di conciliare tutela ambientale, occupazione e qualità della vita attraverso il rispetto delle prescrizioni.

Il piano per la ripartenza

Il progetto di decarbonizzazione prevede che la fase di fusione venga effettuata esclusivamente mediante forni elettrici a induzione. I due cubilotti alimentati a carbone, precisa la proprietà, sono già stati resi non operativi.

La ripartenza iniziale avverrebbe attraverso il forno elettrico già presente e autorizzato nello stabilimento, insieme a un ulteriore potenziamento dell’impianto di aspirazione. Questa configurazione garantirebbe una capacità produttiva pari a circa il 13% di quella precedente.

La produzione ridotta permetterebbe comunque ai dipendenti di tornare al lavoro a rotazione, in attesa della costruzione e dell’entrata in funzione degli altri due forni elettrici previsti. Il fattore tempo viene indicato come decisivo anche per i 120 lavoratori, che alla fine di ottobre rischierebbero di restare senza sostegni aziendali e di essere collocati in mobilità.

Pisano: «Tre mesi di fermo sono un’eternità»

«Per sospendere l’attività dello stabilimento sono stati sufficienti circa due mesi, mentre per la riapertura i tempi sono già molto più lunghi», afferma Ciro Pisano, amministratore delegato della Pisano & C. Spa.

L’azienda ricorda di aver presentato il progetto integrativo il 22 giugno: «Sono trascorsi circa tre mesi senza poter riprendere l’attività né ricevere un quadro definitivo delle prescrizioni. Il mercato e i clienti non aspettano, i costi continuano a maturare e le competenze professionali rischiano di disperdersi».

Da qui l’appello alla Regione affinché si pronunci rapidamente sull’Aia: «Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia».

Il caso della centralina Arpac

La proprietà esprime infine preoccupazione per la rimozione della centralina mobile Arpac installata da oltre dieci anni in via dei Greci, attraverso la quale i cittadini potevano consultare online i dati sulla qualità dell’aria.

Secondo l’interpretazione fornita dall’azienda, le concentrazioni medie di PM10 e PM2,5 rilevate dopo la chiusura dello stabilimento sarebbero superiori a quelle registrate negli stessi mesi del 2025, quando la fonderia era operativa.

«Non comprendiamo le ragioni della rimozione – conclude Pisano –. La trasparenza e la possibilità per i cittadini di conoscere quotidianamente i dati ambientali devono essere rafforzate». L’azienda chiede quindi che la centralina venga reinstallata e che il monitoraggio dell’aria a Fratte prosegua.

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Sangiuliano propone, via calamite e kebab dai centri storici.

«I centri storici dei comuni della Campania sono stati violentati dall’apertura numericamente spropositata e oscura di orrendi negozi che vendono calamite e kebab. Si tratta di attività che offendono le nostre identità e le tradizioni dell’artigianato e del commercio locale frutto di esperienze secolari. La proposta di legge regionale che abbiamo presentato oggi mira a impedire l’aperura di tali esercizi nei centri storici della Campania», lo dichiara il capo dell’Opposizione in Regione Campania, Gennaro Sangiuliano, che insieme ai capigruppo del centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna ha illustrato i termini della proposta intitolata “Misure per la tutela dell’identità dei centri storici e delle tradizioni dell’artigianato e del commercio locale”. Un testo che agli articoli 4 e 5 fa espresso riferimento al divieto di vendita di calamite e di kebab. Presenti anche i consiglieri Roberto Celano, Lea Romano, Susy Panico e Mimì Minella.
«L’identità e il patrimonio storico sono anche e soprattutto nei luoghi, nelle città, nei borghi e nei centri storici, negli edifici e nelle piazze, le pietre parlano e raccontano la storia di una comunità», scrivono gli esponenti del centrodestra. «In questo senso, la tutela dei centri storici della nostra regione costituisce la salvaguardia di un bene comune cui è legata la nostra radice collettiva, la memoria delle comunità. La tutela di questo bene si concretizza spesso nella salvaguardia del contesto storico di una strada, di una piazza, di un centro, di edifici caratterizzanti, nel coordinamento dei piani colore. La tutela dei nostri centri storici affonda le radici nell’art. 9 della Costituzione, nel Codice dei Beni Culturali e soprattutto nell’azione dei comuni che dovrebbero disciplinare gli ambiti con i piani urbanistici comunali e i vincoli paesaggistici mirati (D.Lgs. 42/2004), che dovrebbero regolare l’apertura di nuove attività commerciali. Il centro storico è un bene paesaggistico a valenza culturale, dove convergono una pluralità di interessi meritevoli di tutela, la giurisprudenza è giunta a definire la categoria dei «beni culturali urbanistici»

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Il governo abolisce il bollo, ma non per tutte le auto: le cose da sapere

Ne aveva parlato Antonio Tajani e alla fine è arrivata: in Consiglio dei ministri è approdata l’abolizione del bollo auto, almeno per quelle di piccola e media potenza, in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani. La misura, che verrà applicata «ai versamenti della tassa automobilistica il cui termine ordinario di pagamento cade nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2027», riguarderà il 70 per cento di tutte le automobili e tutti i motocicli, per un totale di circa 14 milioni e mezzo di veicoli. Ogni cittadino avrà diritto a una sola agevolazione. «Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», ha commentato Giorgia Meloni. La misura comporterà un minor gettito per 2,29 miliardi.

Ex Ilva, l’indotto sospende i licenziamenti fino alla sentenza della Cassazione

Aigi e Aepi intendono sospendere i 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto almeno fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso presentato dai commissari straordinari contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo. L’udienza sul ricorso è stata fissata per il 20 ottobre, decisione che ha portato governo e sindacati a riaggiornare il tavolo.

I sindacati: «Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo»

«Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell’indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione», ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi, ovvero l’associazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva. Mino Dinoi, presidente della Confederazione Aepi (sindacato datoriale per imprese, professioni e terzo settore) ha detto: «Ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che la situazione è difficile».

La data dell’udienza è stata resa nota durante l’incontro a Palazzo Chigi

La notizia dell’udienza fissata per il 20 ottobre è arrivata durante l’incontro sindacati-governo a Palazzo Chigi. Di conseguenza, il governo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare il tavolo. Il decreto legge con le misure a tutela dei lavoratori – che il governo avrebbe approvato oggi nel Consiglio dei ministri – sarà discusso «quando il quadro generale sarà più chiaro», hanno spiegato fonti dell’esecutivo.

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa

«Sulla Vigilanza Rai, oggi ho comunicato che sono scaduti i termini. Tuttavia ho dato altri 6-7 giorni fino a martedì. Mercoledì provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti, partendo dal dato apicale e scendendo per i rami». Lo ha detto Ignazio La Russa, al termine della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. «Se per caso si dimettessero anche quelli e se nel frattempo gli altri gruppi mi daranno i nomi, la commissione può funzionare fino a nuova fase. Può funzionare lo stesso», ha aggiunto il presidente del Senato: «Adesso non sono rimasti in carica perché si sono dimessi tutti. Invece se poi rimane in carica una parte, si va avanti ovviamente se c’è il numero legale».

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa
Francesco Boccia (Imagoeconomica).

La replica delle opposizioni a La Russa

Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, ha dichiarato che le opposizioni non accetterebbero i nomi eventualmente indicati da La Russa: «Quello che ci preoccupa di più è il tentativo di forzatura sulle nomine legate alla commissione di Vigilanza Rai. È vero che sono scaduti i termini, ma è bene che restino scaduti perché, come abbiamo detto nella conferenza dei capigruppo, quelle dimissioni in blocco dell’opposizione sono arrivate perché la maggioranza per due anni ha preso in ostaggio la commissione non consentendole di operare». Boccia ha poi inviato il ministro Giancarlo Giorgetti a «smettere di tenere in ostaggio il Media Freedom Act forse per paura di non continuare a lottizzare a Rai, come ha fatto in compagnia di Palazzo Chigi in questi tre anni».

Commissione Vigilanza Rai, ultimatum di La Russa
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Le dimissioni in blocco del 2 luglio

La commissione parlamentare bicamerale è stata azzerata il 2 luglio. Nella stessa giornata erano arrivate prima le dimissioni della presidente Barbara Floridia, che aveva denunciato un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa», e di tutti i membri dell’opposizione. A stretto giro era poi arrivato il passo indietro dei rappresentanti delle forze di governo, ma con motivazioni opposte: deputati e senatori della maggioranza avevano infatti parlato di una commissione di Vigilanza Rai «occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra». Successivamente, le opposizioni avevano annunciato il rifiuto di indicare i nuovi componenti, così come invece esplicitamente richiesto con una lettera da La Russa e Lorenzo Fontana, presidenti di Senato e Camera, inviata rispettivamente ai capigruppo di Palazzo Madama e Montecitorio.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno

Tira aria pesante in Regione Lombardia. Non stupisce, certo. Ma le fibrillazioni tra alleati si sono fatte più intense. Il nodo del contendere è sempre lui: Guido Bertolaso, assessore al Welfare, legatissimo ad Attilio Fontana e mai digerito da Fratelli d’Italia. Da questa estate tiene banco lo scontro sul piano nomine presentato da Bertolaso: sostituire al Niguarda il pensionando Alberto Zoli, che ha già presentato le dimissioni, con il numero uno della Direzione regionale Welfare Mario Melazzini, il quale a sua volta lascerebbe la poltrona all’attuale dirigente dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco Maria Grazia Colombo, molto stimata dall’assessore. Nella riunione di Giunta di lunedì 14 settembre, invece di trovare la quadra, si è aggiunto il caso del Pio Albergo Trivulzio, con FdI schierata contro la proroga di Francesco Paolo Tronca. L’ennesimo no che ha irritato – per usare un eufemismo – Fontana, il quale ha lasciato l’aula sbattendo la porta e convocando in separata sede gli assessori leghisti.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Attilio Fontana con Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

In realtà i meloniani punterebbero a rimandare ogni decisione a dicembre, quando, alla scadenza dei manager di tutte le Asst e Ats, contano di fare man bassa di poltrone. Non bastasse, martedì si è aperto un nuovo fronte. In Consiglio regionale Bertolaso è stato chiamato a rispondere a un’interrogazione del meloniano Matteo Forte sul fine vita e sul suicidio assistito di Domenico Zuccarella: Romano La Russa ha chiesto il ritiro delle linee della Regione volute proprio da Bertolaso. Insomma, ogni occasione è buona per picconare l’assessore che già nel 2025 FdI aveva tentato di “commissariare”, provocando un mezzo terremoto.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Ignazio e Romano La Russa (foto Imagoeconomica).

Ora ci risiamo: Bertolaso, poco avvezzo alla diplomazia politica e all’arte del compromesso, potrebbe persino arrivare a lasciare l’incarico. Una delega su cui FdI da tempo ha puntato gli occhi, ma alla quale difficilmente la Lega rinuncerebbe. E Fontana? Il governatore, dopo le critiche a Matteo Salvini ricucite solo per metà, è in una posizione delicata all’interno del partito. E forse agli occhi di FdI non è più intoccabile, tanto che c’è il sospetto che il pressing dei meloniani lombardi sia stato in qualche modo sdoganato da via della Scrofa. Anche il presidente della Regione verso l’addio? Sarebbe quasi un unicum visto che l’unico governatore lombardo a dimettersi è stato Roberto Formigoni nel 2013, però lo scenario non era certo paragonabile a quello attuale.

La guerra di FdI a Bertolaso in Lombardia e le altre pillole del giorno
Attilio Fontana (Ansa).

Tentare di sfiduciare Fontana, poi, non sarebbe una mossa molto furba. Il partito di Meloni, stando all’accordo stretto con la Lega, esprimerà il candidato governatore del centrodestra, e la responsabilità di aver causato la caduta della Giunta si potrebbe ripercuotere anche sulle Politiche 2027, senza contare che alle prossime Comunali di Milano, Roma e Napoli il centrodestra rischia di perdere. E quindi? I più realisti prevedono che da qui a fine consiliatura, nel 2028, sarà una lenta agonia, salvo sorprese ovviamente. Un po’ come sta accadendo nella Lega…

Per Meloni comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”

Il 16 settembre a Roma, all’Eur, comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”, kermesse cara a Gioventù Nazionale che sarà chiusa domenica da Giorgia Meloni. L’elenco dei partecipanti è chilometrico: Francesco Rocca, presidente Regione Lazio, Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il renziano Roberto Giachetti, Ignazio La Russa, presidente del Senato intervistato da Peter Gomez. Fenix sarà anche l’occasione per presentare Senza maschera di Tommaso Longobardi (che ha da poco lasciato la comunicazione social di Meloni per impegnarsi, si dice, nella campagna elettorale) e The Italian dream di Alexander Ross. Da popcorn l’incontro “L’anticomunismo e la violenza antifascista dagli Anni 70 a oggi” con Franco Cardini, Giampiero Mughini, Gennaro Sangiuliano e Francesco Storace.

Urso e il passo più lungo della Gamma

La nuova Lancia Gamma arriva da Adolfo Urso, in via Veneto. Al Mimit l’appuntamento era fissato per le 17 di mercoledì 16 settembre, ma poi è stato repentinamente anticipato di un paio d’ore. L’auto prodotta a Melfi, secondo quanto dicono a Stellantis, dovrebbe partecipare alle prossime gare di acquisto della pubblica amministrazione, e la visita romana del gruppo guidato da John Elkann servirebbe anche a questo.

Lettera di contestazione della Rai a Ranucci: «Violate norme interne»

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di contestazione per la vicenda dei rapporti con Valter Lavitola, che può portare all’apertura di procedimento disciplinare. Il giornalista ha cinque giorni per rispondere. L’invio della missiva sarebbe avvenuto a seguito della relazione del Comitato Etico, dalla quale, secondo l’azienda, emergerebbero profili rilevanti dal punto di vista disciplinare relativi alla condotta personale del giornalista, che avrebbe violato norme interne. Il procedimento potrebbe portare a un richiamo, una sospensione e in extremis al licenziamento. A confermare la ricezione della lettera è stato Roberto De Vita, legale di Ranucci: «Ieri mattina alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una pec della Rai con contestazioni disciplinari. Nemmeno il tempo di consentire al giudice del lavoro di valutare, in via d’urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro. Un tempismo irrequieto».

Pontecagnano, chiesti 8 anni per Mario Strianese

Salerno/Pontecagnano. Tentato omicidio, detenzione illegale e porto abusivo di armi da fuoco. Chiesti otto anni di reclusione nel processo con rito abbreviato per il 23enne di Pontecagnano Faiano Mario Strianese: decide a fine mese il gup del Tribunale di Salerno Giandomenico D’Agostino dopo la discussione delle difese. Vittima degli spari il 22enne Antonio Nastri, sempre del comune picentino. Strianese fu arrestato il 7 gennaio scorso (e da allora è in carcere a Fuorni) dai Carabinieri della Compagnia di Battipaglia a Pontecagnano Faiano. Secondo la ricostruzione effettuata dalla Polizia Giudiziaria sotto il coordinamento della procura salernitana, lo scorso 9 dicembre, sempre a Pontecagnano Faiano, Strianese avrebbe esploso alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo di Nastri. Le motivazioni del gesto non sono emerse, si pensa a vicende connesse alla droga, e può darsi che il giovane motiverà quegli spari durante l’udienza che si terrà tra qualche giorno. L’episodio aveva destato forte allarme sul territorio, facendo scattare le indagini coordinate dalla magistratura inquirente salernitana. Da ricordare che nel corso delle operazioni di esecuzione del decreto di fermo, i militari dell’Arma avevano effettuato ulteriori controlli, rinvenendo hashish per una modica quantità, un bilancino di precisione, materiale per confezionamento della droga e una borsa contenente armi da fuoco. All’interno di quella borsa, infatti, furono trovate una pistola semiautomatica e un revolver, entrambe con matricola cancellata e pronte all’uso. Alla luce dei riscontri emersi, Mario Strianese era stato arrestato in flagranza di reato anche per la detenzione e la ricettazione di armi clandestine, oltre al fermo per il tentato omicidio. Reati per i quali è in carcere dallo scorso gennaio. Ora il giovane salernitano rischia una condanna ad otto anni di reclusione come chiesto dalla Procura.

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L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra

Hashim Thaçi, ex comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo e successivamente presidente del Paese balcanico, è stato condannato in primo grado a 25 anni di carcere dalla Corte penale internazionale dell’Aia, che lo ha ritenuto penalmente responsabile di crimini di guerra commessi durante la violenta separazione dalla Serbia, avvenuta tra il 1998 e il 1999, che in cui ci furono eccidi compiuti da entrambe le parti.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Hashim Thaçi nel 1999 (Ansa).

Thaçi si era consegnato il 5 novembre 2020

Secondo i giudici dell’Aia, Thaçi «era a conoscenza» dei crimini commessi dai miliziani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), resosi responsabili di arresti arbitrari, maltrattamenti, torture e omicidi e violenza contro coloro che erano considerati avversari. Thaçi, direttore politico dell’Uck dal 1994 al 1999 e presidente del Kosovo dal 7 aprile 2016 al 5 novembre 2020, giorno in cui si dimise per essere arrestato e processato, avrebbe anche partecipato ad alcuni dei crimini commessi contro gli oppositori interni e gli albanesi collaborazionisti dei serbi.

L’ex presidente kosovaro Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra
Sostenitori degli ex leader dell’Uck a processo all’Aia (Ansa).

I pubblici ministeri avevano chiesto 45 anni

Alla sbarra c’erano anche altri tre ex capi dell’Uck, appoggiato dalla Nato durante il conflitto: Jakup Krasniqi, condannato come Thaçi a 25 anni, Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni). I pubblici ministeri avevano chiesto per ciascuno una pena di 45 anni di reclusione. I quattro imputati, che si erano dichiarati non colpevoli, si vedranno scalare gli anni di detenzione già scontati in carcere all’Aia a partire dal 2020. «La nostra è stata una guerra giusta, una guerra di liberazione», ha commentato il primo ministro kosovaro Albin Kurti prima del verdetto.

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Sono bastate poche parole per spaccare il Partito democratico: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori». A pronunciarle dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata la 28enne Virginia Libero, da un anno segretaria dei Giovani democratici, entrata a gamba tesa su uno degli argomenti su cui il campo largo sta cercando una linea comune, che – a dire il vero – manca pure tra i frequentatori del Nazareno.

Libero, la schleiniana iscritta alla giovanile dem dai tempi di Bersani

Libero, padovana (è nata a Salvazzano Dentro) e fresca di laurea in giurisprudenza, pro Pal e con un passato scout, alle ultime elezioni regionali in Veneto ha ottenuto 5 mila voti, non sufficienti per l’approdo al Consiglio con il Pd. Dove milita ormai da 13 anni, dato che si è iscritta alla giovanile quando ne aveva 15, ai tempi addirittura della leadership di Pier Luigi Bersani. Oggi è una schleiniana di ferro. «Mi piaceva l’idea di un partito che teneva dentro tante anime della sinistra e provava a dare risposte istituzionali», aveva spiegato al Corriere dopo essere stata indicata come candidata unitaria alla guida dei Giovani democratici.

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
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Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
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Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Le critiche e gli applausi a Libero, tra riferimenti alla Resistenza e all’Ucraina

Già, le tante anime della sinistra. Le sue dichiarazioni hanno agitato in particolare i riformisti del Pd. «”Organizzeremo i disertori”, scandisce la segretaria del Giovani democratici. Non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza, o i giovani americani che vennero qui a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti – e che ogni 25 aprile giustamente celebriamo», ha scritto sui social l’eurodeputato Giorgio Gori: «Non è quello che ci chiede la Costituzione, che all’articolo 52 recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”».

Sulla stessa lunghezza la senatrice Sandra Zampa, che definendo «ripugnante» il concetto di organizzare i disertori, ha ringraziato «con il cuore chi si è battuto per liberarci da nazifascisti». Arturo Parisi, tra i fondatori del Pd, ha dichiarato: «L’Art.11 si limita al ripudio della guerra solo per i pigri che non riescono a leggere oltre la quinta parola. Quanto alla “giovanissima” dem, ben oltre il sogno, annuncia la diserzione mentre già oggi i nostri contrastano ogni aggressione sul fianco est dell’Unione Europea».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

Libero, molto vicina a Elly Schlein, è stata difesa dai deputati Arturo Scotto («Di fronte a chi teorizza che in Europa dobbiamo acquisire una mentalità di guerra è una boccata di ossigeno») e Matteo Orfini («Il fatto che ci siano ragazze e ragazzi che continuano a sognare la pace è una delle poche cose che dà speranza»), così come da Laura Boldrini: «Il suo discorso è stato chiaro, radicale e inequivocabile. Ha dato voce a generazioni di giovani che ripudiano la guerra».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
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Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd

I chiarimenti (per modo di dire) della segretaria dei Giovani dem

Boldrini parla di discorso «chiaro e inequivocabile», ma raggiunta da Repubblica la diretta interessata ha trovato opportuno fare – appunto – dei chiarimenti.

Per la cronaca, a Reggio-Emilia (chiamando Schlein col nome di battesimo Elena) aveva detto: «Per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Significa che nessuno nel nostro Paese deve sentirsi solo, al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo, ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere». Intervistata dal Nordest, Libero alla domanda su cosa intendesse, ha risposto: «Che non ci abitueremo mai al fatto che la guerra, le armi, il vilipendio sistematico del diritto internazionale siano la strada considerata normale, o addirittura giusta, per risolvere le controversie».

Guerra e disertori, le frasi di Virginia Libero dei Giovani dem e la spaccatura nel Pd
Virginia Libero con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Le critiche di FdI: «Noi preferiamo una generazione che non scappa»

Le parole di Libero, che restano piuttosto nebulose, hanno però offerto il fianco dem alle critiche di Fratelli d’Italia. «A una generazione di disertori, noi preferiamo una generazione che non scappa», ha detto al Foglio Fabio Roscani, deputato e presidente di Gioventù nazionale, la giovanile di FdI, con dichiarazioni dal sapore vannacciano. «Il Pd prova a fare l’equilibrista. Dice di voler sostenere l’Ucraina, di condannare Vladimir Putin e allo stesso tempo contesta le spese militari per la difesa». Ma, ha aggiunto, «la nostra capacità di difesa è la nostra capacità di difendere la nostra stessa libertà, fare finta di non capirlo serve soltanto ad avere uno slogan da usare in campagna elettorale».

Michele Pinto, la politica come servizio

Di Antonio Manzo

È difficile scrivere in morte di un amico. Ancor di più quando scorre il tempo nella clessidra della dimenticanza ingiusta e inclemente. Di una persona con la quale hai condiviso decenni di vita comune, di sogni, delusioni, discussioni, speranze. Michele Pinto era davvero unico. Venerdì sera, ad un mese dalla morte, sarà ricordato con una Santa Messa nella parrocchia di Salerno del Sacro cuore. Aveva solo qualità, Michele Pinto visto da vicino. Non riuscirei a trovargli un difetto. Lo dico senza quella bambagia che l’epitaffio porta con sé, anche in questi tempi ruvidi e che lui sapeva riconoscere più di tutti noi. È sempre stato schietto, sincero, del tutto insensibile alla dimensione del «calcolo di opportunità» che spesso genera malmostose discipline e ringhiose, finte, unanimità. Michele Pinto era solare, perfino , divertente come pochi, incapace di rinunciare a una battuta. Ricordo una volta che per avere sue dichiarazioni quando usciva dall’ ufficio del Senato a Sant Ivo alla Sapienza nei primi giorni della commissione per l’autorizzazione a procedere per il senatore Giulio Andreotti evitava quella folla di cronisti dileguandosi con signorile rapidità ma pronto a riconoscere il giornalista suo amico e conterraneo al quale comunicava sensazioni e riflessioni sul delicatissimo tema in discussione. Michele Pinto colpì anche il giovane Massimo Giletti che a quel tempo collaborava per la trasmissione Mixer di Giovanni Minoli. Giletti approfittò della conoscenza che Michele Pinto esibiva con l’amico giornalista e rimase colpito perché considerava lo sesso senatore democristiano sempre restio a fermarsi con i cronisti nel cortile di Sant’Ivo alla Sapienza restò colpito dalla favorevole circostanza del cronista suo collega che riusciva a fermarlo e parlare con lui., Aveva talento, una profondità culturale che allora era richiesta per esercitare ruoli di “giudice politico” nella drammatica stagione che stava vivendo uno dei capi della sua Dc accusato di mafia dai magistrati di Palermo. Non è la prima volta in questo mese che mi è capitato di ricordare Michele Pinto, qui a Diamante, perché qui amava riunire le nostre rispettive famiglie al tavolo di un ristorante di poco lontano da Sangineto, il paese costiero divenuta la sua meta preferita dell’estate. Michele Pinto è stato amico vero e potrebbero darne una testimonianza ben più significativa della mia le migliaia di persone che lo hanno stimato e contattato nel Salernitano. Lui spesso mi diceva di non aver scelto la politica per vocazione e neppure una professione. “Io ho vissuto la politica come un servizio – richiestomi ma insieme dovuto – verso la comunità”. Parole oggi un po’ desuete, che andrebbero esaminate una a una. Un servizio “richiesto” e “dovuto”. A lui piaceva accostare parole apparentemente contradditorie per dire la complessità della vita e della politica. Ma gli stimoli all’impegno politico sono stati anche di altro tipo, esclusa la casualità, che Michele Pinto amava rivendicare, con un po’ di civetteria. Al riguardo è significativa la testimonianza che lui stesso mi confessò della singolare circostanza che ebbe nel suo animo di giovane le parole del primo comizio a cui aveva assistito, nella campagna elettorale del suo maestro Alfonso Tesauro, “che non ripetevano la concitazione di altre sterminate parole- amava ricordare- Erano pacate e impegnative. Tendevano alla complessità, piuttosto che alla semplificazione. Presumo risultassero deludenti per ascoltatori inclini al comizio come spettacolo negli anni di Alfonso Menna, Carmine De Martino, con gli spettatori elettori che si aspettavano comizi come un arringa”. Pare di vedere un autoritratto del Michele Pinto dell’età matura quando fu colpito dalla figura di Aldo Moro con il controverso valore della “mitezza”, assunto assieme a quello del “limite” come paradigma della concezione della politica democratico cristiana. In questo clima, Michele Pinto ritrovò la militanza correntizia nella Democrazia Cristiana al fianco di Nicola Lettieri. Gli piaceva stare in parlamento, lavorare in parlamento. E quando in una mattinata di maggio 1996 fu chiamato al telefono nel tribunale di Sala Consilina mentre era impegnato in un processo per poco non svenne. Lui, sorpreso, sentì le parole del segretario del Partito Popolare Italiano Gerardo Bianco che gli comunicava di averlo inserito nella lista dei ministri in quota Dc. Lì per lì, Michele Pinto all’improvviso si ritrovò nell’aula di un tribunale che passava da avvocato a Ministro della Repubblica con delega all’Agricoltura. Il quel momento capì a fondo il suo ruolo che lo portava misurare la capacità di tradurre in scelte concrete il frutto di tante elaborazioni, spesso raffinate ma mai astratte. Ma Michele Pinto aveva letto in Aldo Moro anche la fermezza con cui pretese di difendere l’onore di una storia, di una tradizione politica costruita – in un tempo ancora molto ideologizzato e conflittuale – su un disegno di coesione sociale, di centralità anche se non più di centrismo, propedeutico a progressive inclusioni e integrazioni democratiche. Un giorno, in uno dei miei vani tentativi di convincerlo almeno di evitare il passaggio dal PPI alla Margherita nel corso di un consiglio nazionale del Ppi lui volle replicarmi, con fermezza, facendosi ascoltare anche dal mio vicino di sedia il presidente Scalfaro anche lui d’accordo verso la Margherita: “Continuo ad essere convinto che, anche se io non lo vedrò, tornerà un tempo meno inclemente per questo seme della nostra storia che non può essere diventato infecondo. Dovranno passare molte cose…Dovranno arrivare delle generazioni che risentano queste cose come cose nuove…”. Da ministro dell’agricoltura resta fermo nell’immaginario dei suoi più diretti collaboratori che il conto alla fine del pranzo e delle cene nel corso delle trasferte a Bruxelles le pagava lui. Tirando dal portafoglio la sua carta di credito personale. Ecco perché la memoria di Michele Pinto rimarrà viva fra coloro che ancora credono nella politica come esigente scelta di vita. Proprio in tempi di dissipazione della politica proprio nei giorni quando la signora Vittoria, e i figli Rocco, Etta e Alessandra dovranno difendere e tutelare la grande lezione politica di Michele Pinto.

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L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento

Nel mese di agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5 per cento su base mensile e del +3,3 per cento su base annua (da +2,9 per cento di luglio). Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Il tasso di inflazione è ai massimi da quasi tre anni: per avere un dato più elevato bisogna tornare a settembre del 2023, quando aveva toccato il 5,3 per cento.

Balzo a doppia cifra per energia e carburanti

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8 a +18,6 per cento) e, soprattutto, non regolamentati come i carburanti (da +11,4 a +17 per cento), dei Beni durevoli (da +0,7 a +1,3 per cento) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6 a +3,8 per cento).

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento
Carrello della spesa (Imagoeconomica).

Rallenta però il carrello della spesa

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa“, si riduce (da +1 a +0,9 per cento), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3 per cento). Decelera anche la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0 a +2,6 per cento) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6 a +0,8 per cento).

“Danza In Movimento” all’I.C. Giovanni Paolo II

Imparare a leggere, scrivere, conoscere la storia, comprendere la matematica e confrontarsi con le nuove tecnologie. Ma anche imparare a conoscere il proprio corpo, a stare bene con se stessi e con gli altri, a condividere uno spazio, a sviluppare autostima, relazioni e senso di appartenenza. Perché educare una persona significa accompagnarla nella sua crescita complessiva e non soltanto trasferirle conoscenze. È intorno a questa idea di scuola che prende forma la seconda edizione di “Danza in Movimento”, il progetto che vede nuovamente insieme l’Istituto Comprensivo Giovanni Paolo II di Salerno e l’A.S.D. Salerno Danza per l’anno accademico 2026/2027. Un’iniziativa che parte dallo sport e dalla danza, ma che sarebbe riduttivo considerare semplicemente come un programma di attività motorie extracurriculari. Al centro c’è infatti un obiettivo più ampio: fare della scuola un luogo nel quale promuovere il benessere fisico e psicologico dell’intera comunità che quotidianamente la vive. Non soltanto gli alunni, dunque. “Danza in Movimento” chiama in causa bambini e ragazzi, ma si rivolge anche ai loro genitori e familiari, agli insegnanti e al personale tecnico e amministrativo. Generazioni e ruoli differenti vengono così coinvolti in un progetto che utilizza movimento, danza e attività fisica come strumenti di benessere, socializzazione e condivisione. La scuola, in questa prospettiva, supera idealmente le pareti dell’aula e persino la tradizionale distinzione tra chi insegna e chi apprende. Diventa uno spazio comune nel quale le persone possono incontrarsi anche attraverso esperienze diverse dalla didattica ordinaria. Per gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, il programma prevede corsi di danza classica e moderna, hip hop e danza contemporanea. L’offerta destinata agli adulti comprende invece ginnastica posturale ed elementi di Pilates, danza moderna per adulti, Pilates e yoga ed è rivolta ai genitori e ai familiari degli allievi iscritti al progetto “Danza in Movimento”, oltre che a tutto il personale docente e ATA dell’Istituto. Una differenziazione delle attività che consente di rispondere alle esigenze delle diverse fasce d’età mantenendo però un unico filo conduttore: prendersi cura della persona attraverso il movimento. Ed è proprio questo l’elemento che caratterizza maggiormente il progetto. La danza, infatti, non viene proposta esclusivamente come disciplina tecnica o sportiva. Diventa un mezzo attraverso il quale bambini e adolescenti possono acquisire maggiore consapevolezza del proprio corpo, imparare ad esprimersi, confrontarsi con gli altri e sperimentare il valore della disciplina, dell’impegno e della condivisione. Allo stesso modo, per gli adulti, attività come Pilates, yoga e ginnastica posturale rappresentano un’opportunità per recuperare attenzione verso il proprio corpo e ritagliarsi uno spazio dedicato al movimento e alla relazione con gli altri. Corpo e mente, dunque. Movimento e socialità. Salute e relazioni. È una concezione del benessere che non separa la dimensione fisica da quella psicologica e relazionale e che trova proprio nella scuola un luogo privilegiato nel quale essere sviluppata. A spiegare il senso dell’iniziativa è la dirigente scolastica dell’I.C. Giovanni Paolo II, Mariarosaria Napoliello, che pone alla base del progetto un concetto preciso: quello di comunità educante. «Il progetto “Danza in movimento” nasce dalla volontà del nostro Istituto di interpretare la scuola come una vera comunità educante, capace di prendersi cura della persona nella sua dimensione globale». Una dichiarazione che chiarisce immediatamente come il significato dell’iniziativa vada ben oltre l’organizzazione di corsi sportivi. «Abbiamo scelto di promuovere la danza e le attività motorie – spiega la dirigente – non semplicemente come momenti di pratica sportiva, ma come strumenti educativi attraverso i quali sviluppare consapevolezza del proprio corpo, autostima, capacità relazionali, inclusione e benessere psicofisico». Parole che individuano una delle questioni centrali della scuola contemporanea: la formazione non può essere considerata soltanto come acquisizione di nozioni e competenze. Accanto ai saperi esiste una dimensione personale, emotiva e relazionale che accompagna il percorso di crescita di ogni studente. La peculiarità di “Danza in Movimento”, tuttavia, consiste nell’aver esteso questa attenzione anche agli adulti che fanno parte della comunità scolastica. Non è più soltanto lo studente ad essere destinatario di un progetto. È la comunità nel suo insieme a diventare protagonista. Lo sottolinea la stessa Napoliello quando osserva che la caratteristica dell’iniziativa è proprio quella di «andare oltre il tradizionale rapporto scuola-studente». «“Danza in movimento” coinvolge infatti l’intera comunità scolastica: bambini e ragazzi, ma anche docenti, personale scolastico e famiglie. È un modo concreto per costruire occasioni di incontro e condivisione, facendo della scuola un luogo aperto, inclusivo e attento alla qualità della vita delle persone che la vivono». Ed è probabilmente questo passaggio a sintetizzare meglio la filosofia della seconda edizione. La scuola non viene considerata esclusivamente come l’edificio nel quale gli studenti entrano al mattino per seguire le lezioni e dal quale escono al termine dell’orario scolastico. Diventa un presidio sociale ed educativo, un luogo che può continuare a vivere e produrre relazioni, esperienze e occasioni di crescita. In questo quadro assume un significato particolare anche la collaborazione con l’A.S.D. Salerno Danza, chiamata a mettere competenze ed esperienza al servizio della comunità scolastica. Il rapporto tra scuola e associazionismo sportivo diventa così un esempio concreto di apertura al territorio. «La collaborazione con l’A.S.D. Salerno Danza – sottolinea Napoliello – rappresenta per il nostro Istituto un’importante opportunità di arricchimento dell’offerta formativa e di apertura al territorio». Ma è soprattutto la frase successiva a chiarire la visione educativa che sostiene il progetto: «Crediamo in una scuola che sappia educare non soltanto attraverso i saperi, ma anche attraverso l’esperienza, il movimento, la socialità e la cura di sé. Educare significa anche aiutare i nostri alunni a stare bene con se stessi e con gli altri». C’è poi un ulteriore elemento che punta ad ampliare concretamente la possibilità di partecipazione. Tutti coloro che aderiranno al progetto potranno infatti usufruire di una riduzione del 50 per cento sulla quota annuale di iscrizione e del 20 per cento sulla quota di partecipazione ai corsi. Un incentivo che accompagna la volontà di rendere le attività maggiormente accessibili e di favorire una partecipazione quanto più ampia possibile. La seconda edizione di “Danza in Movimento” si presenta dunque con una prospettiva che unisce sport, educazione, prevenzione, inclusione, socialità e benessere psicofisico. E proprio la danza assume, in questo contesto, un valore ulteriore. Non soltanto passi, tecnica e movimento, ma un linguaggio attraverso il quale esprimersi e incontrare gli altri. «La danza – afferma Napoliello – diventa un linguaggio capace di superare differenze ed età, favorendo partecipazione, espressione e senso di appartenenza». Una frase che racchiude forse il significato più profondo dell’iniziativa: bambini, adolescenti e adulti possono avere età, ruoli ed esigenze differenti, ma possono ritrovarsi all’interno di uno stesso progetto di comunità. L’auspicio dell’Istituto è che questa esperienza possa consolidarsi nel tempo. «Il nostro auspicio – conclude la dirigente scolastica – è che “Danza in movimento” possa diventare un’esperienza significativa e duratura, capace di rafforzare il legame tra scuola, famiglia e territorio e di testimoniare concretamente la nostra idea di una scuola sempre più inclusiva, dinamica e vicina ai bisogni della propria comunità». Una scuola, insomma, nella quale imparare a stare bene non sia qualcosa di estraneo all’educazione, ma ne diventi parte integrante. Perché prendersi cura della formazione di una persona significa certamente prepararla al futuro attraverso conoscenze e competenze. Ma significa anche aiutarla a conoscere se stessa, ad avere fiducia nelle proprie possibilità, a costruire relazioni e a sentirsi parte di una comunità. Ed è proprio da qui che riparte “Danza in Movimento”: dal corpo per arrivare alla persona, dalla persona per costruire comunità.

L'articolo “Danza In Movimento” all’I.C. Giovanni Paolo II proviene da Le Cronache.

Von der Leyen, il discorso sullo stato dell’Unione: «Canada primo membro associato, social vietati sotto i 13 anni»

Nel suo sesto discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha indicato le linee programmatiche dell’Ue per i prossimi 12 mesi. «Solo l’Europa può fornire agli europei la vera sovranità di cui hanno bisogno nella fredda fragilità del mondo di oggi», ha evidenziato la politica tedesca. «In questo mondo, l’Europa ha scelto di tracciare la propria strada. E sta emergendo «un’Europa più forte e indipendente» che sta «garantendo la propria prosperità», si sta «liberando dalla sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi», è «diventata la più grande potenza commerciale del pianeta» e sta «trasformando la propria politica industriale nel rispetto del nostro modello sociale unico».

«Ultranazionalisti e russi vogliono spezzare la nostra unità»

«Vogliamo unirci intorno alla nostra idea europea secondo cui insieme possiamo decidere il nostro destino, o lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai tirapiedi e dai burattini degli autoritari?», ha chiesto Von Der Leyen. «Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell’interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a contrastare tutto ciò, combattiamo insieme per la nostra idea europea».

«Canada primo membro associato dell’Unione»

La presidente si è poi rivolta direttamente al primo ministro canadese Mark Carney, ospite d’onore al Parlamento Europeo: «Caro Mark, ho detto che dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Per questo, vorrei lavorare con voi per aprire la strada affinché il Canada diventi il primo membro associato dell’Ue. Condividiamo un oceano, un insieme di valori e una visione del mondo. E ora costruiremo insieme anche il nostro futuro».

«Nessun utilizzo dei social media sotto i 13 anni»

Poi il passaggio sull’Eu kids act: «Ogni fascia d’età ha le sue specifiche esigenze e, di conseguenza, ciascuna avrà un livello di protezione adeguato. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni. Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo».

Zuckerberg contrario all’idea di un rallentamento dell’intelligenza artificiale

Mark Zuckerberg ha respinto al mittente l’appello a sospendere o rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sostenendo che gli incentivi di mercato e la responsabilità legale rappresentino le migliori garanzie contro i rischi di questa tecnologia. In un post su X, ha spiegato che «ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo a procedere al ritmo necessario per addestrare i suoi modelli in modo sicuro, e la capacità di intraprendere le proprie azioni per garantire che ciò accada». «Le persone non vorranno usare agenti che non sono allineati con loro e che non fanno ciò che chiedono, quindi i laboratori hanno un forte incentivo naturale a rendere i loro modelli più allineati. C’è molto dibattito sul rallentare i progressi sulle capacità fino a quando l’allineamento non raggiunge lo stesso livello. La mia opinione è che fiducia e allineamento stanno diventando rapidamente le capacità più importanti che differenzieranno agenti e modelli. Qualsiasi laboratorio che non si concentri sull’allineamento rimarrà indietro», ha evidenziato. Il suo intervento ha trovato il sostegno di esponenti della Silicon Valley vicini alla Casa Bianca che si oppongono all’ondata di allarmi sui potenziali rischi dell’IA per l’umanità e agli appelli a rallentarne lo sviluppo.

L’allarme dagli Usa: «La Russia pianifica omicidi mirati negli Stati Uniti e in Europa»

I servizi di intelligence di Mosca stanno pianificando «omicidi mirati» negli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina. È l’allarme lanciato dal Dipartimento di Giustizia Usa in un atto di accusa reso presso il tribunale federale di Manhattan, contestualmente all’annuncio dell’incriminazione di cinque persone attualmente latitanti. James C. Barnacle Jr., responsabile dell’ufficio dell’Fbi di New York, ha spiegato che l’agenzia è riuscita a sventare i piani «grazie a un lavoro incessante».

La pianificazione dura «almeno dal 2024»

Secondo l’accusa la “Rete Ris”, come è stato denominato il braccio dei servizi di Mosca preposto all’esecuzione di attacchi all’estero, aveva pagato o tentato di pagare persone negli Stati Uniti e in altri Paesi per sorvegliare obiettivi da eliminare, con l’intenzione di ucciderli successivamente. Inoltre aveva «incaricato dei complici di compiere o tentare atti di terrorismo contro infrastrutture civili e militari». La rete, ha spiegato il Dipartimento di Giustizia, ha agito «almeno a partire dal 2024», «concentrandosi su dissidenti e disertori russi e, più di recente, su nazioni percepite come alleate» di Kyiv.

Chi sono le cinque persone incriminate

Tre delle persone incriminate sono membri di alto livello della Rete Ris: Yuri Kharameev, Kirill Khrameev e Oemis Romagoz Durruthy. Gli altri due sono Yaidel Delgado Suarez ed Eduardo Castro: avrebbero lavorato assieme al reclutamento di persone residenti negli Stati Uniti incaricate di sorvegliare e tentare di uccidere un importante dissidente russo residente negli Stati Uniti. «Hanno operato nell’ambito di una rete globale di omicidi che si estendeva fino agli Stati Uniti», ha dichiarato il viceministro della Giustizia John A. Eisenberg.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?

La ‘pasionaria’ Silvia Sardone si prepara a essere una delle protagoniste del raduno di Pontida. Dopo le tensioni con i governatori, Matteo Salvini conta di accendere l’entusiasmo dei lombardi con l’annuncio di una candidatura leghista a sindaco di Milano. Intanto la macchina organizzativa della Lega, una delle più rodate tra i partiti italiani, sta lavorando a pieno ritmo per preparare un evento degno del ‘sacro prato’. Oltre al palco da montare, ci sono i pullman da organizzare e i gazebo da sistemare per riempire i vuoti.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Matteo Salvini e Silvia Sardone (Ansa).

L’imperativo è prevenire ogni tipo di contestazione

Quest’anno però c’è una preoccupazione in più ad agitare gli animi. Dopo il processo a Salvini andato in scena nel corso del direttivo lombardo del 7 agosto scorso, niente è più come prima nonostante la ‘tregua’ romana con l’asse nordista. Il segretario teme ancora possibili contestazioni sul pratone. Cori e fischi, come è accaduto al termine dei funerali di Umberto Bossi. O magari uno striscione come accadde sempre a Pontida nel 2011, quando, in cima alla collina di fronte al palco, comparve la scritta «Maroni presidente del Consiglio».

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Lo striscione “Maroni presidente del Consiglio” sulla spianata di Pontida nel 2011 (Ansa).

Molti sono poi convinti che faranno più rumore i big assenti di quelli che si alterneranno al microfono. Dai responsabili della sicurezza ai Giovani della Lega di Luca Toccalini – che, come ogni anno, si riuniscono il giorno prima del raduno (e cioè sabato 19 settembre) – l’imperativo è uno solo: prevenire le contestazioni. Ed è in questa ottica che si lascerà spazio alla vicesegretaria Sardone, tra le più applaudite dell’edizione 2025.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Luca Toccalini (Ansa).

Le mire di Sardone su Palazzo Marino

In via Bellerio si mormora che la ‘pasionaria’ qualche settimana fa sia stata addirittura tentata da Futuro Nazionale. Pare però che il primo incontro con Roberto Vannacci sia andato male. Da allora Sardone sarebbe rientrata nei ranghi, stoppando le critiche al governo di centrodestra e a Salvini mosse nei mesi precedenti per riallinearsi con il segretario, certa di poter ottenere ciò che vuole: ovvero la candidatura a Palazzo Marino.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Roberto Vannacci e Silvia Sardone a Pontida 2025 (Ansa).

Un tempo vicina al segretario lombardo, Massimiliano Romeo, contro la fazione dei salviniani ‘duri e puri’ guidata dagli ex commissari regionali Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili, l’eurodeputata avrebbe preso via via le distanze da Romeo e dal governatore lombardo Attilio Fontana, capifila dei “ribelli”. Non è dunque escluso che Sardone, vincitrice tra l’altro delle ‘primarie’ leghiste di fine giugno, possa avere la meglio sul forzista Matteo Perego di Cremnago e sul leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, sostenuto da Ignazio La Russa. Nella spartizione delle candidature, a Fratelli d’Italia dovrebbe andare la scelta di chi far correre a Roma mentre Forza Italia pare più interessata alle candidature in altre città, alla fine dei conti.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Silvia Sardone (Imagoeconomica).

Le frizioni in Regione Lombardia e il pressing di FdI su Fontana

Non se la passa meglio Fontana. A Palazzo Lombardia si sono riacutizzate le tensioni tra gli alleati e lunedì la riunione di Giunta ha assunto i contorni di uno psicodramma, con il governatore che, imbufalito, ha lasciato la sala sbattendo la porta, chiamando poi a rapporto gli assessori leghisti. La seduta dell’esecutivo lombardo è stata quindi sospesa e rinviata a giovedì. Il presidente era irritato per l’ostruzionismo degli alleati al rinnovo di Francesco Paolo Tronca a commissario al Pio Albergo Trivulzio, una protesta contro i piani dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, da sempre nel mirino dei meloniani lombardi. Indebolito dal deterioramento del rapporto con Salvini, Fontana appare meno protetto dagli attacchi degli alleati. Finora i colpi erano stati attutiti dai vertici nazionali di Fratelli d’Italia, mentre ora il pressing si è fatto incontenibile.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Attilio Fontana con Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Intanto il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte chiede il riconoscimento del peso del suo partito in Consiglio dopo che un altro leghista, Riccardo Vitari, ha traslocato da Vannacci andando a raggiungere l’ex morattiano Luca Ferrazzi e l’ex FdI Pietro Macconi. I tre hanno così formato il primo gruppo consiliare regionale di FNV in Italia.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Riccardo Vitari (Imagoeconomica).

Crolla un palazzo a Gaza, almeno 11 morti

Un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City è crollato, causando un bilancio di almeno 11 morti. Tra le vittime ci sono anche cinque bambini, mentre decine di persone risultano ancora disperse. La struttura, che ospitava oltre 100 persone, aveva già subito danni a causa dei bombardamenti israeliani. Filmati verificati da Al-Jazeera mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando insieme ai residenti. L’edificio, stando a testimoni locali, era a più piani. Secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, ci sarebbero ancora 50 bambini intrappolati. «Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli, ma l’occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza», ha detto un portavoce.

Appuntamenti: Il fuoco del cervello: Michela Matteoli al Festival della Mente

Il fuoco del cervello: Michela Matteoli al Festival della Mente

Una domanda che la fantascienza affronta già da decenni: quanto possiamo modificare il cervello continuando a essere noi stessi?

Tra gli incontri più interessanti dell’edizione 2026 del Festival della Mente di Sarzana, domenica 6 settembre la neuroscienziata Michela Matteoli ha condotto il pubblico dentro uno dei territori più affascinanti della ricerca contemporanea. Il titolo della conferenza, Il fuoco del cervello. Tra difesa e danno, richiamava efficacemente il tema scelto quest’anno dal Festival: il fuoco come forza capace di proteggere e trasformare, ma anche, quando sfugge al controllo, di distruggere. Al centro dell’intervento sono state le cellule della microglia, cellule... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 16 settembre 2026 - articolo di Linda Lercari

Ebook: Il fantastico provocatorio di Emma Blaslavsky

Il fantastico provocatorio di Emma Blaslavsky

Future Fiction porta in Italia una antologia di racconti della notevole autrice tedesca Emma Blaslavsky

Per ottenere fondi di ricerca per i suoi studi, una scienziata accetta un'offerta per partecipare a un esperimento straordinario. Per tre settimane vivrà con un robot umanoide, creato per renderla felice. È la trama del racconto Ich bin dein Mensch e del film che ne è stato tratto nel 2021, uscito in Italia col titolo I'm Your Man. E proprio I'mYour Man e altre storie si intitola l'antologia di racconti di questa autrice tedesca, Emma Blaslavsky, che è uscita in giugno per Future Fiction. La quarta di copertina “Immagina di svegliarti una... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 16 settembre 2026 - articolo di S*

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra

Altro che le scaramucce dentro il campo largo del centrosinistra. A destra rischia di andare in scena uno scontro frontale molto più tonitruante. La bomba, giornalisticamente parlando, l’ha sganciata Lirio Abbate dalle pagine del suo nuovo datore di lavoro, il Giornale, dove si è trasferito non senza clamore dopo una carriera passata, tra gli altri, a L’Espresso e a Repubblica. Il nuovo vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie ha esordito in prima pagina il 15 settembre con un’inchiesta su Roberto Vannacci, la minaccia da destra per Giorgia Meloni.

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
L’inchiesta sulla prima pagina del Giornale il 15 settembre.

“Esclusivo. I conti che non tornano del generale super fetecchia”, è il titolo dell’articolo, che racconta «la mappa dei fondi e le zone d’ombra di Futuro Nazionale. Dagli imprenditori delle ferrovie all’edilizia fino ai lobbisti, tutti gli interessi dell’europarlamentare finiti nei dossier a Bruxelles. E torna di moda quel soprannome con cui divenne famoso all’Accademia militare». Boom. Un approfondimento, tra l’altro, pubblicato solo nella sua prima parte, con la seconda attesa per mercoledì 16 settembre.

Mentre a sinistra preparano i popcorn, l’ex generale ha risposto su Facebook: «Il titolo accusa, l’articolo insinua, i fatti non dimostrano nulla. Continuate pure a dedicarci prime pagine, inchieste e titoli scandalistici. Ogni vostro attacco vale più di mille manifesti. Noi restiamo trasparenti. Voi restate ossessionati. Ci vediamo al prossimo sondaggio». Secondo il Giornale però è solo la replica di chi si è arrampicato sugli specchi.

Per rispondere al fango, Alemanno getta fango su Abbate

A difendere Vannacci e chiedere una tregua ci ha pensato anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che si è avvicinato politicamente a Futuro Nazionale dopo l’uscita dal carcere e ora controlla i team Vannacci nella Capitale. «Mi sembra assurdo che un quotidiano di destra come il Giornale metta in prima pagina un’inchiesta di Lirio Abbate contro il generale Vannacci», ha scritto su Instagram, con tanto di video annesso. «Chi è Lirio Abbate? È un giornalista d’inchiesta modello Report che fu il principale inventore della vicenda Mafia Capitale. Dai suoi articoli e dai suoi libri è partita un’indagine che ha infangato per anni tutta Roma e che è stata un attacco durissimo contro la mia amministrazione in Campidoglio e contro tutta la destra romana».

Quindi l’appello a Tommaso Cerno: «Chiedo al direttore del Giornale, che conosco come una persona seria, un liberale autentico difensore dei diritti, se è giusto che un giornale di destra utilizzi questi metodi per tentare di infangare una persona di destra come Vannacci. Il generale risponderà del merito di questo articolo che a me sembra tutta fuffa, ma io dico a Tommaso Cerno: per favore fermiamoci prima che sia troppo tardi! Non si possono usare questi metodi, oltretutto da destra contro una persona di destra!».

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Il giornalista Lirio Abbate (foto Imagoeconomica).

Il nervosismo della premier e i sondaggi che preoccupano

Meloni in questo periodo di avvicinamento alle elezioni del 2027 viene descritta come molto nervosa, ed è chiaro che dietro l’attacco al leader di Fn ci sia il tentativo della stampa di destra, a partire proprio da il Giornale di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista, di fare scudo al governo e provare a sminare il più possibile la trappola Vannacci. Intanto, secondo il sondaggio Swg del 14 settembre per il Tg La7, l’ex generale nelle intenzioni di voto è salito ancora dello 0,2 per cento, arrivando a quota 7,9 per cento, che gli vale la seconda posizione tra le forze di destra, ormai stabilmente sopra a Forza Italia, ferma al 6,9 per cento, e alla Lega (scesa dal 5,7 per cento al 5,5 per cento).

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Vannacci in un’intervista al Giornale di Brescia ha detto che «Meloni si è persa per strada dall’inizio», non escludendo una possibile entrata in un eventuale futuro esecutivo Meloni, ma soltanto sulla base di «un accordo scritto» e senza oltrepassare le sue «linee rosse». Certo, per ora non c’è proprio aria di armistizio. In attesa della seconda puntata dell’inchiesta. Mentre lettori ed elettori di destra sembrano frastornati e affollano i commenti sotto i post di Cerno e del Giornale: «Così state facendo il gioco della sinistra».