“Divide et impera”: il paradosso dell’ospedale di Agropoli

di Irene Sarno

“Divide et impera”. L’adagio attribuito a Filippo il Macedone potrebbe trovare terreno fertile nel Cilento, laddove le divisioni sono da sempre all’ordine del giorno. Non semplici visioni diverse di qualcosa, ma nette lontananze che sfociano spesso nell’odio e nel campanilismo più forte. Una forte divisione, per l’appunto, si sta avendo anche in tema sanitario. Il comitato “8 agosto” ha organizzato un corteo per le strade di Agropoli per chiedere la riapertura dell’ospedale, manifestazione che si terrà domani a partire dalle 15.30.

In queste ore di vigilia, però, si registra il fenomeno di cui sopra: la divisione. Alcuni cittadini, pare riuniti in un altro comitato o che si spacciano per tali, stanno discutendo, in maniera particolarmente accesa, se partecipare o meno alla marcia o se addirittura boicottarla. Giusto sottolineare che l’altro comitato operante ad Agropoli e che si prefigge la riapertura del nosocomio nulla ha a che fare con queste intemperanze, e pare anzi che parteciperà al corteo con alcuni esponenti, come la presidente Lucia Grambone, prendendo anche la parola e spiegando le proprie posizioni.

Il fatto, però, rimane: c’è chi non vede di buon occhio la manifestazione che si terrà domani. Diverse sono le motivazioni. In primis, si punta il dito contro Giuseppina “Gisella” Botticchio, una delle organizzatrici, accusata di voler fare politica e di essere intenzionata a candidarsi il prossimo anno per la tornata elettorale amministrativa. Stessa colpa ascritta anche a Massimo La Porta, consigliere comunale molto attivo in tema sanitario. Per loro, ed è palese, un processo alle intenzioni.

Chi punta il dito, probabilmente, dimentica che per anni la riapertura dell’ospedale di Agropoli è stata al centro di varie campagne elettorali e che i risultati dei tanti nastri tagliati non sono stati certo quelli promessi. Altro tema che i detrattori del corteo stanno tirando in ballo riguarda una presunta pericolosità dello stesso. Secondo loro, come si legge da alcuni messaggi, scendere in strada oggi, mentre la Regione è uscita dal piano di rientro in tema sanitario, potrebbe essere deleterio. In altre parole, chi contesta il corteo ritiene che, qualora si scendesse in piazza, il presidente Roberto Fico possa decidere di non aprire l’ospedale.

Ancor più semplicemente: voi protestate? E io non vi apro l’ospedale. Snellendo il discorso, così da arrivare a tutti: Fico ha il pallone e decide di portarlo via. Ed ecco servita la concretizzazione dell’adagio di cui all’incipit di questo articolo: la divisione c’è, motivazione inclusa, e l’obiettivo primario passa in secondo piano. “Si scende in piazza perché Tizio vuole candidarsi”, “meglio stare a casa, così la Regione non si arrabbia” e via discorrendo. Gli organizzatori non rispondono alle provocazioni e aprono alla partecipazione di associazioni, comitati, volontari, politici, amministratori, semplici cittadini. Questo perché credono in un altro proverbio, secondo il quale è l’essere uniti a vincere.

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La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori

Cosa può imparare Elly Schlein dagli errori di comunicazione di Giorgia Meloni? Osservandole entrambe in azione, sembra che Schlein stia adottando un tono più istituzionale, che invece la premier non è mai davvero riuscita a fare suo. La segretaria del Partito democratico lo ha dimostrato anche in occasione della solidarietà comunicata in parlamento alla presidente del Consiglio, dopo l’attacco frontale ricevuto da Donald Trump, che poi ha anche ribadito le accuse. Un comportamento, quello di Elly, che probabilmente ha irritato Giorgia, incapace di gesti simili.

La premier orfana di Trump: quella voglia di strafare…

Difendendola dal ciclone Trump, la segretaria del Pd ha anteposto l’interesse generale del Paese a quello di parte, nello stesso tempo isolando Meloni e mostrando come ormai sia rimasta orfana del suo mentore americano, diventato fonte di imbarazzo praticamente per tutto il mondo. La premier continua a fare errori: dopo la sua dichiarazione a favore del papa ha voluto strafare, aggiungendo: «Non so quanti altri abbiano avuto il coraggio di dirlo».

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Elly Schlein durante una trasmissione con alle spalle la foto di Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un vittimismo che rivela l’intrinseca debolezza

Il vittimismo, sempre saldamente collegato alla competitività, alla dimostrazione di essere “la più brava”, è forse il tratto più critico del modo di comunicare di Giorgia Meloni. Che rivela un’intrinseca debolezza. La presidente del consiglio sembra sempre all’opposizione: essendoci stata quasi 20 anni ha introiettato quel modo arrabbiato di rivolgersi ai cittadini, che non rappresentano la totalità dei suoi elettori, anche se lei tende a confondere i due insiemi.

Il referendum non può essere definito «un’occasione persa»

Una statista, una presidente del consiglio di “tutti” gli italiani, non dice per esempio – come lei ha dichiarato nel suo intervento alla Camera e al Senato – che gli italiani con il referendum «hanno perso un’occasione». Invece i toni sono sempre quelli da campagna elettorale permanente: non se ne accorge nemmeno più perché è convinta di dare il meglio di sé quando individua un nemico e inveisce contro di lui.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Renzi è considerato la vera spina nel fianco di Meloni

Schlein risulta più composta, soprattutto quando parla con gli avversari politici, che siano parlamentari o giornalisti; sembra aver sviluppato una certa attitudine a spiegare e a portare dati. Qualcuno la considera più efficace persino di Matteo Renzi, la vera spina nel fianco di Giorgia Meloni: quando il senatore toscano parla – sempre “a braccio”, mentre la premier preferisce leggere -, Meloni viene colta da piccoli tic nervosi che non riesce a controllare e che rivelano la sua agitazione interna.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Matteo Renzi (Ansa).

Occhio all’intercalare che gli toglie autorevolezza

Ma Renzi – qualcuno glielo dovrebbe proibire – ha quel continuo intercalare, cioè «ragazzi», che toglie autorevolezza alla sua figura. Nella comunicazione politica i dettagli contano moltissimo: Elly Schlein pare aver lavorato su se stessa correggendo alcuni toni concitati di qualche tempo fa, quando voleva spiegare tutto ma non c’era tempo, e finiva per affastellare concetti che risultavano poco comprensibili, soprattutto a un pubblico televisivo.

Per Giorgia solo decreti sicurezza e nessuna riforma vera

Acquistando sicurezza e gesticolando meno si può risultare convincenti e chiari, pur non smettendo di fare opposizione in modo fermo. Il centrosinistra ha dalla sua parte l’occasione di dimostrare agli italiani che il governo Meloni, dopo quattro anni e alla vigilia di nuove elezioni, ha fatto poco per migliorare la loro vita. Solo decreti sicurezza (su rave, Ong, il decreto Cutro, quello Caivano, poi immigrazione, carceri) per tenere buoni gli elettori, dimostrando che si fa qualcosa “di destra” senza però aver portato a compimento nessuna delle tre grandi riforme promesse in campagna elettorale: cioè Autonomia, Giustizia e premierato.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Giorgia Meloni (Ansa).

Una presidente confusa, in balìa degli eventi

I cittadini si ricordano piuttosto delle misure che il governo di destra ha eliminato, dal reddito di cittadinanza al bonus studenti, sostituiti con alternative burocratiche scoraggianti. Le continue giravolte di Meloni – tra le quali l’amicizia con Trump e il recente disamoramento è l’esempio più clamoroso – comunicano l’immagine di una presidente confusa, in balìa degli eventi, senza la capacità di saperli prevedere e adattandosi quindi all’aria che tira. Su questo Schlein sta mettendo a profitto la costruzione del suo profilo politico. Nel frattempo Giorgia Meloni continua a combattere battaglie di ieri, convinta che il nemico sia sempre fuori, quando ormai il problema più grande è dentro: nell’immagine che restituisce di sé ogni volta che comunica.

Salernitana, 180 minuti per i play off

di Marco De Martino

SALERNO – Con la regular season che volge al termine, la tifoseria granata attende di conoscere il piazzamento finale della Salernitana e, di conseguenza, il nome della prima avversaria ai play off. La squadra di mister Cosmi (nella foto di Gambardella) si appresta ad affrontare la post season di terza serie, un labirinto di emozioni e insidie dove il margine d’errore è ridotto a zero. Analizzando le classifiche dei tre gironi a centottanta minuti dalla fine, il destino dei granata appare sospeso tra la conferma di un quarto posto solido, il rischio di scendere al quinto e la suggestione di un assalto dell’ultimo minuto al podio.
GRANATA AL QUARTO POSTO Allo stato attuale, la Salernitana, quarta per effetto del bilancio degli scontri diretti del Cosenza (vittoria dei granata al San Vito e pari all’Arechi), esordirebbe nel secondo turno della fase riservata al girone di appartenenza. In questo scenario, l’Arechi diventerebbe il fortino per affrontare la peggio classificata tra le reduci del primo turno. I nomi sul tavolo sono quelli di piazze calde come Crotone, Monopoli o Audace Cerignola: squadre che, sebbene distanti in classifica, nei match secchi sanno trasformarsi in avversari ostici, tant’è vero che nessuna delle tre ha perso all’Arechi ed, anzi, le due pugliesi sono riuscite anche ad espugnarlo. Il vantaggio del fattore campo e della qualificazione in caso di pareggio al 90’ sono bonus preziosi che i granata devono blindare.
GRANATA AL QUINTO POSTO Se la Salernitana dovesse chiudere quinta, il suo cammino nei playoff inizierebbe subito, senza saltare il primo turno. In questo caso, l’esordio avverrebbe nella fase dei playoff del girone, dove la quinta classificata affronta in gara secca la decima del girone C: Team Altamura e Atalanta U23 sono al momento le possibili avversarie.
GRANATA AL TERZO POSTO Tuttavia, la speranza dei tifosi granata è ancora quella di superare in extremis la Casertana, distante solo due lunghezze. Un sorpasso all’ultima curva proietterebbe la Salernitana direttamente alla Fase Nazionale come testa di serie. In questo caso i granata inizierebbero il proprio cammino il 10 maggio ma il livello si alzerebbe drasticamente, aprendo la porta a sfide di categoria superiore. Incrociare il Lecco (girone A) o il Ravenna (girone B) significherebbe affrontare compagini che hanno dominato i rispettivi raggruppamenti per lunghi tratti, squadre fisiche e ben organizzate che non regalano nulla. Il percorso verso il ritorno in serie B attraverso i play off sarà una maratona di nervi e condizione atletica. Partire con una settimana di ritardo consentirebbe a Cosmi di recuperare pilastri come Inglese, Berra, Capomaggio e Villa. I quattro infortunati anche ieri hanno lavorato a parte e salteranno i due restanti match in programma, a cominciare da quello di domani sera contro il Picerno all’Arechi. Questo pomeriggio alle 16 la squadra sosterrà la rifinitura, con mister Cosmi che farà così le ultime valutazioni tecniche e tattiche relative alla formazione da schierare.

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Postiglione, dalla sicurezza stradale all’impegno politico

A Salerno il tema della sicurezza urbana e della manutenzione delle strade è da tempo al centro del dibattito cittadino. Tra le voci che negli ultimi anni hanno portato attenzione su questi problemi c’è Gerardo Postiglione, fondatore e presidente dell’associazione Strade Sicure, che oggi ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali. Postiglione infatti è candidato al consiglio comunale di Salerno con la lista Forza Salerno, la civica di Forza Italia, a sostegno del candidato sindaco Armando Zambrano, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri.

Lo abbiamo intervistato per capire le ragioni di questa scelta e le sue idee per la città di Salerno, analizzando le tante problematiche che vive il capoluogo di provincia.

Postiglione, lei è conosciuto per il suo impegno con Strade Sicure. Perché ha deciso di candidarsi?

«La candidatura nasce proprio dal lavoro fatto negli anni con l’associazione. Ogni giorno riceviamo segnalazioni di cittadini su buche, incroci pericolosi, segnaletica mancante o marciapiedi in cattive condizioni.

Questo contatto diretto con i problemi reali della città mi ha fatto capire che spesso non basta segnalare: bisogna anche partecipare ai processi decisionali. Per questo ho deciso di fare un passo avanti»

Quali sono le priorità che vuole portare in Consiglio comunale?

«La prima è sicuramente la sicurezza stradale. Non riguarda solo gli automobilisti, ma anche pedoni, ciclisti, anziani e bambini. Penso a interventi mirati sulla manutenzione delle strade, a una segnaletica più chiara e a zone particolarmente protette vicino alle scuole. Ma non è solo una questione tecnica: è anche una questione di attenzione e di prevenzione».

L’associazione che ha fondato si basa molto sulle segnalazioni dei cittadini. Questo approccio continuerà anche in politica?

«Assolutamente sì. Credo che uno dei problemi principali sia la distanza tra istituzioni e cittadini.

L’esperienza di Strade Sicure dimostra che quando le persone hanno uno strumento per segnalare problemi e proporre soluzioni, partecipano volentieri. Vorrei portare questo modello anche nelle istituzioni: più ascolto, più dialogo e più trasparenza».

Oltre alla sicurezza stradale, quali altri temi considera fondamentali?

«La manutenzione urbana in generale. Strade, illuminazione, marciapiedi, segnaletica: sono elementi che fanno la differenza nella qualità della vita quotidiana. Una città curata è una città più sicura e più vivibile. Non servono sempre grandi opere: a volte bastano interventi puntuali e una gestione più attenta».

Come immagina la sua presenza in Consiglio comunale se verrà eletto?

«Come un punto di collegamento tra cittadini e istituzioni.

Non voglio essere solo un rappresentante politico, ma qualcuno che continua a lavorare sul territorio, ascoltando e portando in Comune i problemi reali delle persone. L’obiettivo è semplice: contribuire a rendere Salerno una città più sicura, più ordinata e più attenta alle esigenze di chi la vive ogni giorno».

Con la sua candidatura, Gerardo Postiglione punta quindi a trasformare l’esperienza maturata nel mondo dell’associazionismo civico in un impegno diretto nelle istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la sicurezza e la vivibilità della città.

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Short Movie: Quell’ultimo file

Quell'ultimo file

Un corto d'animazione proveniente dal Kazakhstan, dai toni cupi cyberpunk

Personaggi quasi in stile Lego, ambientazione stile Blade Runner, storia più dalle parti di Matrix. Così descriveremmo SCP Dreams – Last Day, corto d'animazione del Kazako Issa Aqas. Il lavoro è tutto suo: soggetto, sceneggiatura, animazione, regia. E davvero non è niente male. Guarda il video: SCP Dreams - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 18 aprile 2026 - articolo di S*

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»

Nel giorno della riapertura di Hormuz e del vertice di Parigi durante il quale è stata messa a punto una «missione difensiva» per lo stretto, Donald Trump torna ad attaccare la Nato, definita nuovamente dal tycoon una «tigre di carta». Su Truth, il presidente Usa ha scritto: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno».

Trump: «Nato inutile, stia alla larga»

Trump, in una giornata particolarmente ricca di post su Truth, ha affermato: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz, che non verrà più utilizzato come arma contro il mondo». Quetso mentre Teheran ha precisato che la riapertura durerà (al momento) per il tempo della tregua in Libano. Poi, come detto, ha puntato ancora il dito contro l’Alleanza atlantica: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, la Nato mi ha telefonato per chiedermi mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Gli ho detto di stare alla larga».

Meloni: «Italia pronta a fornire navi»

Tutto questo nelle ore in cui a Parigi si è tenuta la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, alla quale – oltre al padrone di casa Emmanuel Macron – hanno partecipato in presenza il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, erano però presenti i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi (tra cui la Russia) e organizzazioni internazionali. «Lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione. La missione che abbiamo predisposto è difensiva e segue il cessate il fuoco», ha detto Starmer nelle dichiarazioni alla stampa al termine del vertice. Meloni ha affermato che «aprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». La presidente del Consiglio ha poi affermato che l’Italia è disponibile a fornire navi per la missione difensiva.

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»
Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa).

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

A Salerno e Prato va di moda l’usato sicuro. Nella città campana e in quella toscana si vota alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, in anticipo sulla scadenza naturale per via delle dimissioni dei rispettivi sindaci. Per motivi nettamente diversi. A Salerno l’ex primo cittadino Vincenzo Napoli ha lasciato l’incarico per permettere – suscitando grande scandalo nel centrosinistrail ritorno di Vincenzo De Luca nella sua città, che potrebbe amministrare per la quinta volta. A Prato l’ex sindaca Ilaria Bugetti ha fatto un passo indietro per via di un’inchiesta giudiziaria tuttora in corso e con molti strascichi. Pochi giorni fa il Partito democratico ha scelto: il candidato sindaco è Matteo Biffoni, che ha guidato il Comune già per due mandati, prima di candidarsi in Regione ed essere eletto con 22 mila preferenze.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

Schlein costretta ad accettare le condizioni del vicerè De Luca

Verosimilmente sia De Luca sia Biffoni vinceranno le elezioni e la notizia è che lo faranno da “avversari” politico-culturali dello schleinismo. Certo, il clima è diverso nelle due città. De Luca a Salerno si candida senza simbolo del Pd, forte solo della sua personalità e del suo consenso. Anzi, il Pd schleiniano aveva l’intenzione di farlo fuori, lui insieme a tutti i cacicchi del Mezzogiorno, ai quali vengono attribuiti mali politici di ogni sorta. La cronaca ci dice che le cose non sono andate bene per il partito di Elly Schlein, costretto ad accettare le condizioni del vicerè De Luca, con cui il Pd non può non fare i conti.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Uno scambio di saluti con stretta di mano e sguardi fulminanti tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca (foto Ansa).

I dem hanno dovuto accollarsi anche il figlio di Vincenzo

De Luca ha prima tenuto il punto in Regione, dove solo alla fine – previo accordo con il Pd nazionale e con il Movimento 5 stelle – ha dato il via libera alla candidatura del suo successore, Roberto Fico. Le condizioni non sono state simpatiche per i dem, che hanno dovuto accollarsi Piero De Luca, figlio di Vincenzo, come segretario regionale del Pd campano. De Luca insomma torna in campo Nonostante il Pd, per citare il titolo di un suo libro.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Elly Schlein con Piero De Luca (foto Imagoeconomica).

Il candidato della destra senza il sostegno di Forza Italia

A sfidarlo sarà Gherardo Maria Marenghi, candidato di Fratelli d’Italia, Lega (con la lista Prima Salerno), Noi Moderati (a benedire l’operazione il viceministro agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli). Non sarà però sostenuto da Forza Italia, e qui viene la parte più divertente della storia salernitana: il partito di Antonio Tajani infatti ha deciso di unirsi a una congrega liberale a sostegno di Armando Zambrano, libero professionista, già presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Gherardo Maria Marenghi.

La strana ricomposizione dell’ex Terzo Polo, versione allargata

La sua candidatura è appoggiata, fra gli altri, da Forza Italia, Azione, Italia viva-Casa Riformista, Partito Liberaldemocratico, Udc e Noi di Centro. A Salerno insomma si va ricomponendo l’ex Terzo Polo, versione allargata: nemmeno i due gemelli del gol libdem Matteo Renzi e Carlo Calenda avrebbero potuto sognare di meglio.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Armando Zambrano (foto Imagoeconomica).

A Prato un mix di complotti, trappole, inchieste e dimissioni

Prato invece meriterebbe un romanzo politico a sé, tra complotti, trappole, inchieste e dimissioni. È successo di tutto in questi mesi, al punto che alcuni cronisti si sono messi al lavoro per qualche instant book pratese. La svolta su Biffoni è arrivata quando il Pd ha capito che a Pistoia (siamo nello stesso fazzoletto di terra) le Primarie di centrosinistra le avrebbe vinte Giovanni Capecchi, docente universitario, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nientemeno che da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

L’appoggio a un candidato non iscritto al Pd e la spaccatura

E qui sta la parte da popcorn della storia pratese: il commissario ombra del Pd toscano ha apertamente sostenuto un candidato, Capecchi, non iscritto al Pd, contro la candidatura ufficiale del Pd pistoiese, Stefania Nesi. Chissà, Capecchi avrebbe vinto anche senza il sostegno di Furfaro, ma intanto così si è spaccato il Pd pistoiese.

Due chiamati sindaci anche quando non lo erano più…

Il Pd nazionale e il Pd regionale, così attenti agli equilibri di genere politico, hanno così permesso che ci fosse un riformista candidato a Prato. Anche lì è il partito di Giorgia Meloni a candidare un suo uomo: Gianluca Banchelli, sostenuto dal centrodestra. Ma gli avversari di De Luca e Biffoni non hanno la possibilità di vincere contro quelli che, dappertutto, anche in Regione, continuavano a essere chiamati sindaci persino quando non lo erano più.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Gianluca Banchelli.

Il piano Ue anti crisi: smart working, sconti sui trasporti e tagli al riscaldamento

La Commissione europea ha stilato una serie di raccomandazioni ai Paesi membri nella bozza del piano Accelerate Eu, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.

L’elenco delle misure proposte da Bruxelles

Le misure comprendono l’invito, per le aziende che possono farlo, a stabilire almeno un giorno di smart working a settimana. Si spinge poi per ridurre i costi del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, proposti voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.

Teheran annuncia la riapertura dello Stretto di Hormuz

A seguito della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano (e in vista dei nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan), la navigazione nello Stretto di Hormuz torna alla normalità. Il braccio di mare, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di petrolio e gnl, è stato infatti riaperto. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, seguito poi a stretto giro da Donald Trump.

Trump: «Per l’Iran il blocco navale resta in vigore»

«In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», ha dichiarato Araghchi. Trump, poco dopo, ha confermato la riapertura dello stretto. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Usa, «il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la transazione non sarà completata al 100 per cento».

LEGGI ANCHE: A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump

Navigare Insieme, presentata al Coni la seconda edizione del progetto Fiv e Unicredit

Si è svolta presso il salone d’onore del Coni la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Navigare Insieme: l’Italia senza barriere, il progetto della Federazione Italiana Vela realizzato con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica. L’iniziativa nasce per promuovere la vela come sport inclusivo e accessibile, attraverso un programma di attività su tutto il territorio nazionale. Navigare insieme mette al centro la collaborazione tra circoli velici, istituti scolastici, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di abbattere le barriere e favorire la partecipazione delle persone con disabilità. Le attività prevedono momenti in mare e a terra, affiancati da formazione, divulgazione e confronto con le comunità locali. La vela diventa così uno strumento educativo, capace di sviluppare autonomia, fiducia e collaborazione.

I risultati del 2025 e il programma del 2026

Nel corso del 2025 il progetto ha registrato i seguenti risultati:

  • 11 tappe su tutto il territorio nazionale
  • 461 partecipanti coinvolti
  • 10 istituti scolastici
  • 35 associazioni del terzo settore
  • +110 per cento di crescita del tesseramento promozionale

Forte dei risultati ottenuti, Navigare Insieme torna nel 2026 con un programma ancora più strutturato. Il calendario prevede tappe su tutto il territorio nazionale, dal lago di Bolsena fino a Napoli. L’obiettivo è ampliare ulteriormente la rete dei circoli velici coinvolti e rafforzare il radicamento nei territori. Il progetto si configura sempre più come un percorso continuativo. Unisce attività sportive, formazione e momenti di confronto. Offre alle persone con disabilità un’opportunità concreta di avvicinarsi alla vela e proseguire nel tempo.

Usa-Iran, nuovi colloqui in Pakistan il 19 aprile: la proposta di Washington sull’uranio

Il nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a Islamabad domenica 19 aprile. Lo scrive Axios, citando funzionari americani. La priorità assoluta per l’Amministrazione Trump è garantire che l’Iran non possa accedere alle scorte di quasi due tonnellate di uranio arricchito sepolto nei suoi impianti nucleari sotterranei, in particolare i 450 chilogrammi arricchiti al 60 per cento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono pronti a scongelare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani se Teheran rinuncerà alle sue scorte. Ma si tratterebbe solo di una delle tante proposte sul tavolo.

Addio a Wired Italia, la testata chiude dopo 17 anni

Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».

C’entra anche l’intelligenza artificiale

Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi

Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).

Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Mazzi, l’aerofobia e… Celentano

Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di Adriano Celentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole

Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…

Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»

«L’interpellanza che ho presentato riguardava il percorso universitario e il titolo di studio conseguito dalla giornalista Claudia Conte. Dalla risposta della sottosegretaria Matilde Siracusano emerge che la laurea è stata conseguita presso l’Università telematica Pegaso, e questo conferma un elemento rilevante che fino a oggi non era stato chiarito». Lo ha detto Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo alla Camera. La risposta ufficiale del ministero dell’Istruzione e del Meritomette dunque fine (almeno) al giallo della laurea in Legge inserita nel cv da Conte, al centro delle cronache da quando ha ammesso di avere una relazione col ministro Matteo Piantedosi. La giornalista, infatti, in più occasioni era stata indicata come laureata alla Luiss. Cosa però non vera. «Non intendiamo entrare nella vita privata di nessuno, e non è questo il punto. Il punto è pubblico e riguarda la trasparenza, il rapporto tra titoli conseguiti, incarichi ricevuti e circuiti di potere che garantiscono opportunità precluse a tanti altri», ha aggiunto Bonelli.

LEGGI ANCHE: Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

La risposta del Mim all’interpellanza di Avs

«Abbiamo provveduto ad effettuare gli accertamenti richiesti dagli interpellanti, acquisendo i dati necessari dall’Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati», si legge nella risposta. Claudia Conte, spiega il ministero tramite Siracusano, «si è immatricolata nell’anno accademico 2011/2012 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Luiss Guido Carli per frequentare il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza». Il percorso accademico non si era però concluso: la donna finita al centro della cronaca politica ha infatti rinunciato agli studi presso la Luiss il 5 aprile 2016. A quel punto si è «immatricolata presso l’Università telematica Pegaso» dove «ha sostenuto i restanti esami di profitto» (75 crediti in otto mesi), conseguendo «il titolo di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza» il 15 giugno 2017.

Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
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Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
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Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»

La precisazione sugli eventi delle forze armate

Per quanto riguarda la presenza alle iniziative formative organizzate dalla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Siracusano spiega che Conte in due casi «essendo giornalista, ha partecipato in qualità di moderatrice» e che a un’altra «ha preso parte in qualità di autrice di un libro sul disagio giovanile, tema oggetto dell’incontro formativo», senza poi raccogliere l’invito a partecipare all’ultimo intervento che le era stato proposta. Per queste attività, ha specificato Siracusano, «non è richiesto il requisito della laurea». La sottosegretaria ha anche aggiunto che «le prestazioni in argomento non sono neanche state liquidate a causa dell’incompletezza della documentazione che era stata richiesta all’interessata ai fini del pagamento».

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A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump

Giorgia Meloni arriva al vertice dei Volenterosi dopo lo strappo con Trump – che sta tentando timidamente di ricucire definendo «un’eccellente notizia» il cessate il fuoco tra Libano e Israele grazie all’intervento Usa – con la preoccupazione di un’imminente recessione e il rischio di isolamento commerciale. Mentre le delegazioni si riuniscono all’Eliseo, l’aria che si respira fuori non è quella della diplomazia, ma quella di una tempesta imminente. Il vertice di venerdì, a cui partecipa la Presidente del Consiglio insieme ai leader di Francia, Regno Unito e Germania, non è una semplice passerella politica. È, a tutti gli effetti, un tentativo disperato di evitare che lo Stretto di Hormuz diventi la tomba della stabilità economica globale. E Meloni è costretta a rincorrere, dopo i numerosi episodi di frizione, soprattutto con Emmanuel Macron, degli ultimi anni.

A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump
Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer all’Eliseo (Ansa).

I rischi di una chiusura prolungata di Hormuz

Ma cosa succederebbe se il comunicato finale parlasse di un “nulla di fatto”? Se le divergenze tra i Volenterosi – già a loro volta divisi con la Francia intenzionata a dare il via a un’operazione difensiva senza gli Usa (grandi assenti al vertice) – e la linea dura di Donald Trump, unite all’intransigenza di Teheran, facessero fallire i negoziati? La risposta sta nei terminali di Bloomberg e nei portafogli delle famiglie italiane: sarebbe l’inizio di un “inverno economico” senza precedenti. Solo un anno fa Meloni snobbava i Volenterosi sull’Ucraina, oggi è costretta a rincorrere per non rimanere isolata. La domanda allora era diversa ma la risposta oggi è la stessa: la sicurezza dell’alleanza transatlantica. Dallo Stretto di Hormuz ogni giorno passano 21 milioni di barili di petrolio e il 20 per cento del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Se il blocco navale fosse prolungato la situazione precipiterebbe. Goldman Sachs ha già lanciato l’allarme: in assenza di un corridoio di sicurezza garantito, il prezzo del Brent schizzerebbe oltre i 130 dollari al barile in pochi giorni. Per l’Europa, già provata da anni di crisi energetiche, l’impatto sul gas sarebbe ancora più devastante, con rincari stimati fino al 130 per cento rispetto ai livelli pre-crisi.

A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Il prezzo della guerra ricade sulle famiglie: 950 euro in più tra bollette e benzina

La CGIA di Mestre ha già calcolato il “prezzo della guerra“: un aggravio di quasi 10 miliardi di euro per il sistema produttivo nel solo 2026. Le prime stime parlano di batosta da 950 euro a famiglia tra rincari delle bollette elettriche e, inevitabilmente, dei prezzi alla pompa. L‘inflazione, che sembrava domata, tornerebbe a ruggire verso il 2,6 – 3 per cento, erodendo i risparmi e frenando i consumi. Il Made in Italy rischierebbe poi di pagare il prezzo più alto. I distretti industriali energivori, orgoglio del nostro export, si trovano davanti a un bivio drammatico. Il fallimento diplomatico aprirebbe le porte alla stagflazione. Il Pil italiano rischierebbe un’ulteriore contrazione mentre i prezzi continuano a salire.

La tentazione del gas russo

Ma c’è anche un altro rischio. La “tentazione del gas russo“, che sta tornando a serpeggiare in alcuni ambienti politici europei – compresa l’Italia – come soluzione d’emergenza, evidenzia quanto la disperazione energetica possa minare l’unità dell’Occidente. Se Parigi fallisce, la coesione europea potrebbe essere la prossima vittima, con i singoli Stati che corrono a cercare accordi bilaterali per assicurarsi le ultime gocce di energia rimaste sul mercato. Per Meloni, la sfida è doppia. Da un lato deve garantire che l’Italia non rimanga isolata in un Mediterraneo che rischia di diventare un vicolo cieco commerciale; dall’altro deve mediare tra l’alleato americano, che vede nel blocco uno strumento di pressione geopolitica, e le necessità vitali di un’economia manifatturiera come quella italiana. Il vertice di Parigi è l’ultimo argine prima che il conflitto iraniano travolga le economie di mezzo mondo. E anche un’occasione per l’Europa, rimasta ai margini anche sul conflitto israelo-palestinese, di non essere espulsa da un nodo strategico.

Ok del Senato al decreto Sicurezza: scatta la corsa per il via libera della Camera

L’Aula del Senato ha approvato con 96 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto il decreto Sicurezza. Il provvedimento, che contiene norme come il fermo preventivo per i manifestanti, lo scudo penale che evita (in alcuni casi) agli agenti l’iscrizione iniziale nel registro degli indagati e il divieto di detenzione di coltelli, è ora atteso alla Camera dei deputati per la seconda lettura parlamentare.

Il decreto Sicurezza perderà validità il 25 aprile

Il tempo però stringe: il decreto Sicurezza infatti scadrà – perdendo validità – il 25 aprile. Pertanto Montecitorio dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento entro venerdì 24 aprile. Il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia sul decreto legge, mentre le opposizioni sono determinate a fare ostruzionismo: varato il 24 febbraio, il dl è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. In occasione del voto a Palazzo Madama i senatori contrari al dl hanno mostrato dei cartelli con scritto “Meno sicurezza, meno diritti” e “Zero risorse, zero sicurezza”.

Scivolone di Hegseth: cita Pulp Fiction invece della Bibbia

Nella deriva delirante di Donald Trump e soci sul cristianesimo, Pete Hegseth si è reso protagonista di una clamorosa gaffe. Parlando della missione di soccorso Sandy 1, che a inizio aprile ha riportato in patria due piloti abbattuti e bloccati in Iran, il segretario alla Difesa ha pronunciato una rilettura militare del versetto biblico Ezechiele 25:17: peccato che abbia scelto di modificare la versione fittizia di Pulp Fiction e non quella autentica della Bibbia.

Il versetto recitato dal personaggio di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction

Nel film di Quentin Tarantino il sicario Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson, un attimo prima di uccidere qualcuna delle sue vittime declama il versetto Ezechiele 25:17: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te». In realtà, il vero versetto Ezechiele 25:17 dice soltanto: «Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».

…e quella di Hegseth con i riferimenti alla missione di salvataggio in Iran

Hegseth, pensando evidentemente di citare il vero versetto Ezechiele 25:17 e non la versione molto più lunga di Pulp Fiction, ha detto: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome della fratellanza e del dovere, guida i perduti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furia cieca, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Ovviamente, la clamorosa gaffe di Hegseth Il momento è diventato rapidamente virale online.

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Marco Lollobrigida è il nuovo direttore di Rai Sport

Marco Lollobrigida è il nuovo direttore di Rai Sport. Al giornalista era già stata affidata ad interim la direzione dopo le dimissioni di Paolo Petrecca, seguite alla disastrosa telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Ora il cda dell’azienda ha formulato parere favorevole alla nomina.

Chi è Marco Lollobrigida

Nato a Roma nel 1971, Lollobrigida ha iniziato l’attività giornalistica nel 1994 come inviato e conduttore radio-televisivo, collaborando con emittenti locali e nazionali tra cui Rete Oro, Radio Montecarlo, Radio 105 e Inn. Dal 2001 al 2008 ha collaborato con Rai Sport in qualità di redattore, partecipando alla realizzazione di programmi e rubriche tra cui Basket Sat, Mondiale Sera, Sport Sera, Pianeta D e 40° minuto. Nel corso della sua carriera ha svolto attività di telecronista, conduttore e inviato, seguendo eventi sportivi nazionali e internazionali tra cui Olimpiadi estive e invernali, Campionati Mondiali ed Europei di calcio e tornei Uefa. Tra i programmi che ha condotto in tv vi sono 40° minuto, Domenica Sportiva, 90° minuto, Notti europee e Notti mondiali. In radio invece ha presentato, tra gli altri, Campioni del Mondo, poi rinominato Radio2 nel pallone. Nel 2023 è stato nominato vice direttore della testata Rai Sport, con riconoscimento della qualifica di caporedattore.

Netflix, il co-fondatore Hastings lascia il board dopo 29 anni

Il co-fondatore e presidente di Netflix, Reed Hastings, ha annunciato che non si ricandiderà al consiglio di amministrazione alla prossima assemblea degli azionisti in programma a giugno 2026. Il suo addio arriva dopo 29 anni nel board della società. L’annuncio è arrivato con la trimestrale, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi. Nonostante i conti solidi e sopra le attese, la reazione degli investitori è stata negativa: il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli.

«Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose»

Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di lasciare la presidenza per dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti. «Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio», ha scritto in una nota. «Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione, ma l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire. Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose», ha concluso. L’altro co-fondatore della società, Marc Randolph, aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.

Sondaggi politici, la Supermedia: giù Forza Italia, bene Pd e Lega

La Supermedia Agi/Youtrend del 16 aprile, basata su 10 sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da nove diversi istituti, conferma le tendenze post-referendum. Complici le recenti tensioni interne, Forza Italia cale all’8,3 per cento (-0,7 nel giro di due settimane): il partito non era mai sceso così in basso nei sondaggi negli ultimi due anni. Regge invece Fratelli d’Italia: 28,1 per cento (+0,2). Risale al 7,2 per cento (+0,3) la Lega. Cresce anche il Partito democratico: 22,4 per cento (+0,4). Sostanzialmente stabile il Movimento 5 stelle, che si attesta al 12,8 per cento (-0,1). Alleanza Verdi e Sinistra è dato al 6,2 per cento (-0,2).

Sondaggi politici, la Supermedia: giù Forza Italia, bene Pd e Lega
Stretta di mano tra Matteo Salvini e Elly Schlein (Imagoeconomica).

Tra i partiti ‘minori’, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sembra essere quello messo meglio, con un 3,5 per cento (+0,2). Seguono Azione al 2 per cento (-0,1), Italia Viva al 2,5 per cento (+0,2), +Europa stabile all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend vede ancora avanti il campo largo (45,4 per cento) sul centrodestra (44,7 per cento).

Fmi: «Europa sfiora la recessione e rischia inflazione al 5 per cento»

Con la chiusura dello Stretto di Hormuz l’Unione europea potrebbe «sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5 per cento». È l’allarme lanciato dal capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer, in un’analisi sull’Imf Blog. «Nessun Paese europeo ne è immune», si legge nel report, motivo per cui la regione «deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza». Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medio Oriente, «sta pesando sulla crescita e spingendo l’inflazione al rialzo». L’Fmi stima l’inflazione 2026 al 2,8 per cento rispetto al 2,5 per cento del 2025.

«Imprudente blocco prezzi o taglio accise sui carburanti»

Il Fondo mette inoltre in guardia gli Stati europei da manovre di sostegno contro lo shock energetico, osservando che «alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia». La tentazione è «di limitarsi a bloccare l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti». Sono, tuttavia, «misure imprudenti».

Il direttore dell’Ice rassegna le dimissioni

Todd Lyons, direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) da marzo del 2025, lascerà l’incarico il 31 maggio maggio. Lo ha annunciato Markwayne Mullin, segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna: non sono state comunicate le motivazioni delle dimissioni, né chi prenderà il suo posto. Com’è noto, l’agenzia federale Usa che si occupa del controllo dell’immigrazione negli ultimi mesi è stata al centro dell’attenzione (e delle critiche) per i metodi brutali dei suoi agenti.

Il direttore dell’Ice rassegna le dimissioni
Todd Lyons (Ansa).

Lyons era entrato nell’Ice nel 2007

Entrato nell’Ice nel 2007 come agente in Texas dopo un passato nell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America, Lyons aveva assunto la direzione ad interim dell’agenzia il 9 marzo 2025. Sotto la sua guida l’Ice ha condotto retate e arresti di massa senza mandato, ordinati dall’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem. Durante un’operazione a Minneapolis era stata uccisa Renee Good, che aveva avuto un alterco con degli agenti. Poi, nella stessa città, era stato ammazzato – dalla Border Patrol Alex Pretti. Lyons, finito sotto pressione, aveva appena testimoniato davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, rispondendo (tra le altre cose) alle domande dei legislatori sul numero senza precedenti di morti sotto la custodia dell’Ice, una cinquantina da inizio anno. Una settimana fa, durante il Border Security Expo 2-25 a Phoenix, parlando dei piani futuri dell’Ice Lyons aveva parlato degli immigrati come di pacchi da spedire, annunciando la volontà di trasformare il sistema delle espulsioni in qualcosa di «simile ad Amazon Prime», con camion che raccolgono i clandestini. Dopo l’addio all’agenzia, Lyons passerà al settore privato.

Trump attacca ancora l’Italia, questa volta per Sigonella

«L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, commentando un articolo del Guardian intitolato “L’Italia nega l’uso della base area in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran“. La vicenda com’è noto, risale a fine marzo, e anche l’articolo il pezzo del quotidiano britannico: post a scoppio ritardato per Trump.

Gli altri attacchi di Trump all’Italia (e a Meloni)

Fatto sta che Trump è tornato ad attaccare l’Italia e il suo governo. Nell’ultimo post sul Truth, il presidente Usa di fatto se la prende col ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha negato l’uso di Sigonella. Nei giorni scorsi, il tycoon ha puntato a più riprese il dito contro Giorgia Meloni, che aveva preso le parti di papa Leone XIV dopo le accuse di The Donald al pontefice. «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei», ha detto Trump riferendosi a Meloni, in passato riempita di complimenti. Poi il nuovo affondo: «Non c’è più lo stesso rapporto con chi nega aiuto».

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Trump attacca ancora l’Italia, questa volta per Sigonella
Giorgia Meloni e Donald Trump (Ansa).

Iniziata la tregua di 10 giorni tra Israele e Libano

Alla mezzanotte di venerdì 17 aprile 2026, ora locale, in Libano è entrato in vigore una tregua di 10 giorni che sospende temporaneamente i combattimenti tra Israele e i miliziani di Hezbollah. Spari in aria hanno festeggiato l’entrata in vigore del cessate il fuoco a Beirut. Secondo il Dipartimento di Stato Usa, durante questo periodo lo Stato ebraico manterrà il diritto di «adottare tutte le misure necessarie per l’autodifesa», ma non condurrà operazioni offensive contro obiettivi libanesi via terra, aria o mare.

Meloni: «Eccellente notizia»

«L’annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele è un’eccellente notizia e mi congratulo con i governi libanese e israeliano per aver raggiunto questo importante risultato grazie alla mediazione degli Stati Uniti», ha scritto la premier Giorgia Meloni. «È ora fondamentale che il cessate il fuoco sia pienamente rispettato. Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele e rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese. Auspico inoltre che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per il successo dei negoziati tra Israele e Libano portando ad una pace piena e duratura. In questo quadro l’Italia continuerà a fare la sua parte contribuendo al mantenimento della pace lungo la Linea Blu attraverso il suo contingente militare in Unifil, missione Onu di cui detiene il comando, e a sostenere la sovranità libanese anche attraverso il rafforzamento delle forze armate libanesi».

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti

Una manifestazione per chiedere «pace e sicurezza» e dare la sveglia all’Europa affinché permetta ai singoli Stati di agire con sostegni economici per imprese e famiglie prima che sia troppo tardi. La Lega scende in piazza per la prima grande manifestazione da quando è al governo.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Matteo Salvini a un gazebo della Lega (Imagoeconomica).

A Milano tornano anche i trattori

Il partito di Matteo Salvini rincorre l’eco del passato. In piazza Duomo a Milano con i Patrioti europei, “Senza paura” cerca di replicare le grandi manifestazioni degli anni scorsi, come quella del 2014, “Stop invasione”, sempre nel capoluogo lombardo, contro il governo Renzi, l’operazione Mare nostrum e l’immigrazione irregolare. Oppure quella del febbraio 2015 a Roma, sempre contro Renzi, per la prima volta insieme con CasaPound. O ancora l’8 dicembre del 2018, “L’Italia rialza la testa”, nella Capitale, per celebrare i successi del governo con i 5 stelle. E la più nota, quella della chiusura della campagna elettorale delle Europee del 2019, con il giuramento di Salvini sul Vangelo davanti a un’affollata piazza Duomo milanese. Il tragitto è sempre lo stesso: si parte da piazza Oberdan alle porte dell’area C e si arriva sotto la Madonnina. Tornano persino i trattori (20 ne ha annunciati Salvini) con gli agricoltori, azzoppati dal caro energia, ad aprire e chiudere il corteo.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti

È scattata l’operazione riempi-piazza

«Ma altro che trattori», è lo sfogo di un big che interpreta il sentimento di segretari regionali, provinciali e tutti gli eletti, martellati da settimane. «Qui per far ‘schiodare’ la gente da casa ci servivano le gru», aggiunge. «Sarà per la guerra e perché la gente fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ma mai avevo incontrato così tante resistenze a partecipare tra i nostri». Da settimane il tam tam di via Bellerio è assillante: Salvini chiama, chiede, pretende un censimento accurato di chi sarà presente. Il partito certo non è arrivato con le gru, ma ha messo a disposizione centinaia di pullman gratuiti da tutte le province. La macchina si è messa in moto soprattutto al Nord. E il segretario non si è risparmiato, impegnandosi nelle ultime ore prima della manifestazione in un tour de force di interviste a radio e tv.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Matteo Salvini durante una conferenza stampa in via Bellerio (Imagoeconomica).

Il momento no dell’internazionale sovranista

Il risultato di questa campagna dovrebbe portare a un afflusso di almeno 5.000 persone in piazza, è stato calcolato dalla Lega. Insomma, non un pienone (piazza Duomo contiene 10 mila persone) ma, viste le premesse, per i leghisti sarebbe una sfida vinta. Anche perché non è facile organizzare manifestazioni di questo tipo quando si è al governo, e non all’opposizione, soprattutto quando ci sono due guerre in corso, è il commento generale. Se poi sul palco si alterna l’internazionale sovranista, che, con Donald Trump, ha portato a questo caos, la manifestazione leghista sembra quasi un miracolo.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Matteo Salvini durante una conferenza stampa in via Bellerio (Imagoeconomica).

Dal Veneto di Stefani scarseggiano le adesioni

E forse lo è se si origlia alle porte delle stanze del partito. Per esempio, c’è chi fa notare che dal Piemonte dovrebbero arrivare circa 500 militanti. Più del doppio le presenze dalla Lombardia. E dal Veneto? Ecco, dalla Regione presieduta dal pupillo di Salvini, Alberto Stefani, fino a pochi giorni fa le adesioni arrivate erano solo 300. Uno scandalo per i leghisti non veneti. Se ne sarebbe lamentato anche il segretario.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani (Ansa).

Quel sospetto di boicottaggio interno…

E poi c’è quella storia della “squadra di controllo” che avrebbe messo su la fronda anti-Romeo in Lombardia. I tre componenti del team avrebbero proceduto a un lungo giro di telefonate ai militanti lombardi per verificare la loro presenza o i motivi dell’eventuale assenza alla manifestazione. Telefonate già fatte dai segretari provinciali e da quello regionale, il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Di cui evidentemente non si fidano. Non è chiaro se l’operazione ‘Stasi’ sia stata ispirata da Salvini o sia autonoma. Nel primo caso sarebbe grave se il segretario avesse pensato che qualcuno in Lombardia stia remando contro di lui tanto da cercare di boicottare la manifestazione. Ma queste ormai sono storie di ordinario veleno in via Bellerio.

Salvini porta la Lega in piazza Duomo tra pullman, trattori e sospetti
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Cinema: Il primo teaser trailer di Godzilla Minus Zero porta il kaiju negli States

Il primo teaser trailer di Godzilla Minus Zero porta il kaiju negli States

Come il precedente capitolo, anche questo è scritto e diretto da Takashi Yamazaki

Godzilla sbarca a New York… di nuovo. Stavolta, però, non si tratta di un nuovo capitolo dello statunitensissimo MonsterVerse di Legendary, ma di Godzilla Minus Zero, sequel del ben più nipponico Godzilla Minus One, film del 2023 prodotto da Toho Studios con regia, sceneggiatura ed effetti speciali firmati da Takashi Yamazaki. Dopo aver vinto un Oscar nella categoria migliori effetti speciali (primo film non anglofono a conquistarla), il Godzilla di Yamazaki è adesso pronto a conquistare gli USA in una forma ben più aggressiva. Guarda il video: GODZILLA... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 17 aprile 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»

Dal Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Donald Trump, criticando i «leader che spendono miliardi in guerre» e denunciando inoltre che il mondo «è devastato da una manciata di tiranni». Il pontefice ha anche detto: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia». Insomma, il pontefice non ha fatto “quel” nome, ma è come se l’avesse fatto.

LEGGI ANCHE: Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»
JD Vance e Donald Trump (Imagoeconomica).

Gli attacchi rivolti al papa da Trump e Vance

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si è schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale è arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?».

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Mi si nota di più se attacco Donald Trump a muso duro o se mi smarco parzialmente? L’Ecce Bombo di Matteo Salvini va avanti da settimane. Almeno da quando il capo della Casa Bianca ha iniziato quella «stramaledetta guerra» contro l’Iran, come l’ha definita il leghista. Da lì tutto è cambiato.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini in versione Ecce Bombo (Immagine realizzata con l’IA).

La solidarietà tardiva a Giorgia Meloni

In via Bellerio, ancor prima di perdere il referendum, erano certi che il centrodestra sarebbe stato fortemente danneggiato dagli effetti dell’escalation in Medio Oriente. E quindi via all’operazione di smarcamento progressiva, ancor prima che fosse costretta ad avviarla Giorgia Meloni. Ora che la premier è stata netta dopo l’attacco di Trump al Papa, Salvini smorza un po’. Pochi se ne sono accorti ma il leader leghista è stato l’ultimo a esprimere solidarietà a Meloni per l’intervista al Corriere della Sera in cui il presidente Usa si diceva «scioccato» dal mancato coraggio della premier. Martedì, il giorno dell’intervista, il leghista è rimasto in assoluto silenzio. La solidarietà a Meloni è arrivata solo in conferenza stampa a mezzogiorno del giorno dopo, sollecitata dalla domanda di un cronista.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Ansa).

La Lega è divisa sulla linea da tenere con Trump

Questo perché sulla linea da adottare con Trump il dibattito nel partito è ancora acceso. Se ne è parlato nella riunione del consiglio federale. I big si sono divisi tra quelli più tranchant dopo l’attacco al Papa, come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, e quelli che vorrebbero adottare una linea più soft, come i capigruppo di Camera e Senato. Insomma – è il ragionamento di Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – abbiamo sostenuto Trump fin dal 2016, festeggiato l’approdo di un sovranista alla Casa Bianca, e ora che si comporta da sovranista non possiamo rinnegare di punto in bianco la nostra collocazione. Occorre essere più cauti. La discussione è aperta nel partito. Ed è così che se ci sono giornate in cui il segretario si lascia andare alla critica, poi cerca di rimediare nelle ore successive.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Salvini ha preso le distanze anche dall’amico Bibi

Diversamente dai vertici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, allo stato molto assorbiti dalle vicende interne di partito, gli ex lumbard hanno ancora un confronto assiduo con il territorio, il mondo produttivo, le partite Iva, gli artigiani, la ‘vecchia’ base. E dai sondaggi delle settimane scorse il verdetto è arrivato inappellabile: contro Trump e contro la guerra. La sentenza contro chi appoggia il conflitto è così netta che Salvini, premiato meno di un anno fa come politico «miglior amico di Israele» da alcune associazioni ebraiche alla presenza dell’ambasciatore di Tel Aviv, ha preso le distanze persino da Benjamin Netanyahu. Dall’amico israeliano, il capo leghista era volato a febbraio 2025, quando già da un anno la Corte internazionale di giustizia parlava di «genocidio» della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza (più prudente Meloni che non si è fatta fotografare con Netanyahu dal 2023).

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Benjamin Netanyahu nel 2025 (Imagoeconomica).

Mentre il sovranismo arranca, a Milano si ritrovano i Patrioti

Ma ora, appunto, tutto è cambiato. Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo del memorandum di collaborazione con Israele nel settore della difesa e la giravolta si è completata. Messo in un cassetto l’impopolare Trump con la scusa dell’attacco al Papa, e abbandonato anche Netanyahu, di amici ‘scomodi’ al leghista resta Viktor Orbán, azzoppato però dalla sconfitta alle elezioni in Ungheria. E in un contesto di grande difficoltà del sovranismo mondiale, in tempi in cui le guerre alle porte dell’Europa stanno producendo gravi conseguenze alle economie del Continente, non è facile mobilitare i militanti sotto la bandiera dei Patrioti europei il 18 aprile. Con quale messaggio, idea o progetto, poi? La manifestazione era stata lanciata da Salvini al raduno di Pontida, lo scorso settembre. Parola d’ordine: «Difesa dei valori dell’Occidente», dopo l’uccisione del ‘trumpista’ Charlie Kirk. L’evento avrebbe dovuto tenersi il giorno di San Valentino, poi è stato posticipato per la coincidenza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Col passare dei mesi tutto è cambiato e di Kirk, in Italia, non parla più nessuno. Ma la manifestazione organizzata dal gruppo a Strasburgo era convocata e si deve tenere.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini a un gazebo della Lega (Imagoeconomica).

L’Europa torna a essere il nemico

A sostegno del leghista saranno presenti, tra gli altri, il primo ministro ceco Andrej Babis, tra gli uomini più ricchi del Paese, una sorta di Silvio Berlusconi di Bratislava (dove è nato), l’anti-Islam Geert Wilders e il francese Jordan Bardella che, da poco “paparazzato” da Paris Match con l’ereditiera Maria Carolina di Borbone, potrebbe essere il candidato del Rassemblement National alle prossime presidenziali francesi. Attesi i messaggi di Marine Le Pen e Santiago Abascal di Vox, la manifestazione dovrebbe essere incentrata sui temi dell’economia e sulla richiesta di maggiore flessibilità europea in questo momento di difficoltà economica. Nel dubbio se smarcarsi troppo o troppo poco da Trump, intanto si preferisce attaccare l’Europa.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini. Il segretario della Lega aveva denunciato l’autore di Gomorra per averlo chiamato «ministro della malavita» nel 2018, in risposta ad alcuni post in cui l’allora titolare del Viminale polemizzava sulla scorta allo scrittore. A distanza di otto anni, il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Saviano a Salvini nel 2018

«Le parole pesano, e le parole del ministro della malavita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia», aveva detto Saviano, che avrebbe poi ripetuto negli anni la stessa espressione. Lo scrittore ha sempre affermato che la sua critica a Salvini nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare la tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.

Saviano: «Salvini mi ha perseguitato per anni»

Dopo la sentenza, Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».

Usa: «Pronti a combattere se l’Iran rifiuta l’accordo»

Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari nel caso in cui l’Iran rifiuti un accordo. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth a pochi giorni da un possibile secondo round di negoziati. Hegseth ha inoltre sostenuto che gli Usa stiano controllando il traffico nello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran «non ha più una marina militare», aggiungendo che Washington manterrà il blocco navale «per tutto il tempo necessario», a meno che gli iraniani «non scelgano saggiamente». «Se sceglieranno male, allora si troveranno di fronte a un blocco e a bombardamenti contro infrastrutture, energia e settore energetico». Quindi la minaccia diretta: «Prego che scegliate un accordo alla vostra portata, per il bene del vostro popolo e del mondo».