Saggese: “Grazie a Forze dell’Ordine per operazione contro sfruttamento lavoro”

“Desidero esprimere un sentito ringraziamento al Comando per la Tutela del Lavoro dell’Arma dei Carabinieri e al Comando Provinciale di Salerno della Guardia di Finanza per l’importante e capillare operazione condotta in diverse province del nostro territorio regionale, che ha consentito di smantellare una rete criminale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento del lavoro”. Lo dichiara l’Assessora al Lavoro della Regione Campania Angelica Saggese.
“Come Regione Campania confermiamo la piena e assoluta sinergia con le Forze dell’Ordine sui temi fondamentali del lavoro dignitoso e del rispetto della legalità. La professionalità e l’impegno dimostrati dai militari confermano ancora una volta il valore del presidio che le istituzioni e le forze di polizia garantiscono quotidianamente a tutela della giustizia e della sicurezza dei cittadini. Nessuna speculazione sulle condizioni lavorative e, soprattutto, nessuno sfruttamento a danno dei soggetti più fragili possono essere tollerati sul nostro territorio”, conclude l’assessora Saggese.

L'articolo Saggese: “Grazie a Forze dell’Ordine per operazione contro sfruttamento lavoro” proviene da Le Cronache.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine

Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Gianni Infantino, richiedendo documenti in grado di fare luce sui legami tra la Fifa e Donald Trump. Raskin, spiega il Guardian, ha chiesto al dirigente svizzero di fornire tutti i documenti e le comunicazioni relativi a regali, pagamenti o vantaggi concessi a Trump e ai suoi collaboratori, nonché i registri degli accessi agli uffici di rappresentanza che l’organo di governo del calcio mondiale ha aperto nella Trump Tower di New York a luglio del 2025. Fissando il 9 agosto come termine per la consegna dei documenti, ha inoltre sollecitato un’audizione di Infantino davanti al Congresso. Dato che i Democratici non hanno la maggioranza alla Camera, Raskin non ha il potere di imporre a Infantino di presentarsi: servirebbe il sostegno dei Repubblicani.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine
GIANNI INFANTINO PRESIDENTE FIFA DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

L’affondo di Raskin, che in una lettera a Infantino ha scritto di «vantaggi inquietanti e inspiegabili concessi alla Fifa apparentemente in cambio di favori a Trump», si inserisce in un quadro già complicato per la federazione calcistica mondiale. Il rapporto Infantino-Trump è finito sotto esame a partire da dicembre, quando in occasione del sorteggio dei gironi della fase finale dei Mondiali a Washington il dirigente elvetico ha conferito al tycoon il “Premio Fifa per la pace” di nuova istituzione. Poi, durante la Coppa del Mondo, ha fatto molto discutere la revoca della squalifica inflitta all’attaccante statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il “pressing” di Trump su Infantino. La lettera di Raskin fa inoltre riferimento alla decisione del Dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse contro gli imputati coinvolti nelle indagini del governo statunitense sulla corruzione nel calcio mondiale, inclusa l’azione legale avviata nel 2015 nei confronti di oltre 20 alti funzionari Fifa e dirigenti del marketing sportivo. «La sua elezione a presidente della Fifa avrebbe dovuto segnare una netta rottura – come un cartellino rosso – con una cultura di corruzione e scandali durata decenni, che aveva infangato la reputazione del calcio mondiale. Invece, all’inizio del suo mandato, ha smantellato i presidi etici della Fifa e neutralizzato il comitato etico dell’organizzazione, allontanandone la maggior parte dei membri. Tale mancanza di trasparenza e di controlli le ha poi spianato la strada per ingraziarsi l’Amministrazione Trump attraverso tattiche che un docente di diritto della New York University e un suo ex membro del comitato etico hanno definito “corruzione legale”», si legge nella lettera, che affronta anche la politica sulla vendita dei biglietti per la Coppa del Mondo, su cui stanno conducendo indagini i procuratori generali di New York, New Jersey, Texas e California.

Piazza Cavour, De Luca sul cantiere: “ apertura parziale a S. Matteo”

Il sindaco Vincenzo De Luca, insieme all’assessore all’Urbanistica Dario Loffredo, nella mattinata di oggi è stato in piazza Cavour per un sopralluogo con l’impresa a cui il Comune di Salerno ha appalto i lavori per riqualificare questo tratto del lungomare.

 

Queste le dichiarazioni del primo cittadino: “Quest’area abbandonata sul lungomare era diventata un simbolo di degrado nel cuore della città. ormai da quasi un ventennio. Abbiamo fatto questa gara d’appalto decidendo di dare un’accelerata.

Per la verità avevamo pensato di poter far fare i lavori all’impresa per San Matteo. Ma non credo che ce la faremo per un motivo semplice: abbiamo un problema per le forniture del materiale edile per la pavimentazione. Siamo in un periodo estivo.

Ci vogliono almeno tre mesi dall’ordine per avere il materiale che serve. Vedremo di fare almeno un’apertura parziale per San Matteo. Un po’ di pazienza ma arriviamo a ripulire anche questo tratto del lungomare.

Come vedete l’area è molto grande: un cantiere enorme, però dobbiamo chiuderlo rapidamente. Sarà uno dei simboli di una città che rinasce, che ritrova la sua dignità urbana“.

L'articolo Piazza Cavour, De Luca sul cantiere: “ apertura parziale a S. Matteo” proviene da Le Cronache.

Lex Start, oltre 100 giovani da tutta la Campania per il progetto Volpe

Oltre cento giovani provenienti da tutta la Campania, dalle scuole superiori alle università, dai forum giovanili alle diverse realtà del territorio. Un’Aula del Consiglio regionale riempita da ragazze e ragazzi con percorsi ed esperienze differenti, riuniti dalla volontà di conoscere più da vicino le istituzioni e di partecipare concretamente alla costruzione delle scelte che riguardano la propria comunità. È ripartita così, questa mattina, la nuova annualità di Lex Start, il progetto di cittadinanza attiva ideato e promosso dal consigliere regionale Andrea Volpe, con la presentazione ufficiale del nuovo percorso nell’Aula del Consiglio regionale della Campania, alla presenza del presidente dell’Assemblea Massimiliano Manfredi. Non una semplice visita istituzionale, ma l’avvio di un percorso nel quale i giovani saranno chiamati a confrontarsi con i temi della società, a comprendere il funzionamento delle istituzioni e a trasformare le proprie idee in proposte concrete. «La cosa più importante è capire che le istituzioni non sono qualcosa di lontano. Quando si ha la possibilità di entrare in questi luoghi, fare domande e confrontarsi direttamente, si comprende che anche le idee dei giovani possono diventare parte del dibattito pubblico. Lex Start ci dà la possibilità di non limitarci a parlare dei problemi, ma di provare a immaginare soluzioni», hanno detto i ragazzi nel corso della giornata. Il progetto riparte dai risultati raggiunti nelle precedenti annualità: una delle proposte elaborate dai partecipanti è diventata una legge regionale dedicata alla diffusione della musica classica, della lirica e del teatro tra i giovani della Campania. Nell’ultima annualità, invece, il lavoro dei partecipanti ha portato all’elaborazione di sei nuove proposte di legge, frutto del confronto e dell’approfondimento sui temi ritenuti più importanti per le nuove generazioni. «Lex Start nasce dalla volontà di creare un ponte concreto tra i giovani e le istituzioni. In questi anni abbiamo visto quanto sia importante offrire ai ragazzi non soltanto occasioni di confronto, ma strumenti per comprendere come funzionano i processi decisionali e per trasformare le loro idee in proposte. Il fatto che una proposta nata da questo percorso sia diventata legge regionale e che siano state elaborate sei nuove proposte dimostra che la partecipazione, quando è autentica, può produrre risultati concreti. Ora ripartiamo con una nuova annualità e con oltre cento giovani provenienti da realtà diverse della Campania, pronti a mettersi in gioco», dichiara il consigliere regionale Andrea Volpe. Il nuovo percorso punta dunque a rafforzare il rapporto tra le nuove generazioni e le istituzioni, offrendo ai partecipanti l’opportunità di conoscere da vicino i meccanismi della democrazia e del processo legislativo. Un’esperienza che mette insieme formazione, confronto e partecipazione e che punta a trasformare la consapevolezza in un esercizio concreto di cittadinanza. A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi, che ha inserito Lex Start nel più ampio percorso di apertura dell’istituzione regionale ai cittadini. «Lex Start fa parte di un ventaglio di iniziative che stiamo mettendo in campo per aprire il Palazzo, avvicinare i giovani ai processi legislativi e soprattutto per rendere questo edificio quanto più vicino ai cittadini campani. Lex Start è un progetto lodevole voluto dal consigliere Volpe, che ringrazio per questa iniziativa, e che punta a far comprendere ai ragazzi come si articola il processo legislativo. Questa è la terza assemblea legislativa del Paese dopo Camera e Senato, quindi ha un grande valore e prestigio. È importante farlo comprendere anche ai ragazzi, perché per formare la classe dirigente del futuro non c’è bisogno solo di scegliere volti nuovi e candidarli alle elezioni, ma soprattutto di avere giovani con un livello di competenza adeguato. I processi legislativi richiedono un salto dal punto di vista qualitativo e della formazione. Lex Start, come Ragazzi in Aula, ma anche il lavoro che stiamo facendo per aprire il Consiglio alle visite delle scuole e delle associazioni, serve per avvicinare più persone all’Assemblea e all’attività che qui si svolge quotidianamente». All’incontro sono intervenuti anche Francesco Iovino, Susy Panico e Bruna Fiola, consiglieri regionali della Campania, che hanno portato il proprio contributo al confronto con i giovani, sottolineando l’importanza di avvicinare le nuove generazioni alle istituzioni e ai processi decisionali. La nuova annualità si inserisce così in un percorso più ampio di partecipazione e apertura delle istituzioni regionali. Scuole, forum giovanili, università e altre realtà interessate possono manifestare il proprio interesse ad aderire al progetto scrivendo all’indirizzo lexstart2026@gmail.com. Dall’Aula di scuola all’Aula del Consiglio regionale, ma anche dai forum, dalle università e dalle tante realtà nelle quali i giovani vivono e si confrontano ogni giorno, Lex Start riparte con l’obiettivo di trasformare la partecipazione in competenza e le idee in proposte concrete. Perché il futuro della Campania non si costruisce soltanto scegliendo chi la governerà, ma formando oggi cittadini consapevoli, preparati e capaci di contribuire alle decisioni che riguardano la comunità.

L'articolo Lex Start, oltre 100 giovani da tutta la Campania per il progetto Volpe proviene da Le Cronache.

Zinedine Zidane è il nuovo ct della Francia

Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo ct della Francia. Lo ha confermato il presidente della Federazione francese, Philippe Diallo, specificando che il contratto è valido per quattro anni. «La nazionale francese è l’unica cosa che volevo fare», ha dichiarato Zidane dopo l’ufficializzazione. «È una continuità, in un certo senso un sogno. Ho avuto proposte in questi quattro, cinque anni per riprendere un club e le ho rifiutate tutte per la nazionale francese». L’ex trequartista, campione del mondo nel 1998 con i Bleus, succede al suo ex compagno di squadra Didier Deschamps, ct dal 2012. Zidane, 54 anni, era senza incarico dal 2021, quando concluse la sua seconda esperienza sulla panchina del Real Madrid.

Spinelli: trasformare il lavoro in sviluppo

Sono 16.510 le assunzioni programmate dalle imprese della provincia di Salerno nel mese di luglio, destinate a salire a 33.770 nel trimestre luglio-settembre. È il quadro che emerge dal sistema Excelsior della Camera di Commercio di Salerno, che fotografa un tessuto produttivo ancora dinamico, trainato soprattutto da turismo, ristorazione, servizi, agroalimentare e costruzioni. Numeri che, secondo Patrizia Spinelli, coordinatrice Uil Salerno e Segretario Generale FenealUil Salerno, rappresentano un segnale incoraggiante perché testimoniano la fiducia delle imprese e la capacità del territorio di continuare a generare opportunità occupazionali. Ma, sottolineano le organizzazioni sindacali, il dato quantitativo non basta più per misurare la reale crescita del mercato del lavoro. Il nodo principale resta infatti la qualità dell’occupazione. Secondo le stime, il 90% delle nuove assunzioni avverrà con contratti a tempo determinato o altre forme di lavoro non stabile, mentre soltanto il 10% riguarderà rapporti a tempo indeterminato o apprendistato. Una situazione che, pur registrando un incremento dell’occupazione, continua a lasciare aperta la questione della precarietà. La riflessione trova conferma anche nell’analisi nazionale elaborata sui dati Inps e Ispettorato nazionale del lavoro. La Campania continua infatti a registrare una delle retribuzioni medie più basse d’Italia: 18.710 euro annui contro una media nazionale di 25.387 euro, con uno scarto superiore ai 6.600 euro. A ciò si aggiunge una minore diffusione del lavoro a tempo pieno e dei contratti stabili rispetto alle regioni economicamente più forti. Per la Uil il problema non è più soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma garantire occupazione capace di assicurare condizioni di vita dignitose. Contratti brevi, salari insufficienti e percorsi lavorativi frammentati rendono infatti difficile acquistare una casa, costruire una famiglia, accedere al credito o maturare una pensione adeguata, alimentando il fenomeno del cosiddetto “lavoro povero”. Una condizione che pesa soprattutto sui giovani, spesso costretti a entrare nel mercato del lavoro attraverso rapporti precari, con il rischio di favorire la fuga di competenze verso territori in grado di offrire prospettive professionali più solide. Analoga attenzione viene rivolta all’occupazione femminile, ancora penalizzata dalle difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro, dalla diffusione del part-time involontario e da livelli retributivi inferiori. Tra gli elementi positivi evidenziati dal sindacato figura invece la riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Le imprese dichiarano infatti minori difficoltà nel reperire personale rispetto agli anni passati. Un risultato che, secondo la Uil, deve però essere consolidato attraverso un rafforzamento del rapporto tra scuola, università, ITS, enti bilaterali, formazione professionale e sistema produttivo, arrivando alla costruzione di un vero Patto territoriale per le competenze. La crescente richiesta di lavoratori stranieri conferma inoltre il fabbisogno strutturale di manodopera in numerosi comparti dell’economia salernitana. Da qui la richiesta di politiche che favoriscano ingressi regolari, percorsi di qualificazione professionale e piena integrazione, contrastando ogni forma di sfruttamento. Secondo la coordinatrice della Uil Salerno, Patrizia Spinelli, e il segretario generale della FenealUil Salerno, la qualità del lavoro passa anche attraverso relazioni industriali più solide: accelerare il rinnovo dei contratti collettivi, rendere strutturale la detassazione degli aumenti salariali, rafforzare la contrattazione di secondo livello e contrastare il dumping contrattuale rappresentano strumenti indispensabili per redistribuire i benefici della crescita e premiare le imprese che investono in innovazione, sicurezza e valorizzazione delle competenze. «La produttività – evidenzia Spinelli – non cresce comprimendo il costo del lavoro, ma investendo nelle persone». Per il sindacato, Salerno dispone oggi di tutte le condizioni per consolidare il proprio sviluppo grazie alle grandi opere, agli investimenti del Pnrr, al turismo, all’agroalimentare, al manifatturiero e alle costruzioni. Il vero obiettivo, però, è trasformare la crescita economica in sviluppo sociale, creando lavoro stabile, sicuro e ben retribuito e garantendo salari più alti, maggiore produttività e migliori condizioni di vita per lavoratori e famiglie.

L'articolo Spinelli: trasformare il lavoro in sviluppo proviene da Le Cronache.

Talco cancerogen: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari di risarcimenti

Si avvicina la fine di una dura battaglia legale durata circa un decennio: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari (circa 4,84 miliardi di euro) di risarcimenti per chiudere 76 mila cause legali intentate contro il suo talco per bambini e altri prodotti sospettati di aver causato casi di cancro alle ovaie. Affinché diventi effettivo, l’accordo dovrà essere accettato dal 95 per cento delle persone che hanno presentato richieste di risarcimento.

L’azienda continua a parlare di accuse «prive di fondamento»

La multinazionale statunitense, che nel 2023 ha messo di vendere suo talco per bambini in tutto il mondo, sostituendolo con amido di mais, aveva già provato in passato a raggiungere un’intesa nella maggior parte delle cause che l’avevano portata in tribunale con l’accusa che il suo talco contenesse amianto, causa principale di mesotelioma in migliaia di clienti, senza però riuscirci. Inoltre tra il 2018 e il 2025 era stata più volte condannata a pagare risarcimenti milionari. Erik Haas, vicepresidente di Johnson & Johnson, ha ribadito che le accuse sono «prive di fondamento» e che l’azienda ha deciso di raggiungere un accordo solo per chiudere la questione.

Petitto (Fi): In Campania è necessario che Forza Italia trovi una sintesi

di Erika Noschese

 

 

Sanità, infrastrutture e rilancio delle aree interne: sono queste le priorità dell’onorevole Livio Petitto, consigliere regionale della Campania al suo secondo mandato, eletto nelle fila di Forza Italia. Di recente, Petitto ha presentato una mozione, poi approvata dal Consiglio regionale, finalizzata alla valorizzazione del personale del Servizio sanitario regionale. Sul confronto interno a Forza Italia in Campania, invece, afferma: «Dobbiamo essere intellettualmente onesti: fino a questo momento, in Campania, non siamo ancora riusciti a trovare pienamente questa sintesi. L’auspicio e l’obiettivo devono essere quelli di raggiungerla quanto prima».

Onorevole Petitto, partiamo da un bilancio di questa sua esperienza in Regione Campania per il secondo mandato…

«È un bilancio certamente ricco di impegno, reso ancora più stimolante dal nuovo e delicato ruolo di Questore al Personale. È una responsabilità che sto affrontando con massima dedizione, pur consapevole che le criticità strutturali sul tavolo restano moltissime.  La verità è che ci troviamo a gestire un’eredità complessa: il governo De Luca ha lasciato un grande vuoto programmatico e gestionale, finendo per isolare le Istituzioni e scaricare sui territori e sulle strutture amministrative i costi di scelte mancate. Il mio impegno in questo mandato è proprio quello di riportare pragmatismo, presenza costante e tutela del personale, che rappresenta il vero motore della macchina regionale e senza il quale nessun servizio può davvero funzionare».

Lei di recente ha presentato una mozione per la valorizzazione del personale del Servizio Sanitario Regionale. Un segnale importante…

«Assolutamente sì, la valorizzazione di medici, infermieri e operatori è il primo tassello per qualsiasi rilancio. La realtà è sotto gli occhi di tutti: la sanità campana passa dal fallimento dell’amministrazione De Luca alla totale incertezza dell’attuale gestione Fico, rimanendo purtroppo all’anno zero.  Le recenti dichiarazioni del Governatore Fico ad Avellino — quando ha sostenuto che «non è necessario avere l’ospedale sotto casa» — sono un segnale allarmante. Questo approccio non garantisce in alcun modo presidi fondamentali come il Pronto Soccorso dell’ospedale Landolfi di Solofra, lasciando presagire scelte di smantellamento anziché di potenziamento. La salute dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare di un accentramento cieco: i territori e le comunità locali hanno diritto a una rete d’emergenza vera e tempestiva».

Quali sono le tre emergenze che ritiene debbano essere affrontate con urgenza in Campania?

«Se devo individuare le tre priorità assolute, non ho dubbi: Sanità, Infrastrutture e un Rilancio reale delle Aree Interne.  In tema sanità, ripeto, bisogna ricostruire la rete d’assistenza territoriale e garantire servizi d’emergenza efficienti, eliminando la disparità tra grandi centri e zone periferie. Sul fronte delle infrastrutture la Campania soffre ancora un divario infrastrutturale enorme che frena lo sviluppo economico, la mobilità dei pendolari e l’attrattività per le imprese. Oggi assistiamo al paradosso di chi si riempie la bocca parlando del rilancio dei treni e della riqualificazione della stazione di Avellino, proprio dopo aver passato anni e interi mandati senza muovere un dito e senza produrre un solo risultato per la nostra provincia. Le infrastrutture non si fanno con gli slogan dell’ultima ora, ma con progetti finanziati, cantieri aperti e collegamenti veloci per pendolari e studenti. Diretta conseguenza è il totale isolamento dei territori: non possiamo più permetterci di considerare l’Irpinia e le zone interne come territori di serie B. Servono investimenti mirati su trasporti, digitalizzazione e servizi essenziali per fermare lo spopolamento e dare un futuro ai giovani».

La sanità campana continua a registrare criticità, soprattutto nelle liste d’attesa e nella carenza di personale. Quali interventi ritiene prioritari?

«Per abbattere le liste d’attesa e offrire prestazioni adeguate occorre una visione integrata. Innanzitutto, è fondamentale tutelare e valorizzare le strutture sanitarie convenzionate, che rappresentano un pilastro indispensabile del sistema ma che oggi vengono penalizzate dal continuo azzeramento o esaurimento dei budget a metà anno, lasciando i cittadini senza coperture.   È inaccettabile che i pazienti debbano pagare di tasca propria o rinunciare alle cure perché la programmazione regionale fallisce. Proprio su questo aspetto ho annunciato e depositato una nuova interrogazione consiliare: voglio risposte chiare dalla Giunta sui tetti di spesa e sulla gestione delle convenzioni, perché la tutela della salute pubblica passa indispensabilmente da una collaborazione trasparente ed efficiente tra sanità pubblica e privato convenzionato».

Forza Italia sta affrontando alcune delle grandi questioni che riguardano il futuro del Paese, a partire dalla giustizia, sicurezza e tutela delle garanzie individuali. Lei viene professionalmente dal mondo della sicurezza e conosce questi temi anche nella loro dimensione concreta: quale contributo può dare oggi la cultura politica di Forza Italia per tenere insieme l’esigenza di garantire sicurezza e legalità e quella, altrettanto fondamentale, di tutelare i diritti e le garanzie dei cittadini?

«Come ha giustamente osservato lei, provengo professionalmente dal mondo della sicurezza e conosco bene le dinamiche reali con cui gli uomini e le donne delle forze dell’ordine si confrontano ogni giorno. Per questo condivido e sostengo appieno la linea di Forza Italia e di tutto il Governo centrale: la sicurezza non si fa con gli slogan, ma con interventi concreti. Occorre un piano straordinario di assunzioni per integrare l’organico, servono stipendi adeguati al rischio che questi operatori corrono quotidianamente e, soprattutto, serve una concreta tutela legale e giudiziaria per chi indossa una divisa e difende lo Stato. Non è accettabile che un agente, nell’esercizio del proprio dovere, debba temere ripercussioni economiche e giudiziarie personali prima ancora di agire. Parallelamente, la visione garantista di Forza Italia è l’unico vero argine a ogni deriva giustizialista. Dobbiamo ripartire con determinazione dai principi cardine dei quesiti referendari sulla giustizia: anche se il referendum non ha raggiunto il quorum, i temi posti — presunzione di innocenza, equo processo, giuste tutele per il cittadino — restano del tutto validi e prioritari. Tenere insieme sicurezza e garanzie significa far sentire il cittadino protetto sia dalla criminalità sul territorio, sia da un sistema giudiziario che deve sempre rispettare la dignità e i diritti della persona».

⁠In Forza Italia in Campania è evidente che ci sia in corso un confronto interno, anche articolato, sul futuro del partito. Al di là delle letture che tendono a ricondurlo a contrapposizioni personali, quali sono, secondo lei, i temi politici e le diverse visioni sull’organizzazione, sul radicamento territoriale e sulla prospettiva di Forza Italia che oggi animano questo dibattito?

«In una grande comunità politica il confronto interno non solo è fisiologico, ma è sintomo di vitalità. Tuttavia, la discussione democratica deve poi sfociare in una sintesi condivisa ed efficace. Dobbiamo essere intellettualmente onesti: fino a questo momento, in Campania, non siamo ancora riusciti a trovare pienamente questa sintesi, ma l’auspicio e l’obiettivo devono essere quelli di raggiungerla quanto prima. Abbiamo davanti scadenze elettorali fondamentali che toccano anche per il futuro della nostra regione e dobbiamo farci trovare pronti, credibili e compatti per continuare a crescere. Per farlo, però, dobbiamo rivedere i metodi organizzativi, valorizzando il reale radicamento sui territori e dando voce ai dirigenti e agli amministratori locali che vivono quotidianamente i problemi dei cittadini. Anche sul piano dei contenuti occorre un passo in avanti. Penso al dibattito sui diritti civili e sulle questioni etiche sollevato di recente da Marina Berlusconi: sono spunti di riflessione fondamentali per dimostrare che Forza Italia non si appiattisce sul passato, ma sa interpretare la modernità. Dimostrare questa capacità di evoluzione e apertura significa dare continuità autentica al grande patrimonio liberale, garantista ed europeo che Silvio Berlusconi ci ha lasciato, calandolo nelle sfide di oggi».

L'articolo Petitto (Fi): In Campania è necessario che Forza Italia trovi una sintesi proviene da Le Cronache.

La proposta dell’Oman all’Iran per la gestione congiunta di Hormuz

L’Oman ha presentato all’Iran una proposta per un meccanismo congiunto per la gestione dello stretto di Hormuz con tariffe volontarie. Lo scrive Reuters, spiegando che la soluzione avanzata da Muscat, in base alla quale Teheran non eserciterebbe il controllo esclusivo sulla via navigabile, gode del sostegno degli altri Paesi della regione. Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno improvvisamente sospeso la massiccia campagna di attacchi aerei contro l’Iran, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica che consenta la ripresa del traffico marittimo a Hormuz. La proposta omanita, sottolinea Reuters, ricalca il meccanismo già utilizzato per la gestione dello stretto di Malacca, via d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese: coloro che utilizzano questo passaggio marittimo contribuiscono volontariamente al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e delle operazioni di ricerca e salvataggio. Intanto è saltato il maxi-vertice tra la coalizione dei Volenterosi e gli Stati Uniti su Hormuz, che si sarebbe dovuto tenere a Londra.

PIGRA SALERNO

Alberto Cuomo

Chi ha avuto modo di ammirare Vincenzo De Luca correre da giovane in strada per qualche sua faccenda, ne ha potuto apprezzare la totale inidoneità alla corsa, sgraziato come era nella piccola andatura tacco-punta che lo obbligava a tenere il sedere basso nella ridicola imitazione di un papero. Sarà forse per la sua scarsa inclinazione a praticare la corsa e, con essa, probabilmente, lo sport, che il nostro sindaco ha destinato Salerno ad essere il fanalino di coda della Campania nella pratica sportiva. Si pensi al calcio. A parte Caserta che, come Salerno, vede la squadra cittadina in terza serie, tutti gli altri capoluoghi di provincia si rappresentano in compagini che giocano nelle serie maggiori. E non solo, anche Castellammare di Stabia, un centro che per numero di abitanti, per estensione e per economia è la metà della nostra città, vede la sua squadra partecipare ad un campionato superiore a quello in cui gioca la nostra Salernitana dove è in derby con la Cavese, il Giugliano, il Sorrento, la Scafatese e il Savoia, squadre cioè di Comuni tanto piccoli da non avere talvolta persino un campo idoneo. La disaffezione di De Luca nei confronti della Salernitana si manifesta nella gestione comunale dei campi di calcio nel corso della sua azione amministrativa. Del tutto cadente è infatti lo stadio Vestuti, pure un’arena storica che ha visto in sfida con la nostra Bersagliera il grande Torino di Valentino Mazzola, allenatori come Gipo Viani o calciatori come Agostino De Bartolomei, tutti a rendere in colorati arcobaleni i grigi gradoni di cemento interpreti del film di Nanni Loy su “Le quattro giornate” di Napoli. Quanto allo stadio Arechi, dopo le tante promesse di De Luca di migliorarlo mostrando immagini renderizzate in luogo del solito plastico, è giunto il progetto di un privato che vorrebbe realizzarne uno nuovo gratuitamente ricevendo in cambio la possibilità di costruire alberghi, una sala congressi, parcheggi multipiano, centri commerciali, stazione di pannelli fotovoltaici, tanto cemento insomma da far già venire la nostalgia per uno stadio semplice senza palazzi al contorno. Quanto al suo ammodernamento di cui al finanziamento regionale, il progetto prevede in definitiva principalmente “leccature” esteriori al fine di farlo apparire più bello, laddove le problematiche vere riguardano la doppia gradinata, l’assenza di coperture e il fondo del campo da gioco il quale, troppo vicino al mare, avrebbe bisogno di un nuovo drenaggio per incanalare le acque che rendono il terreno eccessivamente pesante nel maggiore affaticamento della squadra che vi gioca più spesso. Gli altri sport possono dirsi in altrettante gravi difficoltà. E’ il caso del pugilato che, malgrado i successi nel corso del tempo, dai Cipriano, Pappalardo, Casella, sino ai Limatola o ai più attuali campioni Dario Socci e Francesco De Rosa, si direbbe ultimi esponenti di una nobiltà che risale al mitico allenatore Mario Santucci, si continua ad esercitare in una palestra povera, ricavata sotto le gradinate del Vestuti priva dei più moderni strumenti tecnologici, i simulatori di combattimento o quelli che verificano con sensori i movimenti, la velocità e la forza degli impatti. E, per rimanere al Vestuti, fanno veramente pena la pista e le pedane per l’atletica leggera pure calcati da campioni internazionali e rappresentanti dell’Italia alle Olimpiadi, Azzaro, Giannattasio, Frasca, il giavellottista Pappalardo, i cui eredi, con l’allenatore Cannalonga, si sono trasferiti a Battipaglia. Pista e pedane che hanno visto il primo record del giovane Pietro Mennea, i primi tempi internazionali sui 5mila e 10mila di Pippo Cindolo, i salti di Antonietta Di Martino e che ora languono malgrado il restyling e l’impegno della società Vis Nova priva di incentivi pubblici. Già, perché gli unici sport che ancora raggiungono risultati lusinghieri sono quelli sostenuti dai privati, quali la vela e il canottaggio promossi dal Circolo Canottieri e dalla Lega Navale, o la scherma che dopo gli allori della Nedo Nadi oggi è maggiormente affidata al Club Scherma Salerno che, pure in una palestra non pubblica, con le sole risorse dei soci, ha sfoderato il campione Michele Gallo. Quanto agli impianti per il nuoto e la pallanuoto manca in città una piscina coperta di 50 metri e quella da 33metri, la piscina Vitale, è chiusa. Sarà per i sensi di colpa quindi, per non aver offerto, alla squadra del Circolo Nautico, una piscina idonea al campionato di serie B, sì da far trasferire gli incontri casalinghi a Santa Maria Capua Vetere, che De Luca e Savastano hanno fatto passerella dopo la promozione della squadra in A2. Del tutto assurdo poi che il Rugby Salerno giochi a Mercato San Severino, che il tennis sia affidato unicamente ai privati o giocabile nei pochi campi pubblici previo pagamento. In merito agli altri sport viene da chiedere come faccia De Luca a non accorgersi che la Jomi Salerno, la squadra di handball femminile protagonista in A1 che tante soddisfazioni ha dato alla nostra città gioca in un campo messo a disposizione presso la Caserma D’Avossa dalle autorità militari. Sul basket e la pallavolo meglio stendere un velo pietoso sebbene si tratti di due sport che tanto onore hanno dato a Salerno con squadre che hanno militato in serie A2 e B sia maschili che femminili e che oggi, pur in presenza di compagini che si battono in serie B, si vedono costrette a dividersi l’unico palazzetto esistente a Coperchia, delegando una più alta rappresentanza di questi sport a Scafati, Battipaglia o Nocera Inferiore. Oggi De Luca va blaterando sulla sicurezza mentre i maranza imperversano anche in città. Non ha compreso che lo sport è educativo, insegna la correttezza, l’uso delle regole, la competizione onesta, la volontà di fare sempre meglio. Ma evidentemente questi valori gli sono ignoti e, quindi, a Salerno niente sport.

L'articolo PIGRA SALERNO proviene da Le Cronache.

Tajani: «Abbiamo deciso di chiedere il Safe per 14,9 miliardi»

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che «abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno». «Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha spiegato nel dibattito seguito all’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara resa col ministro della Difesa Guido Crosetto alle commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Il Safe è lo strumento dell’Unione europea che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa. «Quanti ne useremo (dei 14,9 miliardi, ndr) lo decideremo a fine anno», ha precisato Tajani. «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno. Sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno».

Morra (Anci Campania), ‘su autonomia differenziata al fianco della Regione’

“C’è bisogno che il Governo centrale e la Regione si assumano le proprie responsabilità e non lascino soli i sindaci”. Lo afferma il presidente di Anci Campania, Francesco Morra, intervenendo sul tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali e degli scioglimenti dei consigli comunali, a margine dell’iniziativa “le sfide degli amministratori”, promossa da Anci Campania per accogliere i nuovi sindaci eletti nelle ultime amministrazioni amministrative. Secondo Morra, tra le emergenze che interessano i Comuni vi sono proprio le infiltrazioni camorristiche e le conseguenze che ricadono sulle amministrazioni anche quando la componente politica non è direttamente coinvolta. “In Campania e nel Mezzogiorno abbiamo avuto casi di consigli comunali sciolti poco dopo l’elezione, perché il procedimento era stato avviato in precedenza e riguardava la macchina burocratico-amministrativa, senza che la parte politica fosse interessata”, osserva. Per il presidente di Anci Campania il nodo centrale riguarda il funzionamento dell’apparato amministrativo. “La legge distingue chiaramente tra le funzioni di indirizzo politico e quelle tecnico-amministrative. L’organo politico ha il dovere di vigilanza e controllo, ma occorre intervenire sul piano legislativo affinché i sindaci possano essere maggiormente tutelati”, sottolinea. Morra richiama infine l’attenzione anche sul fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali. “A Napoli abbiamo voluto presentare il rapporto annuale sugli atti intimidatori agli amministratori locali insieme al presidente nazionale dell’Anci, Gaetano Manfredi, e lo abbiamo ribadito anche alla sottosegretaria Wanda Ferro. È un tema molto caldo che richiede risposte concrete”, conclude. “Sull’autonomia differenziata la nostra posizione è chiara: come Sud dobbiamo tutelare gli interessi delle amministrazioni locali, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sanitari”. Lo afferma il presidente di Anci Campania, Francesco Morra Dopo che la Camera ha dato il via libera alle pre-intese con le regioni del Nord, Morra spiega che il tema è stato già affrontato nell’ambito delle attività dell’associazione. “Abbiamo un dipartimento dedicato e, insieme al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, abbiamo affrontato in un incontro le principali problematiche legate all’autonomia differenziata”, dice. “Come Anci Campania saremo al fianco della Regione Campania nella battaglia sulle autonomie locali. È un tema che è al centro dell’agenda politica e sul quale è necessario salvaguardare gli interessi dei territori e dei cittadini”, conclude.

L'articolo Morra (Anci Campania), ‘su autonomia differenziata al fianco della Regione’ proviene da Le Cronache.

Salernitana, assalto a Caporale

di Marco De Martino

SALERNO – La Salernitana è pronta a sferrare l’assalto decisivo ad Alessandro Caporale (nella foto a sinistra). Il centrale del Cosenza è da tempo l’obiettivo principale individuato dal direttore sportivo granata Daniele Faggiano per rinforzare l’organico di Serse Cosmi. Il ds ha in mano l’accordo con il calciatore ma non ancora con il club calabrese: questa impasse ha dato la possibilità ad altre società di tentare di soffiare Caporale alla Salernitana. In primis Bari ed Union Brescia, ovvero le due società con la maggiore disponibilità economica ed un blasone tale da provare a tentare il classe 1995. Ieri a pugliesi e lombardi si è aggiunto anche il Lecco: una situazione che, nelle prossime ore, potrebbe spingere la Salernitana a rilanciare per strappare Caporale al Cosenza. Sempre in tema difesa, la società granata è sempre più vicina a Zoia della Vis Pesaro (nella foto a destra) ed allo svincolato Heinz, mentre le alternative sono sempre Manzi dell’Avellino e l’altro svincolato Capuano. Intanto proseguono le interlocuzioni con il Benevento, con cui si potrebbero concretizzare diversi affari. Il primo a cambiare maglia potrebbe essere il centrocampista Talia (nella foto centrale), mentre l’attaccante Tumminello per ora non interessa alla Salernitana che potrebbe virare su un elemento più funzionale al modulo scelto da Cosmi, ovvero l’esterno d’attacco Manconi. Faggiano sta provando anche a sfoltire: ieri Arena è stato richiesto dalla Pro Vercelli.

L'articolo Salernitana, assalto a Caporale proviene da Le Cronache.

Ct della Nazionale, la bocciatura di Pirlo diventa un caso politico

La bocciatura di Andrea Pirlo come nuovo ct dell’Italia, dovuta ai legami del “Maestro” con la Russia, è diventata anche un caso politico. E non solo perché sul caso si è espresso il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il quale ha parlato di «brutta figura» provocando la reazione stizzita («Bisogna vedere chi l’ha fatta») del presidente della Figc Giovanni Malagò, entrato in rotta di collisione col direttore tecnico Paolo Maldini e l’advisor Leonardo, che nel frattempo si sono dimessi.

I vannacciani e i pentastellati stanno dalla parte di Pirlo

«Cultura, arte e sport devono restare fuori dalla politica e dalle relazioni internazionali. Per assegnare incarichi, anche a Pirlo, va considerata la competenza e certo non gli affari con agenzie varie», ha dichiarato Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale: «Come feci con Buttafuoco a Venezia, dunque, a lui do la mia solidarietà. Non vedo proprio una questione etica». Ha difeso Pirlo anche Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera, cogliendo la palla al balzo per attaccare Guido Crosetto: «Siamo il paese in cui una persona non può fare il Commissario Tecnico della Nazionale, se ha un contratto con una società russa ma in cui un ex lobbista delle armi può fare il ministro della difesa». Sempre in casa pentastellata si è espressa sul caso anche l’eurodeputata ed ex calciatrice Carolina Morace: «La vicenda Pirlo è surreale. Lo stesso metro dovrebbe valere sempre. Dov’è stata la stessa indignazione nei confronti di chi ha continuato a intrattenere rapporti sportivi, istituzionali o culturali con Israele mentre Gaza veniva devastata?». Così Alessandro Di Battista, grande ex del M5s notoriamente vicino a Mosca: «Quello che sta accadendo a Pirlo è semplicemente osceno. Sapete tutto questo come si chiama? Russofobia. Secondo voi, se Pirlo avesse lavorato con un marchio israeliano, qualcuno avrebbe aperto bocca? Sarebbero stati tutti zitti!».

Il Pd e l’ex dem Picierno approvano la bocciatura di Pirlo

«Fateci caso: sulla questione Pirlo i primi galli a cantare e a dolersi per la sfumata indicazione a commissario tecnico, guarda caso, sono tutti esponenti politici molto sensibili alla Russia», ha dichiarato il senatore del Pd Filippo Sensi, commentando le dichiarazioni di Vannacci e Ricciardi. Questo il commento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex esponente dem: «Accolgo con soddisfazione la scelta di non nominare Pirlo. È una scelta giusta e doverosa, considerato ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata».

La lettera dell’ambasciatore russo e la replica di Calenda

Nel caos totale di questi giorni, come se non bastasse, si è inserito anche l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che in una lettera aperta postata su Telegram ha espresso «sincera e umana solidarietà» nei confronti di Pirlo: «Rattrista constatare che, nonostante il suo contributo straordinario allo sport mondiale e all’immagine dell’Italia nel mondo, proprio nel Suo Paese, lei sia oggi oggetto di ostracismo da parte di un establishment da molti definito “pseudo-democratico”». Questa la replica di Carlo Calenda, leader di Azione: «Direi che con questa dichiarazione possiamo chiudere l’assurda discussione sull’opportunità di prendere come allenatore della Nazionale un signore pagato dai russi».

Malagò e le pirlate estive

Pasquale Scaldaferri

Le idee sono molto chiare” -afferma con enfasi il presidente federale, Giovanni Malagò, tra i dirigenti sportivi italiani più fortunati. Anche se stavolta la dea bendata gli ha giocato un meschino scherzetto, facendolo infrangere come un pirla contro lo scoglio della scommessa Pirlo. Una figuraccia cosmica che neppure l’esangue Gravina, il depresso e recalcitrante predecessore, avrebbe saputo rimediare, da autentico recordman di esclusioni Mondiali. L’ex presidente del Coni, sin dall’avvento in via Allegri a Roma accolto come il taumaturgo del calcio italiano, ha già battuto il primato di insuccessi del signore di Castellaneta, ma abruzzese d’adozione: sconfitto prima di scendere in campo. In principio ha partorito l’ideona, in stile menagramo, Maldini&Leonardo (alias Gianni&Pinotto), licenziati rispettivamente da Milan e Paris Saint Germain e mai rimpianti dalla prima società italiana laureata Campione d’Europa e dall’attuale detentrice del titolo continentale per club. Eccitato dalla grancassa degli stonati pifferai salamelecchi dell’informazione sportiva, Giovannino per tutte le stagioni ha approvato la missione esplorativa della coppia italo-brasiliana per contattare il miglior allenatore in circolazione, Pep Guardiola, sperando di dissuaderne i chiari propositi di un anno sabbatico: piano mestamente fallito. Gianni&Pinotto, rientrati in Italia senza sprezzo del ridicolo, hanno virato sull’inesperto e impalpabile Andrea Pirlo, ignari del ruolo di Global Ambassador di un sito di scommesse russo. Quando i pirl(a) sono rimasti coinvolti in polemiche politiche, il siparietto grottesco aveva già fatto il giro del mondo. Con il benservito alla coppia scoppiata -che per decenza ha rimesso il mandato- Malagò ripensando agli sport invernali o alla torcia olimpica, ribadisce la volontà di lavorare per la rinascita del calcio italiano. Un nome plausibile potrebbe essere Thiago Motta, bravo allenatore dalla precisa identità, bruciato sull’altare dei risultati dall’incompetenza dirigenziale della Juventus. Ma il risorgimento della Nazionale non potrà mai esserci se non verrà varato un radicale format dei campionati (serie A con 18 o 16 squadre) per ridurre un calendario compresso e asfissiante. E soprattutto se non si apporteranno modifiche nell’approccio a programmi e strategie. In nome di coraggio, credibilità e sana filiera produttiva. Con buona pace di Maldini&Leonardo che da oggi potranno godersi un’estate in famiglia. Senza stress!

L'articolo Malagò e le pirlate estive proviene da Le Cronache.

Attacco ucraino a Mosca con centinaia di droni

Attacco ucraino a Mosca e alla regione circostante, nella notte tra lunedì 27 e martedì 28 luglio 2026, con circa centinaia di droni. L’ha riferito l’agenzia ucraina Rbc, secondo la quale è stato colpito anche un centro logistico della Wildberries, l’Amazon russa già presa di mira nei giorni scorsi. «12 droni diretti verso Mosca sono stati abbattuti dal sistema di difesa aerea del ministero della Difesa», aveva annunciato il sindaco moscovita Sergey Sobyanin. Ma poi l’attacco ucraino si è intensificato con il trascorrere delle ore fino a quando i droni, secondo Rbc, hanno circondato Mosca da ogni lato. La regione della capitale russa è stata presa di mira da oltre 390 droni, ha spiegato il primo cittadino, aggiungendo che la maggior parte è stata neutralizzata prima di raggiungere la città. Il governatore della regione, Andrei Vorobyov, ha riferito che un edificio e alcune case sono stati danneggiati, ma al momento non si segnalano vittime. L’attacco si è verificato alla vigilia della visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca.

Blitz anti immigrazione: ancora in manette Cembalo e la moglie

Salerno/Agro/Piana del Sele. Avrebbero pagato fino a 7mila euro per ottenere un documento di assunzione in un’azienda agricola italiana: tutto ovviamente falso o addirittura chi aveva sborsato soldi in Italia non ci è mai arrivato. Lo hanno scoperto la Dda e la guardia di finanza del comando provinciale di Salerno unitamente ai carabinieri del nucleo operativo per la Tutela del lavoro. Un’indagine che segue quella denominata “Click day” del 2024, sempre della procura di Salerno che fece da apripista in Italia nella scoperta di questi raggiri. Scoperte, ancora una volta, finte attività agricole per organizzare la vendita di documenti e favorire l’immigrazione dal prevalentemente dal Marocco, dal Bangladesh e dall’India approfittando del click day del 2024. Finiscono nuovamente ai domiciliari due avvocati, con loro altre 16 indagati tra Scafati, Salerno, Piana del Sele e Cilento, tutti intermediari con i migranti e intestatari delle inesistenti ditte, italiani e stranieri. Ai 18 andati ai domiciliari si aggiungono altri quattro indagati sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di firma. Un’operazione che, ancora una volta, come del 2024, vide finire nel guai gli avvocati Gerardo Cembalo di Eboli e la mogie Maria Chirico, recentemente condanni, per il blitz di due anni fa a cinque anni e otto mesi di reclusione lui e a 5 anni e 4 mesi, lei. Nella nuova indagine della Dda di Salerno, i due legali sono ai domiciliari (dove si trovavano già ristretti) perché ritenuti al centro di un’associazione per delinguere che poteva contare intermediari, perlopiù stranieri, e titolari di finte aziende agricole, in capo a indagati di Scafati, Salerno, della Piana del Sele e del Cilento. Avrebbero operato anche nelle provincie di Napoli, Avellino e Benevento Campobasso, Roma, Ancona, Pisa, Savona e Brescia. Quasi tutti gli indagati sono persone semisconosciute, ma che si prestavano a creare e gestire aziende fasulle o a cercare gli immigrati che nei loro paesi di origine erano disposti a pagare per un finto rapporto di lavoro che, attraverso i Click day, consentiva di entrare in Italia in maniera, cartolarmente, legale. L’esecuzione delle misure cautelari di questa mattina ha riguardato, in particolare, un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla cui individuazione si è pervenuti all’esito di complesse indagini, svolte anche con ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, che avevano già portato all’esecuzione di alcuni fermi ed al sequestro di ingenti somme di denaro contante. Le misure hanno interessato pure componenti dell’associazione, capaci di operare in Italia ed all’estero, e in grado di generare un volume di affari illeciti di diversi milioni di euro. In particolare, la Dda contesta alla gang di aver presentato, in favore di centinaia di cittadini extracomunitari (provenienti prevalentemente dal Marocco, dal Bangladesh e dall’India), disposti a pagare elevate somme di denaro pur di ottenere un valido titolo di soggiorno in Italia, altrettante fittizie richieste di nullaosta al lavoro nell’ambito dei decreti flussi ed emersione, avvalendosi di aziende compiacenti o create ad hoc e di liberi professionisti ed intermediari. Gli stranieri sarebbero stati gli intermediari nei confronti di connazionali desiderosi di giungere o permanere nel territorio dello Stato. I datori di lavoro compiacenti che, dietro compenso, avrebbero falsamente attestato il possesso dei requisiti previsti per l’inoltro delle domande. Vari intermediari, tra cui anche liberi professionisti, che si sarebbero occupati di reperire e formare la falsa documentazione per il buon esito delle istanze. Privati che, dietro compenso, nel corso dei cosiddetti click day, avrebbero inoltrato telematicamente le richieste di rilascio di nullaosta al lavoro in favore di cittadini extracomunitari. Alla fine chi è arrivato in Italia è diventato clandestino: in entrambi i casi oltre al danno la beffa. Le reazioni. “Desidero esprimere un sentito ringraziamento al Comando per la Tutela del Lavoro dell’Arma dei Carabinieri e al Comando Provinciale di Salerno della Guardia di Finanza per l’importante e capillare operazione condotta in diverse province del nostro territorio regionale, che ha consentito di smantellare una rete criminale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento del lavoro”. Lo dichiara l’Assessora al Lavoro della Regione Campania Angelica Saggese. “Come Regione Campania confermiamo la piena e assoluta sinergia con le Forze dell’Ordine sui temi fondamentali del lavoro dignitoso e del rispetto della legalità. La professionalità e l’impegno dimostrati dai militari confermano ancora una volta il valore del presidio che le istituzioni e le forze di polizia garantiscono quotidianamente a tutela della giustizia e della sicurezza dei cittadini. Nessuna speculazione sulle condizioni lavorative e, soprattutto, nessuno sfruttamento a danno dei soggetti più fragili possono essere tollerati sul nostro territorio”, conclude l’assessora Saggese. Ad evidenziare l’azione del governo nazionale è deputato salernitani di Fratelli d’Italia Imma Vietri: “L’operazione condotta oggi dai Carabinieri per la Tutela del Lavoro, dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’arresto di 18 persone e 4 con l’obbligo di firma, rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione contro le organizzazioni criminali che speculano sull’immigrazione clandestina, sfruttando persone e alterando le regole del nostro sistema – ha dichiarato Vietri – Desidero rivolgere il mio ringraziamento alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine che, con professionalità e determinazione, hanno smantellato un’organizzazione che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe costruito un vero e proprio business milionario attraverso i decreti flussi e la produzione di documentazione falsa. Questa nuova inchiesta conferma, ancora una volta, che il Governo Meloni aveva visto giusto quando ha deciso di intervenire con norme più rigorose per contrastare le frodi legate ai flussi di ingresso e impedire che strumenti nati per rispondere alle reali esigenze del mondo produttivo venissero trasformati in un canale di immigrazione illegale gestito dalla criminalità organizzata. La sinistra ha spesso criticato questo approccio, ma i fatti dimostrano che servivano controlli più stringenti e un deciso cambio di passo. Grazie all’azione del nostro Governo sono state introdotte misure per rafforzare le verifiche sulle richieste di nullaosta, contrastare le domande fittizie, colpire gli intermediari senza scrupoli e garantire che i decreti flussi siano utilizzati esclusivamente dalle imprese che operano nella legalità. Chi sfrutta l’immigrazione per fare affari deve sapere che lo Stato c’è e non farà alcun passo indietro”, conclude il deputato di FdI.

L'articolo Blitz anti immigrazione: ancora in manette Cembalo e la moglie proviene da Le Cronache.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega

Sono nati i Cockroach padani. Come in India, dove i giovani hanno usato un insulto – “scarafaggi” – pronunciato da un giudice dell’Alta Corte per fondare un movimento di rivolta contro un sistema corrotto di ingresso all’università e ottenere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, nelle valli tra Varese, Bergamo e Brescia, dove la Lega affonda le sue radici, i militanti si professano «nostalgici» per contrastare la leadership di Matteo Salvini.

L’attacco di Salvini alla falange nordista e ai fuoriusciti

Il manifesto è un articolo del Foglio. L’autore, il giornalista parlamentare Carmelo Caruso, da anni molto attento alle cronache interne del partito, si dilunga sullo sfogo di Salvini alla festa con i gruppi parlamentari che si è tenuta nella villa di Antonio Angelucci la settimana scorsa. Assente il padrone di casa, tra i fenicotteri rosa e le orchidee portate da Simonetta Matone, deputati e senatori di via Bellerio si sono ritrovati nei giardini della tenuta di Marino, ai Castelli, dove un tempo si faceva fotografare la vecchia proprietaria, Sophia Loren. Nel suo discorso il segretario leghista – stando a quanto risulta anche a L43 – è stato a sorpresa molto duro con la ‘falange’ dei nordisti lombardi, il governatore Attilio Fontana e il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, accusandoli di portare avanti una linea ormai «fuori dal tempo». Senza fare nomi, Salvini ha tuonato contro tutti i suoi critici. La proposta di un partito del Nord dentro la Lega avanzata da Luca Zaia? Macché. «Basta Nord, è una roba da nostalgici», ha detto il capo, che se l’è presa anche con i fuoriusciti che hanno scelto di abbracciare Futuro nazionale di Roberto Vannacci.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Matteo Salvini, alla festa AderLegaFest di Adro, nel Bresciano (Ansa).

In Lombardia il partito ribolle

È forse la prima volta che il segretario si pronuncia in modo così netto contro una parte del partito che da mesi, se non anni, ne critica la linea, a partire dalla decisione di coinvolgere Vannacci (ben prima del clamoroso addio dell’ex generale). L’asse dei governatori, formato, oltre che da Zaia e Fontana, da Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, chiede un ritorno agli ideali delle origini, un rinnovamento della leadership con maggior coinvolgimento di Zaia. Si tratta di un movimento che trova ampio consenso in Lombardia, tra lo zoccolo duro del leghismo, ma anche tra dirigenti, sindaci, amministratori, che hanno fatto la storia della Lega e che ritengono, come molti militanti chiedono ai gazebo e alle feste, che Salvini da tempo avesse dovuto fare un passo indietro per ‘salvare’ il partito. Questa Lega è un partito che ascolta ancora i militanti, ma che da mesi soffre, impotente, l’occupazione salviniana della segreteria. Anche per colpa dell’immobilismo degli stessi governatori e di storici dirigenti come i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Elio Fagioli e Roberto Calderoli alla festa estiva di Pontida (Ansa).

Il tam tam social in solidarietà a Fontana

Nelle settimane scorse sono stati appesi in diverse località del Nord alcuni manifesti in cui si chiedevano le dimissioni di Salvini a favore di Zaia. E ora è iniziato il tam tam sulle bacheche di militanti e dirigenti. Gli ‘scarafaggi’ padani si autoproclamano «nostalgici» in dissenso con la segreteria. E così gira lo slogan «Se Fontana è nostalgico, allora lo sono anche io», condiviso, tra i primi, sui social del consigliere lombardo, capogruppo al Pirellone nella passata legislatura, Roberto Anelli.

La grafica è stata condivisa sulla bacheca di diversi militanti storici. Seguita da commenti come: «Ora basta sedersi sulla riva del fiume e attendere». «Sì lo ammetto, sono nostalgica anche io», scrive l’ex senatrice Simona Pergreffi. «Non è una questione di nostalgia, ma di coerenza, Matteo Salvini. Siamo nati per impegnarci per le nostre comunità, per i nostri territori e per il nord, non siamo nostalgici ma realisti, così non va. Se non ci fossero le regioni con i governatori e le amministrazioni del nord, non ci sarebbe la Lega», commenta Giampaolo Pesenti, vicesindaco di Zogno, nella Bergamasca.

La minaccia di provvedimenti disciplinari e la chiamata a Pontida

Sembra che Salvini non abbia preso bene l’iniziativa e minacci provvedimenti disciplinari. Sicuramente ha reagito diffondendo il manifesto di Pontida 2026 nel quale, per inciso, compare il vecchio simbolo della Lega senza il suo nome. Le bandiere autonomiste e i militanti sono ritratti sul prato davanti al grande palco. Tutti al raduno, esortano i fedelissimi.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Il manifesto d Pontida 2026.

Dall’estero: Tutte le novità annunciate da Marvel Studios al San Diego Comic-Con 2026

Tutte le novità annunciate da Marvel Studios al San Diego Comic-Con 2026

Ryan Gosling entra nel MCU come il nuovo Ghost Rider e David Jonsson sarà il nuovo Black Panther

L'annuale incontro del pubblico con i supereroi Marvel al San Diego Comic-Con ha celebrato il ritorno degli Avengers con la presenza sul palco di Robert Downey Jr. e sedici degli attori e gli attrici che vedremo il prossimo 16 dicembre in Avengers: Doomsday, ma non solo. L'evento nella Hall H, presentato dal presidente di Marvel Studios Kevin Feige, ha visto infatti la partecipazione dei registi Anthony e Joe Russo, che insieme a Downey Jr. (Doctor Doom), Chris Evans (Steve Rogers), Pedro Pascal (Reed Richards), Hayley Atwell (che ha confermato il suo ritorno nel ruolo di Peggy Carter) e... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 28 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Televisione: Ecco il trailer e il podcast della seconda stagione di Dark Matter

Ecco il trailer e il podcast della seconda stagione di Dark Matter

Il multiverso secondo Apple TV torna in streaming alla fine di agosto

Durante il panel dedicato alle serie Apple TV tenutosi durante il San Diego Comic-Con è stato presentato il trailer della seconda stagione di Dark Matter, serie thriller sci-fi ispirata all'omonimo romanzo di Blake Crouch. Guarda il video: Dark Matter — Season 2 Official Trailer | Apple TV In arrivo sulla piattaforma di streaming a partire da venerdì 28 agosto, questa seconda stagione supera gli eventi del romanzo ma vede l'autore coinvolto come creatore, showrunner, produttore esecutivo e come sceneggiatore in squadra con  Jacquelyn Ben-Zekry, Megan McDonnell e... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 28 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Ct della Nazionale, il caos azzurro finisce sulla stampa estera

Il caos attorno alla scelta del nuovo commissario tecnico dell’Italia, ennesima figuraccia del calcio azzurro, ha varcato i confini nazionali approdando sulle home page dei siti delle principali testate sportive (e non) estere.

Ct della Nazionale, il caos azzurro finisce sulla stampa estera
Ct della Nazionale, il caos azzurro finisce sulla stampa estera
Ct della Nazionale, il caos azzurro finisce sulla stampa estera
Ct della Nazionale, il caos azzurro finisce sulla stampa estera

«Terremoto in Italia con Pirlo e Maldini», titola il quotidiano sportivo spagnolo As. Senza cambiare Paese, Marca scrive: « Pirlo rompe il silenzio in mezzo alla tempesta: “L’amore per l’Italia non dipende da un lavoro”». Dello stesso tono il titolo de L’Equipe: «Pirlo fuori. La Nazionale nella tempesta». La prestigiosa testata sportiva francese irride poi l’Italia: «È più difficile qualificarsi per i Mondiali o trovare un allenatore?». Così la tedesca Bild: «Salta l’accordo Pirlo-Italia, che caos!».

Intesa Sanpaolo, la divisione IMI CIB valorizza le eccellenze italiane e favorisce l’internazionalizzazione

Valorizzare le eccellenze imprenditoriali italiane e accompagnarle nel dialogo con la comunità finanziaria internazionale è uno degli obiettivi che la divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, porta avanti attraverso l’Italian stock market opportunities conference. Nata nel 2008, l’iniziativa rappresenta un appuntamento consolidato che offre alle società quotate italiane un’opportunità concreta di confronto con i principali investitori istituzionali europei, contribuendo a rafforzarne il posizionamento sui mercati dei capitali internazionali.

Quattro incontri che hanno coinvolto oltre 25 società italiane

L’edizione 2026 si è articolata nelle quattro piazze finanziarie di Lugano, Milano, Madrid e Parigi, coinvolgendo complessivamente 27 mid & small cap italiane, protagoniste di 240 incontri one-to-one e di gruppo con 106 investitori istituzionali equity. Un percorso che ha consentito alle imprese di presentare direttamente strategie industriali, risultati e prospettive di crescita a una platea qualificata di investitori internazionali, favorendo nuove opportunità di dialogo e relazione con il mercato. Il ciclo di incontri si inserisce nell’impegno della divisione IMI CIB a supporto dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, mettendo a disposizione delle imprese competenze specialistiche, una presenza consolidata nelle principali piazze finanziarie e un network internazionale di investitori.

Mocio: «Così facilitiamo l’incontro tra capitale e imprese»

Queste le dichiarazioni di Massimo Mocio, deputy chief – head of Global banking & markets della divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo: «Le mid & small cap rappresentano una componente essenziale della competitività del sistema produttivo italiano. Si tratta di imprese che esprimono innovazione, capacità industriale e specializzazione, qualità sempre più apprezzate dagli investitori internazionali. Attraverso l’Italian stock market opportunities conference mettiamo il nostro network internazionale al servizio delle aziende italiane, creando occasioni concrete di confronto con la comunità finanziaria e facilitando l’incontro tra capitale e imprenditorialità. Il nostro obiettivo, grazie anche alla collaborazione con la divisione Banca dei territori, è accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita, favorendone la visibilità e l’accesso ai mercati internazionali dei capitali».

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto

A Paolo Maldini e Leonardo va riconosciuta l’ambizione. L’ex segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov, che pure non era uomo da mezze misure – per farsi capire all’Onu batteva la scarpa sul banco -, quando volle strafare si spinse fino al piano settennale, la semiletka del 1959. Sette anni. Oltre, nemmeno il Gosplan – l’agenzia di pianificazione economica dell’Urss – osava: troppo lontano, troppo comodo, troppo inverificabile. Ci voleva la nuova direzione tecnica della Figc per superare il Cremlino: otto-10 anni, annunciati il 23 luglio in Lega Serie A, con Giovanni Malagò costretto a correggere al ribasso in diretta – «io penso a sei anni, Paolo ha parlato addirittura di otto-10». Quando persino lo sponsor della tua nomina ti dimezza l’orizzonte davanti ai club, forse un problema c’è. Aspettiamo solo di capire se, al prossimo Consiglio federale, Maldini batterà il mocassino sul banco. Coerenza estetica vorrebbe di sì.

Una dichiarazione d’intenti con scadenza oltre ogni rendicontazione

Il punto comunque non è l’orizzonte lungo. Le rifondazioni serie – quella tedesca dopo il 2000, o quella belga – erano decennali. Ma erano piani: fasi, tappe, obiettivi misurabili, gente che rispondeva se i numeri non tornavano. Qui invece abbiamo «linee guida» e una data d’arrivo collocata in un futuro nel quale, statisticamente, nessuno dei presentatori sarà più in carica. Siamo di fronte a una dichiarazione d’intenti con scadenza oltre ogni rendicontazione. Il quinquennale sovietico, almeno, prevedeva punizioni severe per chi mancava l’obiettivo. Qui non è previsto nemmeno il tagliando. E poi c’è il capolavoro: il pasticcio sulla scelta del commissario tecnico.

Siamo partiti dai migliori al mondo per arrivare a Pirlo

Ricapitoliamo la sequenza, perché merita. Primo atto: «Siamo partiti dai migliori al mondo». Pep Guardiola contattato, Carlo Ancelotti sentito. Applausi: finalmente si ragiona in grande! Secondo atto: i migliori del mondo, com’era prevedibile, hanno detto di aver meglio da fare. Terzo atto: si scende dunque al gradino successivo: Roberto Mancini, il preferito del presidente? Antonio Conte, il preferito della Lega? No. Si precipita su Andrea Pirlo, vincitore della First Division degli Emirati con lo United FC di Dubai, campionato che conta 28 club professionistici in tutto, contro i 100 italiani.

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto
Roberto Mancini, Andrea Pirlo e Pep Guardiola (foto Ansa).

Nessun appeal a livello commerciale

Dall’allenatore che definisce un’epoca al vincitore della cadeteria emiratina, senza fermate intermedie. Non esiste modo più crudele di far apparire inadeguato un candidato che presentarlo come esito della stessa ricerca iniziata da Guardiola. E l’hanno fatto i suoi sponsor. L’errore Pirlo, del resto, non era solo tecnico: era contabile, e su questo sito i conti sono già stati fatti. Un ct con quel profilo produce zero riprezzamento commerciale il giorno dell’annuncio: nessun partner ritocca una voce di listino per chi ha vinto la cadetteria emiratina. E parliamo di una Federazione che ha già iscritto a bilancio 9,5 milioni di riduzione dei corrispettivi commerciali per il 2026, un malus Adidas da 9,6 milioni per la mancata qualificazione mondiale, un rosso previsto di 6,6 milioni, dentro un danno complessivo che Unimpresa stima oltre i 50 milioni.

Il pasticcio su Fonbet, il principale bookmaker di Mosca

In questo quadro, la direzione tecnica ha proposto l’unico candidato che non spostava un euro. Un risparmio senza investimento: il peggio di entrambi i mondi. Poi, certo, c’è stata la Russia. E qui il sarcasmo si scrive da solo: i signori del piano decennale in salsa Gosplan si presentano con un candidato ct che dall’ottobre 2025 fa il global ambassador di Fonbet, il principale bookmaker di Mosca, e che a maggio 2026, mentre su Kyiv cadeva di tutto, posava per i selfie al “Football Day” moscovita.

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto
Il messaggio di Pirlo su Instagram e la pubblicità di Fonbet.

«Nessun significato politico, è solo commercio», si è difeso Pirlo. Gli crediamo. È esattamente questo il problema: per fermarsi davanti a certe fotografie non serve un’opinione politica, basta un ufficio di due diligence. La Figc ne ha uno. La direzione tecnica non l’ha consultato, o peggio, l’ha consultato e ha proceduto lo stesso. Ci ha pensato l’ex attaccante ucraino Andriy Shevchenko nonché ex compagno di Maldini e Pirlo al Milan, con la sobrietà di chi ha la madre a Kyiv, a dire quello che a via Allegri non avevano notato: «Condanno ciò che hanno fatto».

Un caso reputazionale che era pubblico da nove mesi

Dunque 35 giorni dopo l’elezione di Malagò, il bilancio della gestione è questo: un candidato bruciato da un caso reputazionale che era pubblico da nove mesi; un presidente federale scavalcato e poi affrontato a muso duro in nome dell’«autonomia»; un potenziale conflitto d’interessi in casa (i figli di Maldini e Pirlo avviati alla professione di procuratori, con una norma federale sull’incompatibilità che pende come un lampadario); e zero commissari tecnici a 60 giorni dalla prima partita che ci attende, Italia-Belgio.

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto
Paolo Maldini, Andrea Pirlo, Gigi Buffon e Andriy Shevchenko nel 2014 (foto Ansa).

Il tutto condito dalla terza rottura professionale in tre anni – Cardinale nel 2023, il Fenerbahçe di Safi a giugno, Malagò oggi – per un dirigente il cui mandato dichiarato sarebbe «unire mondi che fanno fatica a interagire». Finora l’unico mondo che è riuscito a unire è quello, trasversale e affollato, di chi ha litigato con lui.

La fiducia si è consumata in nome dell’amichettismo

Per questo le dimissioni dovrebbero arrivare oggi, non domani. Nessuna punizione – Maldini resta una leggenda di questo sport, e nessuno glielo toglie -, ma una presa d’atto: la fiducia si è consumata prima di produrre alcunché, e l’amichettismo, come ha scritto Fabrizio Roncone sul Corriere della sera, qui è andato “oltre” se stesso. Prima si invoca il merito (Guardiola! Ancelotti!) per nobilitare l’amico, e quando l’amico affonda si grida all’autonomia violata. L’Italia che ha saltato tre Mondiali non si merita questo teatrino.

Chiellini ha dimostrato di tenere insieme uno spogliatoio

Serve un progetto serio. Che esiste, ed è persino a portata di mano. Al vertice tecnico un uomo che con la maglia azzurra ha vinto davvero: Giorgio Chiellini, capitano dell’Europeo 2021, oggi dirigente con ruolo istituzionale e (dettaglio non irrilevante) capacità dimostrata di tenere insieme uno spogliatoio, che è poi la versione ridotta del tenere insieme un sistema.

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto
Antonio Conte e Giorgio Chiellini insieme ai tempi della Nazionale 2016 (foto Ansa).

In panchina Antonio Conte, il miglior valorizzatore di rose del calcio italiano, con un contratto costruito per una volta con intelligenza: quadriennale, bonus legati al Mondiale 2030 e al ciclo completo, malus pesanti in caso di fuga anticipata. Perché la sua nomea di uomo da bienni la conosciamo tutti, e proprio per questo va messa sotto contratto, non sotto silenzio.

Il piano decennale di Maldini: neanche Krusciov aveva osato tanto
Antonio Conte ct della Nazionale a Euro 2016 (foto Ansa).

Attorno, il progetto vero: la scadenza dell’Europeo 2032 in casa come orizzonte misurabile e una fondazione di partecipazione che vincoli le risorse di club e sponsor ai vivai, con conferimenti irrevocabili e conferenti fuori dagli organi di governo. Sei anni, tappe annuali, responsabili con nome e cognome. Si chiama piano. È quella cosa che, tra una scarpa e l’altra, nemmeno a Mosca riuscivano a fare durare 10 anni.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato

Voleva rovesciare la clessidra. E invece l’ha sfasciata. Servirebbe un Master in Ingegneria del caos per cacciarsi in un pateracchio come quello che Giovanni Malagò, al suo primo cimento da presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), ha costruito con le sue stesse manine. E invece trattasi di sciatteria casereccia, seppur allevata tra le maniere felpate e i rigidi dress code del Circolo Aniene.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato
Giovanni Malagò, Leonardo e Paolo Maldini (foto Ansa).

La scelta del commissario tecnico della Nazionale doveva essere il primo test di affidabilità. E, vedendo come sta andando a finire, si scopre che era stato un crash test. Perché era dai tempi del fallito esperimento della Superlega europea per club, aprile 2021, che non si vedeva un progetto capace di andare così rapidamente a schiantarsi sul muro, senza nemmeno avere approssimato la prima curva. Willy il Coyote non avrebbe saputo fare meglio. Ma se proprio si vuole trovare un’immagine che dia la summa della figura in corso d’opera, bisogna tornare proprio alla clessidra rovesciata.

Una decisione del direttore tecnico appositamente nominato

È la formula che Malagò ha usato, con evidente compiacimento, durante le interviste felpate che ha rilasciato al sussiegoso vicedirettore di Dazn e poi al morbidissimo duo di Cronache di spogliatoio. In entrambi i casi l’ex presidente del Coni ha piazzato il mantra: «Ho voluto rovesciare la clessidra». Formula con la quale ha inteso etichettare il metodo individuato per la selezione del ct: non una scelta del presidente federale, bensì del direttore tecnico appositamente nominato.

«È una brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta»

Roba forte, frutto di cogitazioni che lèvati. Dall’autunno diventerà un case study nei migliori MBA, ma forse anche materia da thriller filologico: dopo Il pendolo di Foucault toccherà a La clessidra di Malagò. Che in effetti gli elementi di mistero ci sarebbero tutti. Uno fra tutti: chi diamine ha telefonato ad Andrea Pirlo nella sera di domenica 26 luglio, per annunciargli che non sarà più il commissario tecnico della Nazionale? Time will tell. Con una certezza, tuttavia: che il primo a storcere il naso davanti alla scelta del global ambassador di Fonbet è stato proprio il presidente federale, protagonista di un dissenso nemmeno nascosto. Per la serie: la scelta del ct è competenza del dt, ma a patto che sia gradita al rc (rovesciatore di clessidre). «È una brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta», ha detto sibillino Malagò, rispondendo ai giornalisti.

Silvio Baldini escluso perché troppo “pane e salame”

Mai come stavolta la situazione è grave, ma non seria. E intanto ci si confronta con un dato di fatto: da aprile gli Azzurri sono privi di un commissario tecnico ufficialmente nominato. Dopo il disastro di Zenica e le dimissioni di Rino Gattuso il posto è vacante. Lo ha tenuto in caldo per due partite l’ottimo Silvio Baldini, mai preso seriamente in considerazione per il ruolo perché troppo “pane e salame”. Uno che, per dire, al Circolo Aniene non ci metterebbe mai piede, con grande sollievo dei soci: rischierebbero di trovarsi a tavola un soggetto simile a quell’onorevole del film interpretato da Michele Placido, che per una strana sindrome, prendeva a dire in faccia agli interlocutori ciò che davvero pensava di loro.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato
Rin Gattuso e Gabriele Gravina (Ansa).

Ovvio che non tutti i quattro mesi di non decisione possano essere imputati a Malagò, che è stato eletto presidente Figc il 22 giugno: fin lì la scelta della guida tecnica era stata tenuta in sospeso perché non poteva essere il presidente in uscita (Gabriele Gravina) ad assumersi una responsabilità così pesante. E tuttavia, resta il dato di fatto: da inizio aprile a (ormai) tutto luglio la panchina azzurra è scoperta.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato
Paolo Maldini e Andrea Pirlo (Imagoeconomica).

Il culmine della tristezza in quel viaggio da Guardiola

Nel mezzo, durante questo ultimo mese di frenesie che hanno portato allo zero tagliato di oggi, c’è stato il balletto di nomi e personaggi di più diversa taglia. Con Stanlio Maldini e Ollio Leonardo (a proposito: qualcuno ha capito la necessità del suo ruolo di advisor?) impegnati a fare un casting da Isola dei Famosi per poi ridursi al più scarso del mazzo. Una Baraccone Strategy che ha toccato il culmine della tristezza col viaggio speso per tentare di convincere Pep Guardiola.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato
Pep Guardiola e, dietro di lui, Simone Inzaghi (foto Ansa).

Peccato non ci fosse una telecamera nascosta, per registrare le facce da Muppet Show che il tecnico catalano avrà esibito mentre si sentiva illustrare il «progetto tecnico». Il cui respiro avrebbe dovuto essere decennale e invece rischia di non approdare al mese di agosto. Manco l’etichetta di governo balneare: che era roba da sabbia ruvida da arenile, mica quella glitterata da clessidra.

Torna d’imperio la candidatura di Mancini?

E adesso non rimane che mettersi in attesa e vedere come va a finire. Nella consapevolezza che questo articolo nasce vecchio, perché qui le cose cambiano da un quarto d’ora all’altro. Per la panchina azzurra tornerebbe d’imperio la candidatura di Roberto Mancini, che giusto tre anni fa di questi tempi mollava la Nazionale perché si sentiva logorato. Salvo, poche settimane dopo, andare a firmare un ricco contratto coi sauditi. Mancini e Malagò erano in campo nella Coppa Canottieri, torneo di calcio a cinque che celebra l’eternità del generone romano. Hanno spezzato le reni al Circolo Canottieri Lazio, sicché abbiate fede.

Malagò, il pasticcio Figc sul ct dell’Italia e quel mantra già bruciato
Giovanni Malagò con Roberto Mancini (foto Ansa).

Ma adesso la prima cosa da conoscere è non già il nome del nuovo ct, quanto l’ora esatta delle dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo. E a quel punto rimarranno nella mente le immagini della conferenza stampa in Lega Serie A: vecchie di nemmeno una settimana eppur già seppiate. Con alcune pose di Malagò che già qualcosa dovevano pur lasciarla intendere. È stato quando, dopo aver parlato per primo ai presidenti di club, ha lasciato spazio ai Gemelli dell’autogol per starsene di lato ad ascoltare le loro parole. Probabilmente non aveva messo in preventivo che i due si prendessero così tanto tempo: fatto sta che, a partire da un dato momento, l’uomo che rovescia le clessidre e inventa nuovi schemi di governance ha assunto pose da svacco totale. Poggiato col gomito sul bordo a reggersi il mento con la mano. Pareva Silvio Berlusconi durante quella famosa conferenza stampa assieme a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, mancava solo che facesse la conta con le dita. L’unica scena godibile di questa tristissima vicenda federale.

Milei offende Lula: alta tensione tra Brasile e Argentina

Scontro diplomatico tra Brasile e Argentina. Motivo del contendere alcune avventate dichiarazioni di Javier Milei sull’omologo Luiz Inácio Lula da Silva, arrivate a poco più di due mesi dalle elezioni presidenziali nel Paese più grande del Sudamerica. Il vulcanico Milei, in Brasile per partecipare all’evento che ha ufficializzato la candidatura di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair condannato a 27 anni per il tentativo di colpo di Stato del 2023 e come lui facente parte dell’universo Maga, si è reso protagonista di gravi insulti nei confronti di Lula, definendolo un «ladro», un «carcerato» e «spazzatura socialista» nel suo intervento alla convention del Partito liberale.

Milei ha anche accusato l’omologo brasiliano di aver cercato di influenzare le elezioni argentine del 2024. In seguito alle calunnie pronunciate contro di lui dal presidente turbo-capitalista Milei, Lula ha richiamato l’ambasciatore da Buenos Aires. «È inammissibile che un capo di Stato straniero venga nel nostro Paese e si rivolga in termini irrispettosi alle sue istituzioni», ha dichiarato il Partito dei lavoratori guidato da Lula.

Milei offende Lula: alta tensione tra Brasile e Argentina
Lula (Ansa).

Nuovi attacchi degli Houthi contro gli impianti petroliferi sauditi

Gli Houthi hanno rivendicato attacchi che hanno messo nel mirino «diversi punti cruciali lungo il percorso di approvvigionamento e trasporto del petrolio greggio dall’Arabia Saudita orientale verso Yanbu», città situata sul mar Rosso ritenuta per la sua grande raffineria, simbolo della potenza dell’industria petrolchimica del regno saudita. Un portavoce dei ribelli yemeniti, citato dai media iraniani, ha spiegato che l’operazione, condotta con velivoli a pilotaggio remoto, «è stata effettuata in risposta alla violazione dello spazio aereo dello Yemen con droni sauditi».

Tra i siti colpiti ci sarebbe l’impianto petrolifero di Abqayq

Dopo che gli Houthi hanno annunciato di avere colpito siti strategici in Arabia Saudita, l’agenzia iraniana Fars ha diffuso immagini che testimonierebbero di un incendio nell’impianto petrolifero di Abqayq. Gestito da Saudi Aramco, «è un nodo fondamentale della rete petrolifera del regno e consente di convogliare il petrolio verso il terminale di Yanbu e ridurre la dipendenza dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz», ha spiegato Fars. Con una quota pari a circa il 5 per cento della produzione petrolifera mondiale (pari a circa 7 milioni di barili al giorno), quello di Abqayq è considerato il più grande impianto di stabilizzazione e trattamento del petrolio greggio al mondo.

Tre feriti in un accoltellamento a Parigi, l’aggressore: «Mi ha mandato Allah»

Tre donne, di cui una incinta, sono state ferite in un attacco con coltello a Parigi. Due di loro sono state colpite piuttosto gravemente una alla schiena e l’altra all’addome. La terza sarebbe stata raggiunta in modo più leggero. Hanno 19, 24 e 36 anni. I fatti si sono verificati intorno alle 11.30 di lunedì 27 luglio 2026 in un quartiere a Nord-Ovest della città. Ad attaccare le donne è stato un uomo, fermato sul posto da un poliziotto fuori servizio. Si tratta di un 31enne con disturbi psichici, secondo i primi elementi. Davanti alla polizia, si è limitato a dichiarare delle generalità aggiungendo «frasi senza nesso», affermando anche che «Allah mi ha mandato per uccidere delle donne». Parole che avevano fatto ipotizzare la pista del terrorismo, che però ora non è quella privilegiata dagli inquirenti. «Riteniamo si tratti di un folle», hanno spiegato.

Ex Ilva, Corte d’Appello di Milano: «Area a caldo da chiudere entro 90 giorni»

La corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, cioè il cuore produttivo dell’acciaio dello stabilimento, deve essere chiusa entro 90 giorni, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili. I giudici hanno quindi accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, sostenendo che gli impianti mettono a rischio la salute dei cittadini e compromettono l’ambiente. «Non va sottaciuto che gli impianti Ilva e il sistema produttivo sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento», hanno scritto i magistrati, ritenendo che tutti gli accorgimenti e le misure messe in atto dall’azienda per scongiurare il rischio di malattie legate all’inquinamento e i ritardi nella realizzazione dei vari interventi non hanno contrastato adeguatamente il pericolo dei danni alla salute collettiva generato da «svariate e individuate sostanze nocive».

Fedez si ferma: «Il mio corpo ha alzato la mano»

«Quando sei in ospedale aspettando l’ultima trasfusione di sangue ti senti vacillare, pensi che il tuo tempo stia per finire o giù di lì. In questi giorni, la paura di non poter riabbracciare le persone a me più care, i miei figli, mi ha fatto vedere il cielo in un altro modo». Lo ha scritto Fedez su Instagram a corredo di una foto che lo ritrae in terrazzo al tramonto, annunciando uno stop temporaneo alle esibizioni live: «Il mio corpo ha alzato la mano per l’ennesima volta e mi ha detto “fermati”. Ora a dirmelo ci sono anche i medici, ed è quello che farò».

Fedez è stato da poco dimesso dopo una serie di accertamenti dall’ospedale Fatebenefratelli, dove tre anni fa era stato operato per un’emorragia interna provocata dal sanguinamento di alcune ulcere. Il ricovero è avvenuto a pochi giorni dopo la nascita del terzo figlio del rapper, Edoardo Lupo, avuto dalla compagna Giulia Honegger.

Stop dell’attività live per due mesi

«A seguito delle condizioni di salute dell’artista, che richiedono un periodo di cure e recupero, si rende necessaria la sospensione dell’attività live di Fedez prevista nei mesi di agosto e settembre, per consentire all’artista di dedicarsi pienamente al percorso di recupero e alla tutela della salute», ha spiegato la società Vivo Concerti. Annullati i dj set in programma nel mese di agosto e il concerto Casa 360, che si sarebbe dovuto tenere il 25 settembre 2026 all’Unipol Forum di Assago. Oltre a questi due eventi, il tour estivo di Fedez prevedeva una serie live in piazze fra Sud e Centro Italia, tutte annullate.

Il cambio alla direzione del Secolo XIX tra le polemiche

Blue Media, la società editrice controllata dal Gruppo Msc, ha confermato in una nota che «in conseguenza delle proprie decisioni nella prospettiva della riorganizzazione aziendale, il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione de Il Secolo XIX, che viene assunta temporaneamente dal vicedirettore Andrea Castanini». «Blue Media ringrazia sentitamente il dottor Brambilla per la preziosa opera prestata nella prima fase di consolidamento e rilancio del giornale, che ha fatto seguito alla sua acquisizione da parte di Blue Media», conclude il comunicato.

Il cambio alla direzione del Secolo XIX tra le polemiche
Andrea Castanini (Facebook).

Brambilla: «Sono stato licenziato»

Un cambio di direzione tutt’altro che sereno, con Brambilla che ha precisato che l’addio non è stato una sua decisione ma la conseguenza di un licenziamento. «Leggo con sorpresa sull’agenzia Ansa che Blue Media, l’editore de Il Secolo XIX, ha comunicato, con un giorno di anticipo rispetto agli accordi, la fine del mio rapporto di lavoro», ha scritto in una nota. «Leggo con ancor più grande stupore la frase “il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione de Il Secolo XIX”, formula che lascia intendere che si è trattato di una mia decisione. La verità è che si tratta di un licenziamento: del tutto legittimo ovviamente, perché l’editore ha diritto di cambiare direttore quando vuole, ma pur sempre un licenziamento». «La lettera di “comunicazione scioglimento rapporto di lavoro», conclude Brambilla, «mi è stata consegnata questa mattina».

Il Cdr chiede un incontro urgente all’azienda

Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato di redazione, che ha informato i giornalisti della questione: «Care colleghe e cari colleghi, l’azienda ci ha informato che, in data odierna, è stata formalizzata la cessazione del rapporto di lavoro del direttore Michele Brambilla. La direzione del giornale è affidata ad interim all’attuale vicedirettore Andrea Castanini, che assumerà la responsabilità della firma a partire dall’edizione del 28 luglio 2026 sull’edizione digitale e dall’edizione del 29 luglio sulla versione cartacea. Abbiamo già chiesto un incontro urgente all’Azienda».